Il valore educativo della letteratura

Il valore educativo della letteratura

Scritto il 02/12/2022
da Redazione

Se è vero, come sostiene Daniel Taylor, che ognuno è il prodotto delle storie che ha ascoltato, vissuto e non vissuto, allora è importante che i contesti educativi e formativi diano spazio ad una narrazione di qualità che possa accompagnare l’individuo nel suo percorso di crescita. La favola, e in generale la narrativa, vengono a configurarsi come uno spazio-tempo adeguato in cui costruire la propria visione e la propria conoscenza e in cui esperire il proprio sé all’interno di un contesto protetto; è un ambiente che, come sostiene lo psicologo e pedagogista G. Petter, svolge un ruolo molto importante nello sviluppo psicologico e cognitivo del bambino, in particolare sugli aspetti del linguaggio, sulla sfera emotivo-affettiva e sulla socialità.

Quell'importante strumento educativo che sono le favole

Gli strumenti che vengono utilizzati nel mondo dell’educazione sono numerosi e spendibili in modo diverso e creativo; riflettere su quanto abbiamo a disposizione è necessario per utilizzare questi strumenti sfruttandone le loro potenzialità nella relazione con l’altro. Tra questi vi è la letteratura.

Per migliorare noi stessi e il mondo è necessario riflettere e pensare, non accettare acriticamente opinioni e idee, percorrere le strade delle scienze anche umanistiche. Soprattutto è necessario essere disposti a decentrarsi, avere il coraggio di cambiare, di innovarsi, di rimettersi in discussione (Silvia Blezza Picherle)

Riflettere, pensare, essere disposti a decentrarsi, avere il coraggio di cambiare. La Prof.ssa Silvia Blezza Picherle, ricercatrice e docente esperta di educazione e letteratura per l’infanzia presso l’Università degli Studi di Verona, ci dà il benvenuto con questa frase nel suo sito web “Raccontare ancora”, ottimo punto di riferimento per coloro che si interessano di letteratura per l’infanzia, promozione della lettura, educazione e cultura.

Questi ultimi due grandi temi, l’educazione e la cultura, si accompagnano arricchendosi vicendevolmente: la parola “educare” deriva dal latino “educere” che significa “trarre fuori”; la parola “cultura” deriva dal latino “cultus”, participio passato del verbo “coltivare”.

L’etimologia di queste due parole porta a riflettere su quanto l’una possa influire sull’altra: entrambe ci rimandano immagini di movimento che si riferiscono alle possibilità di sostenere una persona nel far emergere quelle che sono le sue competenze, i suoi interessi, le sue emozioni e i suoi pensieri.

Il celebre scrittore C. S. Lewis, nel 1943, pronuncia pubblicamente la frase:

Il compito dell’educatore moderno non è quello di diradare giungle ma d’irrigare deserti, una frase ancora oggi attuale che rimanda proprio alle parole “educazione” e “cultura”: l’immagine metaforica del deserto da irrigare rappresenta, infatti, il processo di scoperta e valorizzazione del sé che l’educatore, con le sue competenze professionali, è tenuto quotidianamente a perseguire, non impartendo insegnamenti ma accompagnando l’individuo nel processo di crescita

L’età evolutiva è il momento in cui si interiorizzano una vasta gamma di norme, valori, tradizioni e modi di vedere il mondo, periodo in cui inizia a prender forma la cultura di riferimento.

C. Souza, scrittrice e sociologa con specializzazione in psicopedagogia, in un suo articolo in cui analizza la cultura dei bambini, fa riferimento alle grandi novità portate nel campo educativo dalla ricerca dell’epistemologo svizzero J. Piaget.

In particolare, regala l’assunto, dopo di lui incontestabile, che il pensiero infantile sia qualitativamente differente da quello dell’adulto, differenza che emerge principalmente da una concezione ludica della realtà: il mondo esiste per i bambini nella misura in cui è possibile giocarci, traendo dagli oggetti piacere e armonia. Il gioco sarà, allora, la forma d’interazione per eccellenza del bambino con ciò che lo circonda.

In ambito educativo ci si sofferma sull’importanza del gioco nella vita del bambino e su come sfruttarlo per l’apprendimento, ma bisogna prestare attenzione a non trascurare le numerose conoscenze che accompagnano la vita del bambino e che non prenderemmo in considerazione concentrandoci unicamente sull’aspetto ludico.

Ciascun bambino fa esperienza in modo individualizzato collegando ciò che vive a quello che conosce, alla sua cultura di riferimento che verrà nutrita di queste nuove conoscenze ed è quindi in continua evoluzione.

Tra gli strumenti di cui potrebbe disporre il professionista che si occupa di educazione per “coltivare” e “tirare fuori” i pensieri, le riflessioni, i valori e le competenze dei bambini vi è la letteratura.

Di fatto la letteratura per l’infanzia inizia con il genere della fiaba, tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700, quando questa narrazione che era sempre stata per adulti inizia a rivolgersi anche ai bambini. La fiaba si distingue dalla favola, genere che nasce nel IV secolo a.C. con lo scrittore greco Esopo caratterizzato da brevi componimenti in versi il cui scopo era quello di comunicare in modo esplicito una morale comune che potesse essere tramandata e/o rafforzata; tendenzialmente i personaggi di questi racconti sono animali che impersonificano caratteristiche e vizi degli uomini, alcuni esempi sono “La volpe e l’uva” e “La cicala e la formica” di Esopo. La fiaba, invece, è la narrazione di fatti irreali e meravigliosi con personaggi, sia animali che umani, che quasi sempre non hanno un reale riscontro con la realtà.

Entrambi i generi sono stati dei sovversivi per trattare alcune problematiche sociali, mezzi attraverso cui tramandare una cultura in modo più o meno consapevole e trasmettere attraverso la scelta delle parole, dello stile e delle figure retoriche, valori e concetti.

Gli studi psicanalitici, in particolare quelli di Bettelheim, danno importanza all’evoluzione della favola che sa parlare alla mente del bambino in modo simbolico e mai esplicito, lasciando quindi all’ascoltatore la libertà di lavorare con la sua fantasia e di proiettare sui personaggi quelle che sono le sue idee, paure e immaginazioni. Ciò che unisce educazione, cultura e letteratura è quindi la concezione di libertà nella scoperta e rispetto dei diritti del bambino che attraverso la lettura di storie e racconti viene valorizzata e arricchita.

Dobbiamo tener conto di un fattore importante: quando leggiamo un racconto si sviluppa in noi un processo identificativo, cioè ci identifichiamo con uno o più personaggi della storia e l’evolversi di questo soggetto ci guida verso la sperimentazione delle emozioni che scaturiscono in noi vivendo la sua posizione nel racconto.

Le ricerche di Singer del 2006 hanno evidenziato che l’utilizzo spontaneo delle immagini mentali nei bambini durante le attività ludiche permette un maggiore sviluppo delle competenze creative anche in età adolescenziale o adulta; questo ci permette di comprendere l’importanza di proporre ai bambini delle storie che possano fornire loro immagini mentali utili per visualizzare mentalmente alcune conseguenze delle situazioni che altrimenti sarebbero più difficili da individuare.

Recentemente, gli studiosi Kaneklin e Scaratti hanno ribadito il valore della narrazione come strumento indispensabile per la costruzione di significati e per la facilitazione dei processi di cambiamento sociale ed organizzativo. Se è vero, come sostiene Daniel Taylor, che ognuno è il prodotto delle storie che ha ascoltato, vissuto e non vissuto, allora è importante che i contesti educativi e formativi diano spazio ad una narrazione di qualità che possa accompagnare l’individuo nel suo percorso di crescita.

La favola, e in generale la narrativa, vengono a configurarsi come uno spazio-tempo adeguato in cui costruire la propria visione e la propria conoscenza e in cui esperire il proprio sé all’interno di un contesto protetto; è un ambiente che, come sostiene lo psicologo e pedagogista G. Petter, svolge un ruolo molto importante nello sviluppo psicologico e cognitivo del bambino, in particolare sugli aspetti del linguaggio, sulla sfera emotivo-affettiva e sulla socialità.

L’evoluzione degli studi pedagogici ha permesso di diffondere un’immagine del bambino rispettosa della sua individualità e dei suoi diritti: non è più considerato come un piccolo adulto a cui dover impartire un modello, ma come un mondo a sé stante, con propri bisogni, potenzialità e risorse, un individuo in continua formazione ed evoluzione.

Per questo è utile sapere che la letteratura per l’infanzia oggi può essere un vero e proprio strumento educativo capace di nutrire molteplici aree dello sviluppo, quali: l’immaginazione, la creatività, l’attribuzione di significati, la generalizzazione, la riflessione e la capacità di astrazione. Essa è altresì importante dispositivo per l’acquisizione di competenze sociali e relazionali, in quanto mette in relazione l’intrapsichico con la realtà circostante, adattandosi e allineandosi ai suoi bisogni contingenti e ai suoi linguaggi sempre nuovi.

Letteratura per l’infanzia, tra linguaggio della fantasia e quello della realtà

Quello della fantasia è il linguaggio che il bambino conosce più di tutti e che sperimenta quotidianamente attraverso il gioco, ma si parla anche il linguaggio della realtà con le sue luci e le sue ombre, come le preoccupazioni e le paure dell’uomo che il bambino percepisce vicine.

Il linguaggio chiaro e ben studiato accompagna il bambino a generare pensiero verso nuove e possibili soluzioni, lascia spazio al commento, rappresenta un’altra occasione per la costruzione della teoria della mente attraverso il racconto delle intenzioni, delle emozioni e delle idee dei protagonisti del racconto.

La dimensione fantastica e immaginaria, come ricorda il poeta e scrittore italiano Gianni Rodari, è la condizione che determina l’apprendimento in quanto risulta essere base necessaria per uno sviluppo ottimale della personalità. Questo è uno dei motivi per cui molte delle favole che l’autore racconta ai bambini non hanno un vero e proprio finale: in questo modo i più piccoli sono stimolati all’esercizio creativo e all’immaginazione.

Si afferma, quindi, che la letteratura per l’infanzia può essere uno strumento importante in ambito educativo ma lo è laddove si parla di letteratura di qualità, rispettosa dei diritti dell’infanzia. Ancora oggi, purtroppo, l’editoria pubblica storie che non accompagnano i bambini alla scoperta e non fanno sorgere in loro delle domande ma che danno risposte, limitando così le loro possibilità di crescita del pensiero riflessivo e la loro libertà nella costruzione di valori e ideali.

Un chiaro esempio è la caratterizzazione dei personaggi in base al genere: maschio e femmina, uomo e donna, da sempre rivestono una simbologia che richiama ad un codice di comportamento. Ognuno, quando nasce, ha già dei comportamenti socialmente attesi sulla base del genere a cui appartiene; cosa che non dà modo di esprimere in totale libertà il proprio sé. Inoltre, il fatto che esistano dei modelli prestabiliti ha avuto come conseguenza, soprattutto nella società moderna, la creazione di differenziazioni che hanno contribuito alla formazione di stereotipi e pregiudizi disfunzionali che, per certi versi, hanno ostacolato il progredire umano della società, ad esempio nell’affermazione della figura femminile.

Altri esempi sono: il concetto di bello solitamente legato alla ricchezza e quello di brutto affiancato a condizioni di umiltà o etnia; il ruolo già dato alle diverse figure nel contesto familiare: la mamma deputata a prendersi cura dei figli; l’idea di amore basato unicamente sul lieto fine che tiene lontane le ombre della vita; adulti direttivi che detengono il potere osservando attentamente il rispetto alle regole da loro dettate.

I personaggi delle storie di qualità sono, invece, personaggi autentici, non stereotipati; le storie non hanno come scopo primario quello di insegnare qualcosa e le situazioni raccontate nella loro quotidianità e semplicità accompagnano il bambino alla scoperta della crescita.

Regalare ai bambini l’opportunità di approcciarsi alla lettura di qualità permette loro di: arricchire l’immaginario personale, abituarsi ad un ascolto attento e profondo del testo letterario, consolidare competenze critico interpretative esplorando il testo in profondità̀ e favorire una lettura autonoma, scorrevole e fluida. Queste possono essere modalità eccellenti per fornire loro più chance di costruire in modo originale il progetto di vita.

Proprio perché l’educazione accompagna nella costruzione dei progetti di vita, i professionisti di questo ambito possono cogliere nella letteratura uno strumento di valore per l’emergere di riflessioni e potenzialità.

Articolo* a cura di:

  • Martina Viola: laureata in Educazione Professionale c/o l’Università degli Studi di Milano, attualmente è studentessa c/o il CdL magistrale in Scienze Pedagogiche dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e attualmente lavora presso il CTRS per l’autismo Mafalda Luce della Fondazione R. Piatti. Collabora con il Prof. Carlo Scovino nella redazione di articoli su temi relativi alla salute mentale e all’educazione, è correlatrice di tesi per gli studenti CdL in Educazione Professionale. A marzo 2022 ha terminato il Corso di Aggiornamento Professionale presso l’Università degli Studi di Verona in Promozione della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza
  • Michela Cappelletti: studentessa in formazione dell’Università degli Studi di Milano - il CdL in Educazione Professionale. Da alcuni anni si interessa allo studio epistemologico relativo alla funzione della letteratura in ambito educativo. È inoltre interessata ad approfondire il tema della salute mentale in ambito educativo

*Questo articolo è stato redatto grazie alla preziosa consulenza del pedagogista Prof. Carlo Scovino, professionista e scrittore che da anni si occupa di educazione, formazione e diritti umani anche come membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Nazionale Educatori Professionali (ANEP).