Antibiotico-resistenza: il primo strumento è nelle mani dell'infermiere

Scritto il 06/07/2026
da Mattia Venarubea

Quando si parla di antibiotico-resistenza il pensiero corre quasi sempre alla scelta dell'antibiotico, all'antibiogramma o alla comparsa di batteri multiresistenti. È un'associazione comprensibile, ma incompleta. La realtà è che uno dei primi strumenti dell'Antimicrobial Stewardship non si trova in farmacia né in laboratorio: è nelle mani dell'infermiere. La lotta all'antibiotico-resistenza comincia molto prima della prescrizione di una terapia. Comincia nel momento in cui viene raccolto un campione microbiologico.

Una sfida sempre più grande

prelievo antibiogramma

L'antibiotico-resistenza rappresenta oggi una delle più grandi sfide della sanità moderna. Infezioni sempre più difficili da trattare, ricoveri più lunghi, aumento della mortalità e costi sanitari sempre maggiori sono solo alcune delle conseguenze di un uso inappropriato degli antibiotici. Ma ogni terapia antibiotica dovrebbe partire da una domanda semplice: siamo sicuri di sapere quale microrganismo stiamo combattendo?

È proprio qui che entra in gioco la microbiologia clinica.

Il compito del laboratorio non è soltanto identificare il batterio responsabile dell'infezione, ma fornire al clinico gli strumenti per scegliere l'antibiotico più efficace, evitando trattamenti inutili o inappropriati. Perché questo sia possibile, però, il laboratorio ha bisogno di una materia prima di qualità: un campione raccolto correttamente.

Dove avvengono gli errori

Quando si pensa a un errore di laboratorio, si immagina spesso uno strumento che non funziona, un'identificazione sbagliata o un antibiogramma interpretato in modo errato. In realtà, sappiamo che oltre il 70% [1,2] degli errori dell'intero processo diagnostico si verifica prima che il campione arrivi in laboratorio, durante la cosiddetta fase preanalitica. Questo significa che la qualità del risultato microbiologico dipende in larga misura da ciò che accade al letto del paziente.

Il ruolo dell’infermiere

È in questo momento che l'infermiere assume un ruolo determinante. Non è soltanto il professionista che esegue materialmente il prelievo, ma colui che garantisce la corretta identificazione del paziente, sceglie le modalità più appropriate di raccolta, assicura il rispetto delle procedure di asepsi, verifica la corretta conservazione del campione e ne cura il trasporto fino al laboratorio.

Un errore in questa fase può compromettere tutto ciò che avverrà dopo.

Se un campione microbiologico viene raccolto in modo non corretto, la coltura rischia di perdere il proprio valore diagnostico. Una contaminazione può trasformarsi in un falso positivo, mentre una raccolta effettuata dopo l'inizio della terapia antibiotica può determinare un falso negativo. In entrambi i casi il risultato finale è lo stesso: il clinico prende decisioni sulla base di informazioni non affidabili.

Ed è proprio questo il motivo per cui la raccolta del campione rappresenta il primo passo della stewardship.

L'obiettivo della microbiologia, infatti, non è semplicemente "far crescere un batterio". La coltura microbiologica permette di identificare con precisione il microrganismo responsabile dell'infezione, consentendo di passare da una terapia empirica, iniziata quando il patogeno è ancora sconosciuto, a una terapia mirata, costruita sulle reali caratteristiche del microrganismo isolato.

L'antibiogramma

L'antibiogramma può essere immaginato come una vera e propria carta d'identità terapeutica del batterio isolato. Dopo aver identificato il microrganismo, il laboratorio lo mette a contatto con diversi antibiotici e osserva quali riescono a bloccarne la crescita.

L'antibiogramma rappresenta quindi uno degli strumenti più importanti per guidare una terapia antibiotica appropriata. Ma nessun antibiogramma, per quanto accurato, può correggere un errore avvenuto durante la raccolta del campione. È per questo che la qualità della diagnostica microbiologica non nasce davanti agli strumenti del laboratorio. Nasce nel momento in cui il campione viene raccolto correttamente.

Un campione raccolto correttamente aumenta la probabilità di identificare il vero responsabile dell'infezione; al contrario, una raccolta inadeguata può alterare completamente il percorso diagnostico.

Come ridurre i rischi

Per ridurre questo rischio è fondamentale rispettare rigorosamente le procedure di asepsi:

  • igiene delle mani
  • utilizzo dei dispositivi di protezione individuale
  • disinfezione della cute con clorexidina alcolica al 2%
  • rispetto dei tempi di asciugatura dell'antisettico
  • utilizzo di una tecnica sterile e raccolta del corretto volume di sangue, generalmente compreso tra 8 e 10 mL per ciascun flacone [3]

È altrettanto importante effettuare il prelievo prima dell'inizio della terapia antibiotica, etichettare immediatamente i flaconi e inviarli senza ritardi al laboratorio.

L'esito di un'emocoltura dipende in larga parte dalla qualità del prelievo. È una responsabilità che rende l'infermiere protagonista della sicurezza diagnostica del paziente.

L'urinocoltura è probabilmente l'esempio più emblematico di quanto la fase preanalitica possa influenzare il risultato finale.

L’educazione infermieristica è fondamentale

Per questo motivo l'infermiere svolge un ruolo essenziale anche nell'educazione del paziente. Spiegare come effettuare una corretta igiene perineale, raccogliere il mitto intermedio in un contenitore sterile, evitare contaminazioni accidentali e garantire un rapido invio al laboratorio sono passaggi che incidono direttamente sull'affidabilità del risultato.

Un campione raccolto male non rappresenta soltanto un problema tecnico. Può tradursi in una diagnosi errata, nella prescrizione di un antibiotico non necessario e, nei casi peggiori, contribuire allo sviluppo dell'antibiotico-resistenza.

La responsabilità dell'infermiere non termina con la raccolta del campione.

L'infermiere non deve trasformarsi in un microbiologo, ma deve riconoscere il significato clinico di queste segnalazioni. La loro presenza può richiedere l'attivazione tempestiva delle misure di isolamento previste dalla struttura, l'applicazione dei protocolli di Infection Control e una stretta collaborazione con il medico e con il team assistenziale. La stewardship non è responsabilità di una sola figura professionale: è un processo condiviso.

Per questo motivo la lotta all'antibiotico-resistenza non inizia quando scegliamo l'antibiotico. Inizia nel momento in cui raccogliamo il campione.