Cosa prevede il nuovo Accordo per le Case della Comunità
L'accordo introduce nuove disposizioni organizzative per i medici di medicina generale e definisce modalità, tempi e remunerazione.
L'ipotesi di ACN introduce un nuovo comma all'articolo 1 dell'accordo del 15 gennaio 2026, stabilendo che i medici del ruolo unico di assistenza primaria operino all'interno delle Case della Comunità secondo gli standard previsti dal DM n. 77 del 23 maggio 2022, il regolamento che ha ridisegnato l'assistenza territoriale italiana nell'ambito della Missione Salute del PNRR.
L'obiettivo è favorire la presa in carico della persona e rendere operative le strutture territoriali previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, superando modelli organizzativi frammentati e promuovendo una maggiore integrazione tra professionisti e servizi.
Fino a 6 ore settimanali nelle Case della Comunità
Tra le novità più rilevanti, l'accordo prevede che i medici di medicina generale già incaricati a tempo indeterminato a ciclo di scelta e che non abbiano accettato il completamento dell'impegno settimanale possano svolgere fino a sei ore settimanali di attività nelle Case della Comunità.
Le prestazioni dovranno essere garantite dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, presso le sedi individuate dalle Aziende sanitarie. Saranno le Aziende, dopo avere definito il fabbisogno orario e sentito il referente dell'Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT), a ripartire le ore residue tra i medici operanti nel territorio di riferimento della Casa della Comunità, assicurando la presenza di almeno un medico di assistenza primaria per l'intero arco di apertura della struttura.
L'accordo consente inoltre ai medici di concordare tra loro una diversa articolazione delle ore, purché venga mantenita una presenza continuativa di almeno tre ore e sia data preventiva comunicazione al Distretto sanitario.
Previsto un compenso di 38,72 euro l'ora
L'ipotesi di ACN introduce anche una specifica disciplina economica. Per l'attività svolta nelle Case della Comunità viene infatti riconosciuto un compenso omnicomprensivo di 38,72 euro per ogni ora di servizio prestata. Il documento precisa inoltre che tali compensi sono definiti esclusivamente dalla contrattazione nazionale, fatta salva la possibilità di integrazioni regionali collegate a ulteriori funzioni specifiche.
La previsione di una remunerazione nazionale uniforme punta a garantire omogeneità nell'attuazione del modello territoriale e a sostenere la partecipazione dei professionisti alle nuove attività richieste dal PNRR.
L'impatto organizzativo per infermieri e professionisti sanitari
L'attuazione delle Case della Comunità non riguarda esclusivamente la medicina generale. Il DM 77 del 2022 individua infatti queste strutture come luoghi di integrazione multiprofessionale nei quali operano medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali, professionisti sanitari e servizi sociali.
L'incremento della presenza dei medici nelle Case della Comunità potrebbe favorire una maggiore continuità assistenziale e rafforzare la presa in carico dei pazienti cronici e fragili. Allo stesso tempo, l'efficacia del modello dipenderà dalla reale disponibilità di personale sanitario e dalla capacità delle Regioni di completare l'organizzazione delle équipe multiprofessionali previste dalla riforma territoriale.
Per la professione infermieristica, il consolidamento delle Case della Comunità rappresenta un passaggio strategico. Gli infermieri di famiglia e di comunità sono infatti chiamati a svolgere un ruolo centrale nei percorsi di prevenzione, educazione sanitaria, gestione della cronicità e coordinamento assistenziale, in stretta integrazione con i medici di medicina generale.
I prossimi passaggi
L'ipotesi di Accordo Collettivo Nazionale costituisce uno degli strumenti attuativi del PNRR e punta a rendere pienamente operative le Case della Comunità entro le scadenze previste dal piano europeo. La sfida ora si sposta sui territori, chiamati a tradurre le nuove disposizioni contrattuali in modelli organizzativi capaci di garantire prossimità, integrazione professionale e continuità delle cure.
La reale efficacia della riforma dipenderà dalla capacità del Servizio sanitario nazionale di reperire professionisti, completare le infrastrutture territoriali e costruire équipe multiprofessionali stabili, nelle quali medici e infermieri possano operare in modo coordinato per rispondere ai bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche.

