Ebola in Congo, epidemia record, superati 2700 decessi

Scritto il 27/08/2026
da Redazione

Il focolaio da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo ha superato 5.600 casi confermati e 2.700 decessi ed è il più grave mai registrato nel Paese. L’OMS lo considera emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale dal 17 maggio. In Italia resta in vigore l’ordinanza del Ministero della Salute che obbliga chi rientra da Congo e Uganda a segnalarsi all’ASL entro 24 ore.

Oltre 2.700 morti e una letalità intorno al 48%

Al 25 agosto 2026 il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) conta nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) 5.656 casi confermati e2.715 decessi, con1.245 persone guaritee792 pazienti ricoverati in isolamento. Nelle sole 24 ore precedenti erano stati notificati 72 nuovi casi.

La rete associativa AMSI-UMEM-CO-MAI-UXU, che ha diffuso il 26 agosto un comunicato sull’emergenza, riporta i dati aggiornati al 23 agosto: 5.584 casi e 2.680 decessi, con untasso di letalità intorno al 48%e un tracciamento nazionale dei contatti fermo all’83,4%.

L’Organizzazione mondiale della sanità, nel Disease Outbreak News del 14 agosto, indicava una letalità grezza del 46,8% e segnalava nella settimana epidemiologica 32 il picco di trasmissione, con 579 nuovi casi e 304 decessi in sette giorni. Il focolaio è stato dichiarato dalle autorità congolesi il 15 maggio 2026 e ha superato i mille casi in quaranta giorni, molto più rapidamente dell’epidemia del 2018.

Sei province colpite, l’Ituri concentra l’85% dei casi

La trasmissione interessa 54 zone sanitarie distribuite su sei province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uélé, Tshopo e Bas-Uélé. L’Ituri resta l’epicentro con 28 zone sanitarie su 36 coinvolte e circa l’85% dei casi nazionali. Il virus continua a comparire in aree fino a poche settimane fa indenni.

Sul terreno pesano i conflitti armati nell’est del Paese, gli spostamenti continui della popolazione, la carenza di laboratori e la disinformazione. Le Nazioni Unite hanno segnalato che in diverse zone le équipe non riescono ad accedere ai territori controllati dai gruppi armati, rendendo il tracciamento dei contatti e le sepolture sicure quasi impraticabili.

Operatori sanitari: oltre 155 contagi e 45 decessi

Il dato che riguarda più da vicino i professionisti sanitari è quello sul personale contagiato. Al 9 agosto l’OMS aveva registrato almeno 155 casi confermati fra gli operatori sanitari, con 45 decessi e 68 guarigioni, per una letalità del 29%. Le Nazioni Unite, a metà agosto, parlavano di oltre 160 operatori infettati.

A questo si aggiungono le aggressioni contro personale, strutture e mezzi di soccorso, che la rete AMSI-UMEM indica fra gli ostacoli principali alla risposta. «Proteggere chi cura è la prima regola della salute globale», sostiene il professor Foad Aodi, fondatore di AMSI e membro del Registro Esperti FNOMCeO, che chiede dispositivi di protezione adeguati, retribuzioni puntuali e formazione per il personale in prima linea.

Vaccini: 70mila dosi di Ervebo, efficacia sul Bundibugyo ancora da dimostrare

Il 20 agosto l’International Coordinating Group on Vaccine Provision ha autorizzato il rilascio immediato alla RDC di 70.000 dosi divaccino Ervebodalla scorta globale. Di queste, 50.000 andranno agli operatori sanitari e al personale di prima linea secondo le raccomandazioni del SAGE dell’OMS, mentre 20.000 sono destinate a uno studio clinico di fase 3.

Il punto critico riguarda l’indicazione.Ervebo è autorizzato contro la malattia daZaire ebolavirus, non contro ilBundibugyo virusresponsabile di questo focolaio.I dati di laboratorio e sugli animali suggeriscono una possibile protezione crociata, che però nessuno studio sull’uomo ha ancora confermato. L’OMS chiede quindi che a ogni persona candidata alla vaccinazione vengano spiegati benefici attesi, rischi e limiti delle conoscenze disponibili, con consenso informato. Il trial PARTNERS, avviato il 2 luglio in tre strutture dell’Ituri, ha già arruolato oltre cento casi confermati.

Uganda, Francia e Germania

L’Uganda ha notificato 20 casi confermati e 2 decessi e ha dichiarato chiuso il proprio focolaio il 28 luglio, dopo 42 giorni senza nuovi casi acquisiti localmente, mantenendo però una sorveglianza rafforzata. InFranciaè stato diagnosticato il 24 giugno un caso importato in un medico umanitario rientrato dalla RDC: il paziente è guarito e non si è verificata trasmissione secondaria. InGermaniasono stati trattati due pazienti evacuati dall’area del focolaio.

L’OMS classifica il rischio come molto elevato in RDC, elevato in Uganda e nei Paesi confinanti, basso nel resto del mondo, e continua a sconsigliare restrizioni ai viaggi e al commercio. L’ECDC valuta molto bassa la probabilità di infezione per chi vive nell’Unione europea.

In Italia l’ordinanza del 29 maggio e i cinque livelli di rischio

Per gli infermieri che lavorano in pronto soccorso, nei servizi territoriali e negli ambulatori, il riferimento operativo èl’ordinanza del Ministro della Salute del 29 maggio 2026, valida 120 giorni e accompagnata da una circolare tecnica.

Chi ha soggiornato in RDC o in Uganda nei 21 giorni precedenti deve comunicarlo al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria di riferimento entro 24 ore dall’ingresso in Italia. La circolare gradua poi le misure su cinque livelli di rischio:

  • rischio molto basso: nessuna restrizione, obbligo di restare reperibili per l’azienda sanitaria in caso di sintomi;
  • rischio basso: automonitoraggio quotidiano e controlli del dipartimento di prevenzione;
  • rischio moderato: monitoraggio giornaliero, rilevazione della temperatura e comunicazione degli spostamenti;
  • rischio alto: quarantena fino al 21° giorno dall’ultima esposizione o dall’uscita dall’area interessata;
  • rischio molto alto(contatto con liquidi biologici di un caso confermato o contatto non protetto con paziente sintomatico): trasporto in biocontenimento.
Gli aeromobili con a bordo passeggeri sintomatici possono atterrare soltanto sullo scalo sanitario di Roma Fiumicino.

Triage e anamnesi di viaggio: cosa cambia nella pratica

Il virus Bundibugyo si trasmette per contatto diretto con sangue e altri liquidi biologici di persone sintomatiche o con animali infetti.Non si trasmette per via aerea, e una persona asintomatica non è contagiosa. L’incubazione va da 2 a 21 giorni; il quadro iniziale comprende febbre, astenia e mialgie, cui possono seguire sintomi gastrointestinali, disfunzione d’organo e manifestazioni emorragiche.

Nella pratica quotidiana questo si traduce indue accorgimenti al triage. Il primo è l’anamnesi di viaggio nei 21 giorni precedenti, davanti a una febbre di origine non chiara. Il secondo riguarda l’informazione al paziente: chi presenta febbre, dolori muscolari, vomito o diarrea entro 21 giorni dal rientro da un’area interessata deve contattare i servizi sanitari segnalando il viaggio, senza presentarsi di propria iniziativa in una struttura che non sia stata preavvisata.

AMSI e UMEM ricordano che per la popolazione generale in Italia non esiste al momento un rischio rilevante, e invitano a contrastare le informazioni false e la stigmatizzazione delle comunità africane. Per chi viaggia verso RDC, Uganda, Ruanda, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana le indicazioni restano evitare il contatto con persone malate e con i loro liquidi biologici, non partecipare a pratiche funerarie che comportino contatto con la salma, non manipolare o consumare carne selvatica a rischio, curare l’igiene delle mani e, per il personale sanitario, usare correttamente i dispositivi di protezione individuale.

L’allarme di Aodi: «Numeri probabilmente sottostimati»

Nel comunicato, il professor Aodi sostiene che le statistiche disponibili siano sottostimate e che i casi reali possano essere fino a tre volte superiori a quelli dichiarati, per via delle condizioni di guerra, del sovraffollamento degli sfollati e della carenza di laboratori diagnostici. Si tratta di una stima della rete associativa, non di un dato ufficiale dell’OMS.

La rete chiede l’invio di delegazioni internazionali di medici ed esperti, nuovi laboratori mobili, posti letto aggiuntivi e il rafforzamento della sorveglianza alle frontiere, e sollecita governi e istituzioni internazionali a trasformare in fretta gli impegni finanziari già annunciati in personale, mezzi e strutture sul campo.

«Salvare l’Africa centrale significa proteggere la sicurezza sanitaria del mondo intero», afferma Aodi.

Fonti

  1. European Centre for Disease Prevention and Control. Ebola disease outbreak in the Democratic Republic of the Congo and Uganda [Internet]. Stoccolma: ECDC; 2026 [consultato il 27 agosto 2026]. Disponibile su:ecdc.europa.eu
  2. AMSI, UMEM, CO-MAI, AISCNEWS, Movimento Uniti per Unire. Ebola in Congo, 5.584 casi e 2.680 morti. Comunicato stampa. Roma; 26 agosto 2026.
  3. World Health Organization. Ebola disease caused by Bundibugyo virus – Democratic Republic of the Congo. Disease Outbreak News [Internet]. Ginevra: OMS; 14 agosto 2026 [consultato il 27 agosto 2026]. Disponibile su:who.int
  4. Centers for Disease Control and Prevention. Ebola Outbreak: Current Situation [Internet]. Atlanta: CDC; 2026 [consultato il 27 agosto 2026]. Disponibile su:cdc.gov
  5. World Health Organization, Africa CDC. WHO and Africa CDC welcome the allocation of Ebola vaccines to the Democratic Republic of the Congo [Internet]. Ginevra: OMS; 20 agosto 2026 [consultato il 27 agosto 2026]. Disponibile su:who.int
  6. Gavi, the Vaccine Alliance. Gavi welcomes recommendation to include existing Ebola vaccine Ervebo in clinical trials for Bundibugyo virus disease [Internet]. Ginevra: Gavi; 2026 [consultato il 27 agosto 2026]. Disponibile su:gavi.org
  7. Ministero della Salute. Ordinanza 29 maggio 2026 – Procedure operative e misure di sorveglianza sanitaria relative alla Malattia da Virus Ebola. Roma; 2026.
  8. Regione Lombardia. Ebola: indicazioni per i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda [Internet]. Milano: Regione Lombardia; 2026 [consultato il 27 agosto 2026]. Disponibile su:regione.lombardia.it