Toscana, telemonitoraggio scompenso cardiaco: nuovo modello post-dimissione

Scritto il 23/07/2025
da Redazione

Un nuovo modello di presa in carico post-dimissione sta cambiando l’approccio alla gestione dello scompenso cardiaco in Toscana. Dopo una fase pilota avviata presso gli ospedali fiorentini di Santa Maria Nuova e San Giovanni di Dio, il progetto di telemonitoraggio Connect HF/CKD entra ora in piena attività. L’obiettivo è intercettare precocemente segni di instabilità clinica nei pazienti reduci da ricovero, per evitare riacutizzazioni e nuovi accessi in ospedale. I numeri parlano chiaro: nei primi trenta giorni dall’attivazione, il tasso di riammissione ospedaliera è sceso dal 17% all’1,2%, e la mortalità totale è passata dall’11% a poco più dell’1%. Risultati che suggeriscono una svolta concreta nella gestione della cronicità cardiovascolare, e che aprono la strada all’estensione del progetto a tutta l’Azienda Toscana Centro e successivamente al territorio.

Un’équipe multidisciplinare e una tecnologia semplice

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Un nuovo modello di presa in carico post-dimissione sta cambiando l’approccio alla gestione dello scompenso cardiaco in Toscana.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra più dipartimenti dell’Azienda Toscana Centro, con il coordinamento della Cardiologia Firenze 1, coinvolti anche la Nefrologia, la Medicina Generale e il Dipartimento Infermieristico e Ostetrico.

Il monitoraggio avviene nelle settimane successive alla dimissione, fase particolarmente critica per chi soffre di scompenso cardiaco. I pazienti vengono dotati di un kit per la rilevazione dei parametri fondamentali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, peso, saturazione, ECG).

I dati, trasmessi a un portale condiviso, vengono controllati quotidianamente dai professionisti sanitari coinvolti. In caso di valori anomali, il team può attivarsi rapidamente per un intervento a domicilio o un adeguamento della terapia.

Per i pazienti più anziani o fragili, le misurazioni sono effettuate dagli infermieri a casa. Tutti gli altri sono in grado di utilizzare autonomamente il kit. Il sistema si integra con il lavoro del medico di medicina generale e può rappresentare un modello replicabile nelle future Case della Comunità.

Un impatto clinico già misurabile

Lo scompenso cardiaco rappresenta una delle principali cause di ricovero e riacutizzazione nei pazienti cronici. In Toscana si registrano circa 10mila ricoveri l’anno per questa patologia. Secondo i dati aziendali, la mortalità a 30 giorni dalla dimissione è pari all’11,4%, mentre il tasso di riammissione è del 15,8%.

Nel gruppo di pazienti seguiti con telemonitoraggio, però, i primi dati parlano di un’incidenza dell’1,2% per entrambi gli indicatori. La riduzione è netta e ha riguardato non solo i casi più gravi, ma anche quelli a rischio moderato.

Abbiamo rilevato un elevato gradimento da parte degli utenti coinvolti commenta il dottor Massimo Milli, direttore di Cardiologia Firenze 1 che hanno apprezzato di essere strettamente seguiti dopo un evento di ricovero fisicamente e psicologicamente impattante.

Il cardiologo ha inoltre evidenziato l’importanza della possibilità di intervenire tempestivamente: Nel mese di osservazione a distanza abbiamo intercettato tre fasi di pre-instabilizzazione trattate al domicilio, evitando il ricovero. Nel 30% dei casi siamo riusciti a ottimizzare la terapia prima ancora del follow-up ambulatoriale previsto.

Un progetto con prospettiva regionale

Il percorso è attualmente attivo presso Santa Maria Nuova e San Giovanni di Dio, ma è già previsto il suo allargamento progressivo agli altri presidi dell’Azienda sanitaria (Empoli, Prato, Pistoia). In linea con gli obiettivi della Regione Toscana in materia di Telemedicina, il modello sarà poi esteso al territorio, con il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale e delle strutture di prossimità.

Il successo di questa esperienza pilota dimostra che l’innovazione digitale, se integrata in una rete clinica ben strutturata, può davvero migliorare gli esiti clinici e alleggerire la pressione sugli ospedali. È una strada concreta, non più solo sperimentale, per ripensare la sanità delle cronicità in chiave moderna, personalizzata e sostenibile.