Alzheimer, nuovo test ematico dai 40 anni: ecco per chi è
PrecivityAD2, cosa ha autorizzato realmente la FDA
La decisione della FDA riguarda PrecivityAD2, sviluppato da C2N Diagnostics. Nel database dell’Agenzia statunitense il dispositivo è registrato con il numero K253240: la decisione è datata 19 agosto 2026 ed è stata adottata attraverso il percorso regolatorio 510(k), con valutazione di sostanziale equivalenza. L’annuncio dell’azienda è arrivato il 20 agosto.[1,2]
È quindi più preciso parlare di FDA clearance o, giornalisticamente, di “via libera FDA”, piuttosto che di “approvazione” in senso stretto.
PrecivityAD2 non è inoltre il primo test del sangue per l’Alzheimer ad aver ottenuto una clearance negli Stati Uniti. Il primo dispositivo di questo tipo, Lumipulse G pTau217/β-Amyloid 1-42 Plasma Ratio, era stato autorizzato dalla FDA nel maggio 2025 per persone di almeno 55 anni con segni e sintomi compatibili.[4]PrecivityAD2 rappresenta però il primo blood-based biomarker test FDA-cleared utilizzabile, secondo l’indicazione autorizzata, già dai 40 anni nelle persone sintomatiche. Al momento dell’annuncio era il terzo test ematico di questo tipo autorizzato dalla FDA.[3,4]
Dai 40 anni, ma non come screening
L’indicazione FDA riguarda adulti di età pari o superiore a 40 anni che presentano segni o sintomi di compromissione cognitiva e che stanno effettuando accertamenti per una possibile malattia di Alzheimer o per altre cause di declino cognitivo.[2]
Il test deve essere utilizzato insieme alla valutazione clinica da parte di professioniste e professionisti sanitari esperti nell’inquadramento dei disturbi cognitivi. Il produttore specifica espressamente che non è destinato allo screening e non deve essere utilizzato come test diagnostico autonomo.[2]
Di conseguenza, il limite dei 40 anni non rappresenta un’età a partire dalla quale sarebbe raccomandato sottoporsi all’esame in assenza di sintomi. PrecivityAD2 non è un test predittivo destinato a stabilire se una persona sana svilupperà l’Alzheimer negli anni successivi.
Cosa cerca il test nel sangue
PrecivityAD2 non ricerca direttamente “l’Alzheimer” nel sangue. Il suo obiettivo è stimare la probabilità che siano presenti nel cervello depositi patologici di beta-amiloide, uno dei principali elementi biologici associati alla malattia.
Il test utilizza la spettrometria di massa ad alta risoluzione per misurare due rapporti tra biomarcatori plasmatici: Aβ42/Aβ40 e p-tau217/np-tau217, quest’ultimo espresso come %p-tau217. I risultati vengono combinati attraverso un algoritmo proprietario che produce l’Amyloid Probability Score 2, APS2, con un valore compreso tra 0 e 100.[2,5]
La p-tau217 è uno dei biomarcatori ematici maggiormente studiati nell’Alzheimer. Le evidenze degli ultimi anni indicano performance diagnostiche elevate nell’identificazione della patologia biologica della malattia, soprattutto quando il test viene utilizzato in persone che presentano già disturbi cognitivi.[5,6]
La distinzione tra biomarker positivity e diagnosi clinica rimane però essenziale. La presenza di patologia amiloide non stabilisce automaticamente che tutti i disturbi cognitivi di quella persona siano causati dalla malattia di Alzheimer. Il risultato deve essere interpretato all’interno del quadro clinico complessivo.
Quanto è accurato PrecivityAD2
Secondo i dati comunicati da C2N in occasione della clearance FDA, la validazione della nuova versione del test ha coinvolto 1.142 persone con segni o sintomi di declino cognitivo. Utilizzando PET amiloide o biomarcatori del liquido cerebrospinale come riferimento, un risultato classificato come positivo ha mostrato un valore predittivo positivo del 97,6%, mentre un risultato negativo ha raggiunto un valore predittivo negativo del 93,1%. Una categoria intermedia, denominata Likely Positive, ha interessato il 17,3% dei partecipanti e ha mostrato un valore predittivo positivo del 77,3%.[2]
Questi numeri, tuttavia, vanno interpretati correttamente. Al momento, i risultati specifici dello studio da 1.142 partecipanti sono riportati nel materiale ufficiale diffuso dall’azienda in occasione della clearance; non vanno quindi confusi con i risultati di una nuova pubblicazione peer-reviewed indipendente.
Inoltre, valore predittivo positivo e negativo non equivalgono semplicemente all’“accuratezza” del test. Dipendono anche dalla probabilità pre-test e dalla prevalenza della patologia nella popolazione sottoposta all’esame. È uno dei motivi per cui risultati ottenuti in persone con compromissione cognitiva non possono essere automaticamente trasferiti a una popolazione sana.
Le evidenze pubblicate prima della clearance FDA
PrecivityAD2 era già stato oggetto di studi scientifici prima della decisione regolatoria del 2026.
Una validazione pubblicata nel 2024 su Alzheimer’s & Dementia, condotta su 583 persone con sospetta malattia di Alzheimer, ha mostrato per APS2 un’area sotto la curva ROC pari a 0,94, con un accordo dell’88% rispetto alla PET amiloide.[5]
Particolarmente rilevante è anche uno studio prospettico pubblicato su JAMA nel 2024, che ha coinvolto 1.213 persone sottoposte a valutazione per sintomi cognitivi in setting di primary e secondary care in Svezia. Utilizzando cutoff prestabiliti, APS2 ha raggiunto un’accuratezza diagnostica compresa tra 88% e 92% nell’identificazione della patologia di Alzheimer. Gli stessi autori hanno però sottolineato che il biomarcatore non deve essere interpretato come test diagnostico stand-alone e che sono necessari ulteriori studi per comprendere l’effetto del suo utilizzo sull’assistenza clinica.[6]
È proprio quest’ultimo punto a suggerire prudenza: le buone performance diagnostiche non dimostrano automaticamente che l’introduzione del test riduca i tempi diagnostici, migliori gli outcome delle persone assistite o produca benefici organizzativi ed economici. Questi aspetti devono essere valutati negli studi di implementazione e nella pratica clinica reale.
Un prelievo può sostituire PET e puntura lombare?
La possibilità di ottenere informazioni sulla patologia di Alzheimer attraverso un prelievo rappresenta uno degli aspetti più interessanti dei blood-based biomarkers.
Attualmente la presenza di patologia amiloide può essere documentata anche attraverso la PET amiloide o mediante biomarcatori misurati nel liquido cerebrospinale, che richiedono rispettivamente tecnologie di imaging dedicate e una puntura lombare.
Le linee guida dell’Alzheimer’s Association pubblicate nel 2025 indicano che, nelle persone con compromissione cognitiva valutate in setting specialistici, un test ematico che raggiunga almeno 90% di sensibilità e 75% di specificità può essere utilizzato come strumento di triage. Se raggiunge almeno 90% sia di sensibilità sia di specificità, può, in determinate condizioni, essere utilizzato in sostituzione della PET amiloide o dei biomarcatori liquorali.[7]
Non si tratta però di una raccomandazione valida indistintamente per qualsiasi test disponibile: le soglie sono basate sulle performance del singolo test. Le stesse linee guida sottolineano inoltre che nessun biomarcatore ematico sostituisce la valutazione clinica completa e che l’interpretazione deve tenere conto della probabilità pre-test di patologia di Alzheimer.[7]
Perché i biomarcatori ematici stanno diventando sempre più importanti
La ricerca di strumenti diagnostici più accessibili assume particolare rilevanza anche con l’arrivo delle terapie disease-modifying dirette contro l’amiloide, la cui indicazione riguarda popolazioni accuratamente selezionate e richiede la conferma della patologia amiloide.
Un test ematico sufficientemente accurato potrebbe quindi contribuire a rendere più efficiente il percorso diagnostico, selezionando le persone che necessitano di ulteriori approfondimenti o, laddove le performance e le indicazioni lo consentano, riducendo il ricorso ad accertamenti più invasivi o complessi.
È una prospettiva concreta, ma non significa che il semplice prelievo abbia già sostituito PET e liquor nella normale pratica clinica.
Cosa cambia in Italia
La decisione della FDA riguarda gli Stati Uniti e non determina automaticamente la disponibilità o la rimborsabilità del test nel Servizio sanitario nazionale italiano.
Proprio nel 2026 la Società Italiana di Neurologia, la Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica e SINdem hanno pubblicato un position paper congiunto dedicato all’introduzione dei biomarcatori ematici per l’Alzheimer nel contesto italiano.[8]
Il documento individua p-tau217, da sola o in rapporto con altri biomarcatori, tra i marcatori plasmatici con le migliori performance diagnostiche, ma sottolinea la necessità di inserirli in percorsi strutturati e controllati.[8]
Per l’uso diagnostico in Italia vengono privilegiati test conformi alla normativa europea CE-IVD. Il position paper individua come popolazione di riferimento soprattutto persone con deficit cognitivi oggettivi, come mild cognitive impairment o demenza, oppure persone sintomatiche nelle quali la o il clinico specialista ritenga clinicamente utile ricorrere ai biomarcatori. Prima del test vengono raccomandati valutazione neurologica e cognitiva, esami ematici di routine, valutazione delle comorbilità e imaging strutturale.[8]
Gli esperti richiamano inoltre l’attenzione su possibili fattori che possono interferire con l’interpretazione dei biomarcatori plasmatici, tra cui età avanzata e compromissione della funzione renale. Rimangono poi da affrontare aspetti regolatori, organizzativi e di rimborsabilità prima di un’integrazione sistematica nel SSN.[8]
Anche nel contesto italiano, quindi, non emerge al momento un’indicazione allo screening di massa della popolazione asintomatica.
Un passo avanti, ma il messaggio deve restare preciso
La clearance FDA di PrecivityAD2 rappresenta un nuovo passo verso una diagnostica biologica dell’Alzheimer meno invasiva e potenzialmente più accessibile. L’elemento realmente innovativo è l’estensione dell’indicazione regolatoria statunitense alle persone sintomatiche già dai 40 anni.
Ma il messaggio deve rimanere preciso: non significa che a 40 anni si possa fare un esame del sangue per sapere se in futuro si svilupperà l’Alzheimer. Non significa neppure che tutte le persone sopra i 40 anni debbano sottoporsi al test.
PrecivityAD2 è uno strumento destinato a persone che presentano già segni o sintomi di compromissione cognitiva, all’interno di un percorso diagnostico specialistico. Il suo compito è aiutare a stabilire se sia presente la patologia amiloide associata all’Alzheimer. La diagnosi resta invece il risultato dell’integrazione tra clinica, valutazione cognitiva, biomarcatori e altri accertamenti appropriati.
Bibliografia
- U.S. Food and Drug Administration. 510(k) Premarket Notification K253240. PrecivityAD2 Test. Decision date: 19 August 2026.
- C2N Diagnostics. FDA Clears C2N Diagnostics’ PrecivityAD2—First Alzheimer’s Blood Test for Adults with Cognitive Symptoms as Young as 40. St. Louis: C2N Diagnostics; 20 August 2026.
- Alzheimer’s Association. Statement on FDA Clearance of PrecivityAD2 Blood Test for Alzheimer’s Diagnosis in Adults as Young as 40. Chicago: Alzheimer’s Association; 20 August 2026.
- U.S. Food and Drug Administration. FDA Clears First Blood Test Used in Diagnosing Alzheimer’s Disease. Silver Spring: FDA; 16 May 2025.
- Meyer MR, Kirmess KM, Eastwood S, et al. Clinical validation of the PrecivityAD2 blood test: a mass spectrometry-based test with algorithm combining %p-tau217 and Aβ42/40 ratio to identify presence of brain amyloid. Alzheimers Dement. 2024;20(5):3179-3192. doi:10.1002/alz.13764.
- Palmqvist S, Tideman P, Mattsson-Carlgren N, et al. Blood biomarkers to detect Alzheimer disease in primary care and secondary care. JAMA. 2024;332(15):1245-1257. doi:10.1001/jama.2024.13855.
- Palmqvist S, Whitson HE, Allen LA, et al. Alzheimer’s Association Clinical Practice Guideline on the use of blood-based biomarkers in the diagnostic workup of suspected Alzheimer’s disease within specialized care settings. Alzheimers Dement. 2025;21(7). doi:10.1002/alz.70535.
- Gaetani L, Agnello L, Pilotto A, et al. Blood-based biomarkers for Alzheimer’s disease diagnosis: a joint position paper from the Italian Societies of Neurology (SIN) and of Clinical Biochemistry and Clinical Molecular Biology-Laboratory Medicine (SIBioC) and from the Autonomous Association affiliated with SIN for dementia (SINdem). Neurol Sci. 2026;47:355. doi:10.1007/s10072-026-08931-7.

