Valle d’Aosta, un modello da ripensare
Infermiere in elisoccorso
Il trasferimento della paziente da Losanna all’ospedale Niguarda di Milano, effettuato da un equipaggio valdostano composto da un’infermiera e da due medici rianimatori, viene indicato come esempio concreto di assistenza infermieristica ad alta responsabilità.
Secondo la presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Aosta, Paola Ascolese, l’evento rappresenta un esempio concreto del ruolo fondamentale dell’infermiere nei contesti di emergenza-urgenza e nei trasporti sanitari ad alta complessità, confermando il valore, la responsabilità e l’autonomia
della professione.
Un ruolo già riconosciuto in molte Regioni
Il punto sollevato dall’Ordine valdostano non riguarda l’eccezionalità del singolo intervento, ma la normalità di un modello già diffuso. In molte realtà regionali e nazionali l’infermiere è parte integrante dell’equipaggio di elisoccorso
, sottolinea Ascolese, evidenziando il contributo infermieristico nella gestione del paziente critico e nella continuità delle cure durante il trasporto.
Competenze cliniche avanzate, capacità di monitoraggio continuo e integrazione con il team medico rendono la presenza infermieristica un elemento chiave nei contesti tempo-dipendenti.
In Valle d’Aosta, però, questa figura non è ancora prevista in modo strutturale negli equipaggi di elisoccorso. Una lacuna organizzativa che, secondo l’Ordine, merita una riflessione istituzionale.
Riteniamo opportuno avviare un confronto sul possibile sviluppo di modelli organizzativi che valorizzino pienamente le competenze infermieristiche
, afferma la presidente dell’Opi, collegando la questione non solo alla valorizzazione professionale, ma al rafforzamento complessivo del sistema di emergenza-urgenza e alla sicurezza dei cittadini.
Il messaggio è chiaro: il tema non è corporativo, ma assistenziale. Inserire stabilmente l’infermiere negli equipaggi ad alta complessità significa rafforzare la capacità di risposta del sistema, migliorare la gestione del paziente critico e garantire continuità delle cure anche nelle fasi più delicate, come il trasporto secondario.
Il caso di Crans-Montana diventa così un punto di partenza per un confronto più ampio su modelli organizzativi, competenze avanzate e integrazione multiprofessionale, elementi sempre più centrali nei sistemi di emergenza moderni.

