Le prime 72 ore: la finestra che può fare la differenza
A otto giorni dal doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito il centro-nord del Venezuela, il bilancio continua a peggiorare.
Secondo Ragazzoni, le prime ore dopo un terremoto sono quelle che incidono maggiormente sulla possibilità di salvare vite umane.
Sono le ore decisive per la ricerca sotto le macerie. Prima si arriva sul posto, e prima arrivano gli equipaggi internazionali, più si salvano vite. Dopo le 72 ore la probabilità crolla
.
In questa fase risultano fondamentali i team USAR (Urban Search and Rescue), composti da vigili del fuoco e professionisti sanitari specializzati nella ricerca e nel soccorso delle persone intrappolate tra le macerie.
Sistemi sanitari fragili, conseguenze più gravi
Il direttore del Crimedim sottolinea inoltre quanto la vulnerabilità del sistema sanitario locale influenzi l'impatto di una catastrofe.
I disastri naturali colpiscono sempre le comunità più vulnerabili. La difficoltà maggiore è il soccorso pre-ospedaliero: gestire i feriti sul territorio e cercare le persone sotto le macerie senza equipaggiamenti specializzati è complicatissimo
.
L'assenza di un sistema di emergenza strutturato e di una rete di trasporto sanitario efficiente può infatti aggravare in maniera significativa la mortalità e le conseguenze sanitarie del disastro.
Dall'emergenza alla continuità assistenziale
Superata la fase iniziale di ricerca e soccorso, l'attenzione si sposta rapidamente sul sostegno agli ospedali locali.
Nei primi dieci giorni bisogna sostenere gli ospedali locali, che saranno sovraffollati, soprattutto per la chirurgia ortopedica
, spiega Ragazzoni a la Repubblica.
In questi contesti diventano indispensabili gli ospedali da campo e i team sanitari internazionali, chiamati a garantire personale aggiuntivo, sale operatorie e assistenza sanitaria di base.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla sindrome da schiacciamento, una delle complicanze più temute nei terremoti.
Può dare complicanze renali fino all'insufficienza acuta anche dopo l'estrazione del paziente dalle macerie. Per questo, nei terremoti, una delle necessità è avere a disposizione la dialisi
.
Il triage si impara con l'addestramento
Tra le competenze chiave della medicina delle catastrofi vi è il triage in condizioni estreme, spesso caratterizzate da scarsità di risorse e da elevata pressione emotiva.
La chiave è la simulazione. Più ci si addestra e più si mantengono le competenze nel tempo, più le performance migliorano
, afferma Ragazzoni.
L'obiettivo è garantire uniformità nelle decisioni assistenziali, evitando sia l'over triage, che sovraccarica inutilmente il sistema, sia l'under triage, che può compromettere le possibilità di sopravvivenza dei pazienti più gravi.
Un tema che riguarda anche infermieri e professioni sanitarie
Per il direttore del Crimedim, la preparazione alle emergenze non può essere considerata soltanto una questione tecnica, ma richiede un vero cambiamento culturale.
Dobbiamo portare la medicina dei disastri dentro tutte le scuole di medicina, di infermieristica e delle professioni sanitarie
.
Una riflessione che assume particolare rilevanza anche per il mondo infermieristico. Nei grandi disastri, infatti, gli infermieri svolgono un ruolo centrale nella gestione del triage, nell'assistenza ai feriti, nella continuità delle cure, nell'organizzazione dei percorsi assistenziali e nel supporto alle popolazioni colpite.
Il terremoto in Venezuela ricorda ancora una volta che la risposta sanitaria alle catastrofi non si improvvisa: richiede formazione, addestramento e sistemi organizzativi in grado di intervenire rapidamente quando il tempo a disposizione per salvare vite si misura in poche, decisive ore

