Emodialisi domiciliare: costruire un percorso sicuro

Scritto il 26/08/2026
da Francesco Prutti

L'emodialisi domiciliare (HHD, Home Hemodialysis) consente alla persona con malattia renale cronica avanzata di effettuare il trattamento sostitutivo presso il proprio domicilio, secondo uno schema concordato con il team nefrologico. L'evoluzione delle apparecchiature ha contribuito a rendere questa modalità più accessibile, ma la tecnologia da sola non garantisce la sicurezza del trattamento.

La domiciliarizzazione richiede infatti un percorso strutturato, nel quale devono essere valutati paziente, caregiver, ambiente domestico, apparecchiatura, competenze acquisite e possibilità di mantenere nel tempo un collegamento efficace con il centro di riferimento [1,3].

Le esperienze italiane descrivono modelli differenti, ma mostrano elementi comuni: selezione della persona, valutazione del contesto domiciliare, formazione progressiva, verifica delle competenze e follow-up dopo l'avvio del trattamento [1,3].

Valutazione clinico-assistenziale e organizzativa pre-domiciliazione

La scelta dell'emodialisi domiciliare dovrebbe inserirsi nel percorso di scelta condivisa della terapia sostitutiva, tenendo conto delle condizioni cliniche ma anche delle caratteristiche personali, familiari e sociali della persona [4].

Non è quindi sufficiente chiedersi se il paziente sia clinicamente idoneo alla dialisi. Occorre valutare se sia in grado di apprendere le procedure necessarie, riconoscere le situazioni anomale e rispettare le procedure di sicurezza. Anche aspettative e timori del paziente e del caregiver devono essere esplorati prima dell'inizio dell'addestramento [5].

Un secondo livello di valutazione riguarda il domicilio. Spazi disponibili, possibilità di conservare materiali e apparecchiature, caratteristiche dell'impianto domestico e presenza di eventuali criticità devono essere considerati prima dell'avvio del trattamento [1,5].

In questa fase l'infermiere di dialisi contribuisce alla valutazione delle capacità della persona, alla rilevazione delle eventuali barriere e alla pianificazione del percorso formativo, in collaborazione con il team nefrologico.

Formazione per l'emodialisi domiciliare: le competenze di paziente e caregiver

Il passaggio dalla dialisi in centro alla dialisi domiciliare comporta un cambiamento sostanziale: alcune attività normalmente svolte dagli operatori sanitari vengono trasferite al paziente e, quando previsto, al caregiver.

L'obiettivo della formazione non è semplicemente insegnare a utilizzare una macchina, ma sviluppare competenze sufficienti per eseguire il trattamento in condizioni di sicurezza e riconoscere tempestivamente una situazione che richiede assistenza [2,3,6].

Il programma formativo deve comprendere la preparazione della seduta, l'utilizzo dell'apparecchiatura, la gestione dell'accesso vascolare, gli allarmi, le principali problematiche tecniche e le procedure da adottare in caso di complicanza o emergenza [2,6].

La letteratura più recente sottolinea che non esiste un'unica durata ottimale dell'addestramento: il percorso deve essere adattato alle caratteristiche della persona e la dimostrazione della competenza dovrebbe prevalere sulla semplice conclusione di un determinato numero di sessioni formative [6].

Una esperienza italiana mostra un modello nel quale paziente e caregiver vengono inizialmente addestrati in ambiente protetto e successivamente accompagnati verso l'autonomia, con il supporto dell'infermiere [3].

L'infermiere di dialisi ha quindi un ruolo importante nel verificare non soltanto l'apprendimento delle singole procedure, ma anche la capacità del paziente e del caregiver di integrarle in una sequenza corretta e sicura.

Valutazione delle competenze e mantenimento dell'autonomia

Una delle criticità dell'HHD è considerare concluso il percorso nel momento in cui il paziente ha imparato la procedura. La competenza deve invece essere mantenuta e rivalutata nel tempo.

La capacità di eseguire correttamente una seduta comprende sia abilità tecniche sia capacità decisionali: riconoscere un allarme, comprendere quando una situazione può essere gestita autonomamente e sapere quando interrompere la procedura e chiedere aiuto.

Un programma sicuro dovrebbe quindi prevedere obiettivi formativi progressivi e una valutazione finale delle competenze, oltre alla possibilità di ripetere l'addestramento quando emergano difficoltà [6].

Il retraining può diventare necessario dopo periodi di interruzione, modifiche dell'apparecchiatura o delle procedure, problemi relativi all'accesso vascolare oppure quando il paziente o il caregiver manifestano una perdita di sicurezza nell'esecuzione delle attività. In una esperienza italiana sono state descritte situazioni nelle quali problematiche cliniche e tecniche hanno richiesto un nuovo percorso di addestramento [2].

La formazione, quindi, non dovrebbe essere interpretata come una fase conclusa una volta raggiunta l'autonomia, ma come un processo continuo di mantenimento delle competenze.

Gestione delle emergenze nell'emodialisi domiciliare

A domicilio il paziente può trovarsi ad affrontare un problema senza avere immediatamente accanto un professionista. Per questo la gestione delle emergenze deve essere parte integrante dell'addestramento e non un'informazione teorica lasciata alla fine del percorso [6].

Il paziente e il caregiver devono conoscere le procedure previste dal programma per gli eventi potenzialmente pericolosi, sapere come utilizzare gli allarmi dell'apparecchiatura e avere indicazioni chiare su quando interrompere il trattamento e contattare il centro.

In questo ambito l'infermiere di dialisi riveste un ruolo fondamentale nella preparazione del paziente e del caregiver alla gestione delle situazioni critiche. Durante l'addestramento deve verificare che siano state comprese le procedure previste dal centro e che il paziente sappia riconoscere le condizioni che non possono essere gestite autonomamente.

La sicurezza dell'HHD si fonda infatti anche sulla capacità di ridurre il danno quando un evento si verifica. La letteratura propone un modello di sicurezza che comprende prevenzione, gestione dell'evento, analisi dell'accaduto e apprendimento organizzativo [6,7].

È altrettanto importante che il paziente possa riferire senza timore eventi avversi e quasi-eventi. La segnalazione non dovrebbe essere interpretata come un fallimento individuale, ma come un'opportunità per individuare criticità del percorso e migliorare le procedure [6].

Continuità assistenziale e follow-up infermieristico

La domiciliarizzazione non significa trasferire la responsabilità della terapia dal servizio sanitario al paziente. Al contrario, richiede una rete di supporto facilmente accessibile, con modalità definite per l'assistenza clinica e tecnica [7].

Il paziente deve sapere chi contattare in caso di problema e quali situazioni richiedono un intervento urgente. Il follow-up deve inoltre consentire di verificare periodicamente condizioni cliniche, andamento della terapia, accesso vascolare, competenze e sostenibilità del trattamento [1,3,5].

L'infermiere di dialisi, attraverso il follow-up, può contribuire a individuare precocemente eventuali difficoltà tecniche, problemi nella gestione dell'accesso vascolare, cambiamenti nelle capacità del caregiver o segnali di riduzione dell'autonomia. Questi elementi possono rendere necessaria una rivalutazione del percorso o un nuovo intervento formativo.

Un programma di HHD deve essere preparato anche alla possibilità che il trattamento domiciliare diventi temporaneamente o definitivamente non più appropriato. Cambiamenti clinici, tecnici o sociali possono modificare l'idoneità iniziale e rendere necessario rivalutare la metodica [7].

Questo aspetto è particolarmente importante perché la sicurezza deve prevalere sulla permanenza a tutti i costi nel percorso domiciliare.

Sicurezza dell'emodialisi domiciliare come processo continuo

Le esperienze italiane dimostrano che l'emodialisi domiciliare può essere organizzata attraverso modelli differenti, utilizzando anche apparecchiature e schemi di trattamento diversi [1-3].

Il denominatore comune non è quindi una specifica macchina o una particolare frequenza delle sedute, ma la presenza di un sistema organizzato di selezione, formazione, verifica e supporto.

L'infermiere di dialisi partecipa a queste fasi attraverso la valutazione delle competenze, l'educazione terapeutica, la preparazione alla gestione delle situazioni critiche e il monitoraggio nel tempo. La sua attività si integra con quella del nefrologo e degli altri professionisti coinvolti nel programma domiciliare.

La vera sfida dell'emodialisi domiciliare non consiste quindi soltanto nel portare la tecnologia a casa, ma nel costruire intorno alla persona un sistema capace di mantenere autonomia e sicurezza contemporaneamente.

Quando queste condizioni vengono meno, la rivalutazione del percorso non rappresenta un insuccesso: è parte integrante di una presa in carico realmente centrata sulla persona.

Bibliografia

  1. Brancaccio S, Capuano A, Memoli A, Federico S. Aspetti tecnico-organizzativi ed assistenziali del primo programma di emodialisi extracorporea domiciliare attivato in Campania. G Ital Nefrol. 2018.
  2. Brunati C, Cassaro F, Cretti L, Izzo M, Pegoraro M, Negri D, et al. Dialisi domiciliare quotidiana con NxStage System One: analisi dei risultati in una casistica monocentrica italiana. G Ital Nefrol. 2017.
  3. Lentini P, Gemelli A, Battaglia Y, Ambrogio A, Esposito R, Zanoli L, et al. Emodialisi domiciliare: una esperienza condivisa. G Ital Nefrol. 2021;38(5).
  4. Piccoli GB, Ferraresi M, Caputo F, Quarello F, Viganò MR, Mascia F, et al. Dialisi domiciliare sì, ma quale? Emodialisi domiciliare e dialisi peritoneale a confronto: una controversia non controversa. G Ital Nefrol. 2012;29(2):148-159.
  5. Ashby D, Borman N, Burton J, Corbett R, Davenport A, Farrington K, et al. Renal Association Clinical Practice Guideline on Haemodialysis. BMC Nephrol. 2019;20:379.
  6. Platnich JM, Pauly RP. Patient Training and Patient Safety in Home Hemodialysis. Clin J Am Soc Nephrol. 2024;19(8):1045-1050. doi:10.2215/CJN.0000000000000416.
  7. Pauly RP, Eastwood DO, Marshall MR. Patient safety in home hemodialysis: quality assurance and serious adverse events in the home setting. Hemodial Int. 2015;19 Suppl 1:S59-S70. doi:10.1111/hdi.12248.