Toxoplasmosi in gravidanza

Toxoplasmosi in gravidanza

Scritto il 29/10/2019
da Ilaria Campagna

In Italia nascono in media ogni anno 300-350 neonati che manifestano sintomi medio-gravi di infezione congenita da Toxoplasma Gondii e più di 2 milioni in Europa. La Toxoplasmosi è una delle malattie infettive che, insieme a Rosolia, Cytomegalovirus ed Herpes Simplex, fanno parte del complesso chiamato TORCH (la O sta invece per “others” ossia altre malattie che se si possono contrarre durante la gravidanza). Il rischio di trasmettere la Toxoplasmosi al feto durante la gravidanza dipende dal fatto che nella maggior parte dei casi è asintomatica e rimane pertanto non diagnosticata. Per evitare tale rischio è fondamentale effettuare un test di screening prima del concepimento o comunque all’inizio della gestazione (prime 8 settimane) per capire se si è o meno immuni alla Toxoplasmosi.

Test di screening Toxoplasmosi

Il test consiste in un semplice esame del sangue chiamato Toxo-test e permette, sulla base dei risultati, di classificare le donne in tre categorie: protetta, suscettibile, a rischio.

Dal momento che l’infezione induce la produzione di immunoglobuline nel corpo a seconda della fase in cui si trova - IgM nella prima fase di malattia e IgG nella fase successiva - non solo permette di verificare la presenza o l’assenza di anticorpi nel sangue, ma anche la fase dell’infezione e quindi se si è ancora nella fase di rischio.

Se i risultati del test evidenziano la positività per IgG specifiche si ha quindi un’immunità permanente data da una precedente infezione; se invece sia le IgG sia le IgM specifiche sono negative, vuol dire che la donna è suscettibile all’infezione, pertanto l’esame andrà ripetuto ogni mese (in Italia è a carico del Servizio Sanitario Nazionale) o almeno altre due volte nel corso della gravidanza (settimane 20 e 36).

Infine, nel caso di positività per IgM, la presenza di infezione è solamente sospetta e saranno necessari ulteriori esami per la diagnosi di Toxoplasmosi.

Conseguenze della Toxoplasmosi in gravidanza

Se una donna in gravidanza contrae la Toxoplasmosi e non viene curata, c’è la possibilità che trasmetta l’infezione al feto (40% dei casi), con il rischio di aborto spontaneo, ritardo di crescita intrauterina, nascita prematura, con gravi sequele o con neonato morto.

Se invece la Toxoplasmosi viene contratta prima della gravidanza di solito non viene trasmessa al feto, poiché la donna - a meno che non abbia un sistema immunitario compromesso - ha sviluppato un’immunità permanente; tuttavia, se si programma una gravidanza è bene aspettare circa sei mesi dall’infezione.

I possibili danni da Toxoplasmosi in gravidanza sono infatti piuttosto seri, anche se la loro entità varia in base al periodo in cui è stata contratta l’infezione:

  • Periodo del concepimento: le probabilità di passare l’infezione al feto sono molto basse (5%)
  • Primo trimestre di gravidanza: le probabilità che accada (circa 17%) sono basse tuttavia, il rischio di aborto spontaneo è alto e i possibili danni al feto piuttosto gravi, poiché i suoi organi sono ancora in formazione
  • Secondo e terzo trimestre di gravidanza: le probabilità di trasmissione sono maggiori (65-90%, specialmente nelle ultime 3 o 4 settimane di gestazione), ma le possibili conseguenze sono meno gravi poiché il feto è già formato. Nella quasi totalità dei casi (90%) questi neonati non hanno sintomi alla nascita, ma li sviluppano nel corso dei mesi o addirittura degli anni successivi. Al contrario i prematuri oppure i nati a termine piccoli per età gestazionale sviluppano i sintomi già alla nascita o poco dopo

I possibili sintomi di infezione congenita (in caso di gravidanza portata a termine) da Toxoplasma Gondii sono:

  • Basso peso alla nascita
  • Febbre
  • Linfonodi gonfi
  • Ittero
  • Toxoplasmosi oculare con perdita della vista
  • Eruzione cutanea
  • Anemia
  • Epatomegalia o splenomegalia
  • Idrocefalo o microcefalia
  • Petecchie

In presenza di problemi a carico del sistema nervoso centrale possono presentarsi anche:

  • Convulsioni
  • Calcificazioni cerebrali
  • Ipotono
  • Disabilità intellettiva
  • Ritardo psicomotorio
  • Perdita dell’udito
  • Difficoltà di alimentazione

Diagnosi della Toxoplasmosi in gravidanza

La diagnosi per valutare se il feto è stato contagiato può essere effettuata mediante:

  • Amniocentesi: viene effettuata tra la 15 e la 20 settimana di gravidanza ed è utile a evidenziare l’eventuale presenza del parassita nel liquido amniotico
  • Ecografia: può evidenziare la presenza di alcuni segni indicativi di Toxoplasmosi come l’accumulo di liquidi nel cervello (Idrocefalo). Questo esame non esclude però del tutto la presenza dell’infezione, di conseguenza il neonato dovrà essere sottoposto a ulteriori esami durante il primo anno di vita

Trattamento antibiotico in gravidanza

In gravidanza la diagnosi precoce di Toxoplasmosi è fondamentale per mettere in atto tutti gli interventi terapeutici necessari. Senza un adeguato trattamento, infatti, 8 o 9 neonati su 10 (85%) possono sviluppare problemi nel corso della vita, anche se non mostrano sintomi alla nascita.

L’antibiotico utilizzato per impedire che la donna contagi il feto, o per trattare un feto già contagiato, è la spiramicina. L'obiettivo è quello di tenere sotto controllo la malattia e ridurre il rischio di problemi neurologici.

Nel secondo e terzo trimestre di gravidanza si utilizzano invece primetamina e sulfadiazina in combinazione - non prima perché avrebbero un effetto teratogeno - con il supplemento di acido folico.

Questi antibiotici, infatti, possono interferire con la formazione del sistema nervoso centrale del feto e causare anche piastrinopenia.

Prevenzione della Toxoplasmosi in gravidanza

Prevenire l’infezione nella donna in gravidanza e di conseguenza la sua trasmissione al feto è di fondamentale importanza. Oltre alle misure di prevenzione valide anche per la popolazione generale, quelle aggiuntive a cui devono attenersi le donne in gravidanza sono:

  • Evitare i salumi crudi: salame, salsiccia, prosciutto, speck, lonza, pancetta, capocollo, bresaola etc.
  • Evitare di mangiare uova fresche crude
  • Affidare la pulizia della lettiera del gatto ad altri o in alternativa utilizzare guanti monouso, avendo cura di lavare a fondo le mani con acqua e sapone subito dopo
  • Tenere lontano il proprio gatto dalle aree di conservazione dei cibi
  • Evitare che il proprio gatto entri in contatto con gatti randagi potenzialmente contaminati dall’assunzione di carni infette
  • Non toccare gatti randagi.