Tubercolosi in Europa, un caso su cinque sfugge alla diagnosi

Scritto il 24/03/2026
da Redazione

In occasione della Giornata mondiale della tubercolosi, i dati europei mostrano una realtà ancora lontana dal controllo: circa il 21% dei casi non viene diagnosticato o notificato. Una quota che mantiene attiva la trasmissione e rallenta gli obiettivi di eliminazione, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni.

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Tubercolosi

Una malattia ancora presente, anche nei sistemi avanzati

La tubercolosi non è una patologia del passato. Nella Regione europea dell’OMS, che comprende Europa e Asia centrale, si stimano ogni anno oltre 200.000 casi, a fronte di circa 160.000 notificati.

Il dato più rilevante è proprio questo scarto: una quota significativa di infezioni non viene intercettata dai sistemi sanitari, alimentando un bacino nascosto di malattia.

L’Italia si colloca tra i Paesi a bassa incidenza, con valori inferiori a 10 casi per 100.000 abitanti.

Tuttavia, il calo dei casi si è progressivamente rallentato negli ultimi anni e persistono situazioni legate a popolazioni vulnerabili e a contesti di maggiore fragilità sociale.

La presenza di ceppi resistenti rappresenta inoltre un elemento da monitorare attentamente.

Criticità e progressi

Oggi il problema principale non è solo l’incidenza, ma la capacità di identificare precocemente i casi.

Quando circa un paziente su cinque non viene diagnosticato:

  • non accede al trattamento
  • continua a trasmettere l’infezione
  • aumenta il rischio di complicanze

La sottodiagnosi rappresenta quindi uno dei principali ostacoli al controllo della tubercolosi, anche nei contesti sanitari più strutturati.

Negli ultimi anni si è osservata una riduzione progressiva dell’incidenza e della mortalità, ma i risultati restano inferiori agli obiettivi internazionali.

A livello globale, la tubercolosi continua a essere una delle principali cause di morte per malattia infettiva, con milioni di nuovi casi ogni anno.

In Europa il quadro è più contenuto, ma la riduzione dei casi procede lentamente e in alcuni contesti si è stabilizzata.

Il problema della resistenza ai farmaci

Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla diffusione della tubercolosi resistente.

Nella Regione europea la quota di ceppi resistenti è tra le più elevate a livello globale, con impatti significativi su:

  • durata dei trattamenti
  • complessità gestionale
  • esiti clinici

Le forme multiresistenti richiedono percorsi terapeutici più lunghi e articolati, con un maggiore coinvolgimento dei servizi sanitari.

Implicazioni per la pratica assistenziale

La tubercolosi resta una patologia complessa da gestire, sia sul piano clinico sia organizzativo.

La diagnosi precoce è spesso ostacolata da sintomi iniziali aspecifici. La terapia è lunga e richiede un attento monitoraggio dell’aderenza per prevenire fallimenti terapeutici e sviluppo di resistenze.

In questo contesto, il ruolo del personale sanitario è centrale nella presa in carico, nel follow-up e nell’educazione del paziente.

Nonostante l’impatto globale, la tubercolosi riceve oggi un’attenzione limitata.

Il dato più critico non è tanto l’aumento dei casi, quanto la presenza di una quota significativa di infezioni non diagnosticate, che continua ad alimentare la trasmissione.

Il quadro europeo mostra una fase intermedia: la tubercolosi è sotto controllo nei numeri, ma non ancora nel sistema.

La sfida non è solo ridurre l’incidenza, ma intercettare precocemente tutti i casi, migliorare la gestione delle forme resistenti e garantire continuità terapeutica.

È su questi elementi che si gioca la possibilità di avvicinarsi agli obiettivi di eliminazione nei prossimi anni.