Una priorità di salute pubblica che riguarda l'infermiere
Dopo sei anni l'Organizzazione mondiale della sanità aggiorna le linee guida sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza.
Nel 2021 nel mondo vivevano con una demenza circa 57 milioni di persone, oltre il 60% delle quali nei Paesi a basso e medio reddito, come ricorda la seconda edizione delle linee guida Oms (1). Il dato è destinato a crescere con l'invecchiamento della popolazione, e l'Italia è tra i Paesi più esposti.
Secondo l'Osservatorio Demenze dell'Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese vivono con una demenza oltre un milione di persone, circa 600.000 delle quali con malattia di Alzheimer, con una prevalenza che passa dall'8% dopo i 65 anni a oltre il 20% dopo gli 80 (2). Se si considera anche il disturbo cognitivo lieve, le persone coinvolte salgono a circa 2 milioni, a cui si aggiungono quasi 4 milioni di familiari (3).
Il punto di partenza delle nuove linee guida è netto: poiché non esiste ancora un trattamento capace di modificare il decorso della malattia accessibile su larga scala, la prevenzione lungo tutto l'arco della vita resta la strategia più efficace per ridurre l'incidenza futura di demenza (1).
Per l'infermiere, che incontra la persona in ospedale, sul territorio, in RSA e al domicilio nei diversi momenti della vita, questo si traduce in un mandato preciso: la riduzione del rischio è parte integrante dell'assistenza, non un capitolo a parte.
Cosa cambia con la seconda edizione
Pubblicata nel 2026, la seconda edizione aggiorna il documento del 2019 alla luce delle evidenze accumulate in questi anni (1). Il filo conduttore è l'approccio “lungo il corso della vita”: l'esposizione ai fattori di rischio si accumula nel tempo e alcuni fattori pesano di più in specifiche fasi, per cui agire precocemente conta, in linea con il documento Oms sull'ottimizzazione della salute del cervello lungo il corso della vita (4).
Rispetto alla prima edizione, il Gruppo di sviluppo delle linee guida ha confermato le raccomandazioni per cinque fattori di rischio, rivisto quelle per altri otto e formulato raccomandazioni per otto nuovi fattori, tra cui HIV, ictus e trauma cranico, oggi riconosciuti come possibili contributori al declino cognitivo.
Serve una premessa di metodo, utile anche nel counselling al paziente. Il declino cognitivo è un processo che può precedere di anni la demenza vera e propria e passa spesso attraverso la fase del disturbo cognitivo lieve.
Le linee guida si rivolgono proprio agli adulti senza demenza, inclusi quelli con cognizione normale e quelli con disturbo cognitivo lieve. Il razionale della prevenzione è ormai consolidato in letteratura: secondo la Commissione Lancet 2024, intervenire su 14 fattori di rischio modificabili potrebbe teoricamente prevenire o ritardare fino al 45% dei casi di demenza (5).
L'Oms però è prudente sulla qualità delle prove, che per molti interventi resta bassa o molto bassa, e chiarisce un punto importante: queste raccomandazioni servono a ridurre il rischio di demenza e non sostituiscono la gestione clinica di ciascuna singola condizione.
I tre gruppi di interventi raccomandati
Le raccomandazioni sono organizzate in tre gruppi: interventi che promuovono comportamenti e stili di vita salutari, trattamento e gestione di condizioni di salute associate a un rischio aumentato, interventi sui fattori di rischio ambientali. La tabella sintetizza gli interventi principali con la relativa forza della raccomandazione e la certezza delle prove.
| Intervento | Raccomandazione OMS | Forza / certezza delle prove |
| Attività fisica (adulti con cognizione normale) | Raccomandata | Forte / moderata |
| Cessazione del fumo | Raccomandata a chi fuma | Forte / bassa |
| Dieta sana ed equilibrata | Può essere raccomandata | Condizionale / moderata |
| Attività cognitiva e stimolazione cognitiva | Può essere offerta o incoraggiata | Condizionale / bassa-molto bassa |
| Attività sociale | Può essere raccomandata | Condizionale / molto bassa |
| Riduzione del consumo dannoso di alcol | Può essere offerta | Condizionale / moderata |
| Gestione di obesità, diabete, ipertensione, dislipidemia | Può essere offerta | Condizionale / da molto bassa a moderata |
| Apparecchi acustici nell'ipoacusia | Possono essere offerti | Condizionale / bassa |
| Interventi multidominio su misura | Possono essere offerti | Condizionale / da moderata ad alta |
| Ridurre l'esposizione all'inquinamento (domestico e ambientale) | Può ridurre il rischio | Condizionale / molto bassa |
| Supplementazione di vitamine B ed E, omega-3 e multivitaminici | Non raccomandata (in assenza di carenze) | Forte / moderata |
| Terapia ormonale della menopausa per ridurre il rischio (donne ≥65 anni) | Non raccomandata | Condizionale / molto bassa |
Due dati meritano di essere letti con attenzione. Il primo è che le uniche raccomandazioni “forti” a favore riguardano l'attività fisica e la cessazione del fumo: sono gli interventi su cui l'evidenza è più solida e su cui l'infermiere può spingere senza esitazioni. Il secondo è che gli interventi multidominio su misura, cioè quelli che affrontano insieme più fattori di rischio adattandoli alla singola persona, ottengono la certezza delle prove più alta tra le nuove raccomandazioni: la logica non è agire su un fattore alla volta, ma costruire un pacchetto coerente.
Sono importanti anche le raccomandazioni negative e le aree grigie. L'Oms raccomanda con forza di non usare integratori di vitamine B ed E, acidi grassi omega-3 e multivitaminici allo scopo di prevenire la demenza in chi non ha carenze accertate, e sconsiglia la terapia ormonale della menopausa a questo specifico fine nelle donne dai 65 anni in su.
Per altri ambiti, tra cui la gestione della depressione, dell'ictus, del trauma cranico, dei disturbi del sonno e del deficit visivo ai fini specifici della riduzione del rischio, le prove sono ancora insufficienti per una raccomandazione: significa continuare a trattare queste condizioni secondo le indicazioni cliniche esistenti, senza attribuire loro un beneficio anti-demenza non ancora dimostrato.
Il ruolo dell'infermiere nella riduzione del rischio
È qui che le linee guida diventano pratica quotidiana. La maggior parte degli interventi raccomandati passa da attività che l'infermiere già presidia: educazione terapeutica, counselling sugli stili di vita, screening, monitoraggio e sostegno all'aderenza. Tradurre il documento Oms in assistenza significa intercettare i fattori di rischio nelle occasioni di contatto che l'infermiere ha con la persona, dall'ambulatorio infermieristico alla presa in carico territoriale.
Sul versante dei comportamenti, l'infermiere promuove l'attività fisica regolare adattata alle capacità della persona, sostiene i percorsi di disassuefazione dal fumo e il contenimento del consumo di alcol, orienta verso un modello alimentare sano ed equilibrato e incoraggia la stimolazione cognitiva e la partecipazione sociale, contrastando l'isolamento che è esso stesso un fattore di rischio.
Sul versante delle condizioni di salute, il contributo infermieristico si gioca nel controllo di pressione arteriosa, glicemia, peso e assetto lipidico, nel supporto all'aderenza terapeutica e nell'attenzione a fattori spesso trascurati come l'ipoacusia, per cui l'uso degli apparecchi acustici può fare la differenza. In sintesi l'infermiere può:
- Valutare e intercettare i fattori di rischio modificabili, dai parametri cardiometabolici al deficit uditivo e visivo, con strumenti di screening e con l'approccio ICOPE dell'OMS per la valutazione centrata sulla persona anziana.
- Fare educazione e counselling mirati su fumo, alcol, attività fisica, alimentazione, stimolazione cognitiva e vita di relazione, con messaggi concreti e sostenibili nel tempo.
- Sostenere l'aderenza alla gestione di ipertensione, diabete, obesità e dislipidemia, collegando il buon controllo di queste condizioni anche alla salute del cervello.
- Costruire e monitorare interventi multidominio su misura, coordinandosi con il medico e con la rete dei servizi, e coinvolgere caregiver e famiglia.
Un aspetto trasversale riguarda l'equità e i determinanti sociali: l'Oms ricorda che l'attuazione delle strategie di riduzione del rischio è condizionata da fattori di sistema e socioculturali che vanno oltre il singolo comportamento. L'infermiere di comunità, per la sua prossimità, è nella posizione ideale per raggiungere le popolazioni più fragili e ridurre le disuguaglianze di accesso alla prevenzione.
Cosa portare nella pratica
Il messaggio centrale è che la demenza si può prevenire in una quota rilevante di casi, e che la prevenzione è un lavoro di squadra che inizia molto prima della comparsa dei sintomi.
Per l'infermiere valgono alcuni punti fermi: privilegiare gli interventi a evidenza più forte, cioè attività fisica e stop al fumo, senza però trascurare il valore aggiunto degli approcci multidominio; non promuovere integratori vitaminici a scopo preventivo in assenza di carenze; considerare l'ipoacusia e l'isolamento sociale come veri fattori di rischio su cui si può agire; e ricordare che gestire bene ipertensione, diabete, obesità e dislipidemia è anche un investimento sulla salute cognitiva. Ogni contatto assistenziale, in ogni fase della vita, è un'occasione di prevenzione.

