Radioprotezione in terapia con iodio-131: ruolo dell’infermiere per pazienti, caregiver e operatori

Scritto il 24/02/2026
da Francesco Prutti

Il carcinoma tiroideo è il tumore endocrino più frequente e rappresenta circa il 3–5% di tutte le neoplasie maligne. È 2–3 volte più comune nel sesso femminile, con maggiore incidenza tra i 30 e i 50 anni, mentre negli uomini si presenta più frequentemente tra i 40 e i 60 anni e con forme talvolta più aggressive. Le forme differenziate (papillare e follicolare) costituiscono oltre l’85% dei casi e sono caratterizzate da buona prognosi. In questo contesto, la terapia con iodio radioattivo (^131I) rappresenta un trattamento adiuvante fondamentale dopo tiroidectomia, finalizzato alla distruzione del tessuto tiroideo residuo o di eventuali micrometastasi.

Fisiologia tiroidea e razionale terapeutico

iodio 131

La tiroide è una ghiandola endocrina situata anteriormente al collo e utilizza lo iodio per sintetizzare gli ormoni tiroidei T3 (triiodotironina) e T4 (tiroxina). Lo iodio viene captato attivamente attraverso il trasportatore NIS (sodium-iodide symporter).

Lo iodio-131 è un isotopo radioattivo con emivita di circa 8 giorni. Viene prodotto in reattore nucleare e utilizzato in medicina nucleare per scopi diagnostici e terapeutici.

Dopo somministrazione orale (capsula o soluzione), il ^131I:

  • viene assorbito nel tratto gastrointestinale
  • si concentra selettivamente nel tessuto tiroideo
  • emette radiazioni beta e gamma

Radiazioni emesse

Radiazioni beta (β⁻)


Sono elettroni ad alta energia con breve raggio d’azione (1–2 mm nei tessuti). Sono responsabili dell’effetto terapeutico, determinando danno al DNA e morte cellulare.

Radiazioni gamma (γ)


Sono fotoni ad alta energia, altamente penetranti. Permettono il monitoraggio esterno mediante dosimetri e sono responsabili dell’esposizione ambientale di caregiver e operatori.

Lo iodio non captato viene eliminato principalmente tramite urine, saliva e sudore, rappresentando la principale fonte di contaminazione ambientale nelle prime 24–48 ore.

Preparazione del paziente

Prima della terapia

  • Dieta povera di iodio per 1–2 settimane
  • Sospensione della levotiroxina secondo protocollo
  • Test di gravidanza obbligatorio nelle donne in età fertile
  • Interruzione dell’allattamento

Durante la somministrazione

Il paziente viene posizionato in stanza dedicata, in isolamento protetto. La somministrazione avviene a distanza di sicurezza. Si raccomanda idratazione abbondante per favorire l’eliminazione renale.

Conseguenze cliniche della terapia

CategoriaDescrizione
Effetti immediati
  • Nausea e vomito
  • Scialoadenite e xerostomia
  • Alterazioni del gusto
  • Dolore cervicale transitorio
Effetti a lungo termine

Fertilità e iodio-131

La fertilità rappresenta una delle principali preoccupazioni nei pazienti in età riproduttiva.

Fertilità femminile

Le radiazioni ionizzanti possono ridurre temporaneamente la riserva ovarica. Gli effetti più comuni includono:

  • irregolarità mestruali transitorie
  • possibile riduzione temporanea della fertilità

Le linee guida raccomandano di evitare il concepimento per almeno 6–12 mesi dopo la terapia.

Fertilità maschile

L’esposizione può determinare:

  • oligospermia transitoria
  • temporanea riduzione della qualità spermatica

Si raccomanda di evitare il concepimento per 3–6 mesi. Nella maggior parte dei casi la fertilità viene recuperata.

SessoEffetto principaleDurata raccomandata di attesaIndicazioni infermieristiche
FemminileAlterazioni ciclo, riduzione riserva ovarica6–12 mesiTest gravidanza, counseling contraccettivo
MaschileOligospermia transitoria3–6 mesiInformazione su sospensione concepimento

Radioprotezione di caregiver e operatori

La gestione radioprotezionistica si basa sul principio ALARA: ridurre esposizione a tempo, distanza e schermatura.

Caregiver

L’esposizione è generalmente inferiore a 1 mSv per trattamento se vengono rispettate le indicazioni:

  • distanza ≥1–2 metri
  • limitazione del tempo di contatto
  • utilizzo di guanti per gestione secrezioni
  • evitare contatto con donne in gravidanza e bambini nei primi giorni
RischioLivelloMisura preventiva
Esposizione gammaBassoDistanza ≥1–2 m
Contaminazione secrezioniModeratoGuanti, igiene mani
Esposizione prolungataVariabileLimitare tempo vicino al paziente

Operatori sanitari

L’esposizione professionale è regolata dal D.Lgs. 101/2020.

Limiti annuali:

  • Corpo intero: 20 mSv
  • Cristallino: 15 mSv
  • Mani: 500 mSv

DPI e meccanismo di protezione

  • Camici piombati (0,25 mm Pb-eq): assorbono fotoni gamma
  • Occhiali schermanti: protezione cristallino
  • Guanti schermanti: riduzione dose alle mani
  • Dosimetri personali (TLD)

La distanza riduce la dose secondo la legge dell’inverso del quadrato.

Tipo esposizioneLimite annuoProtezione
Corpo intero20 mSvCamice piombato, dosimetro
Cristallino15 mSvOcchiali schermanti
Mani500 mSvGuanti schermanti, pinze

Ruolo dell’infermiere

L’infermiere rappresenta il fulcro della sicurezza radiologica. Le competenze chiave sono:

  1. Educazione del paziente e caregiver
  2. Verifica test gravidanza e counseling fertilità
  3. Applicazione isolamento e gestione rifiuti radioattivi
  4. Monitoraggio dosimetrico
  5. Pianificazione assistenziale per ridurre tempi di esposizione
  6. Documentazione e tracciabilità delle procedure

La terapia con iodio-131 è altamente efficace nel trattamento dei tumori tiroidei differenziati. I rischi radiologici, inclusi quelli sulla fertilità, sono generalmente temporanei e controllabili se vengono applicate correttamente le misure di radioprotezione.

Il rispetto del principio ALARA, l’uso appropriato dei DPI e l’educazione continua rappresentano strumenti fondamentali per garantire sicurezza a pazienti, caregiver e operatori.

L’infermiere, attraverso competenze tecniche e capacità comunicative, assume un ruolo determinante nella gestione del rischio radiologico e nella tutela della salute riproduttiva.