Screening oncologici, nel 2025 cresce la partecipazione ma restano forti i divari tra Nord e Sud

Scritto il 26/07/2026
da Redazione

Nel 2025 i programmi di screening oncologico organizzato hanno raggiunto quasi 17,7 milioni di cittadini, con oltre 7,5 milioni di persone che hanno aderito all'invito. I dati confermano un miglioramento della partecipazione agli screening per il tumore della mammella e, seppur più contenuto, anche per quello del colon-retto. Restano invece segnali di rallentamento per lo screening cervicale e persistono profonde differenze territoriali, con il Mezzogiorno ancora distante dalle performance registrate nel Centro-Nord. È quanto emerge dal rapporto "La diffusione degli screening oncologici in Italia nel 2025", elaborato dall'Osservatorio Nazionale Screening sui dati raccolti fino al 30 aprile 2026. Il documento offre una fotografia aggiornata della capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire programmi di prevenzione organizzata, uno degli indicatori chiave dei Livelli essenziali di assistenza (LEA).

Oltre 17 milioni di inviti, ma l'adesione resta una sfida

mammografo

Mammografo

Nel corso del 2025 sono state invitate complessivamente 17.717.331 persone, considerando anche le Regioni che hanno già esteso gli screening mammografici e colorettali alle fasce di età previste dal Piano Nazionale della Prevenzione e dal Piano Oncologico Nazionale. Gli aderenti sono stati 7.514.527.

Limitando l'analisi alla popolazione compresa nelle fasce di età previste dai LEA, gli inviti sono stati 15.976.679, mentre gli utenti che hanno effettivamente eseguito il test di screening sono stati 6.565.821.

Questi numeri confermano come gli screening rappresentino uno degli strumenti più efficaci per individuare precocemente i tumori, aumentando le possibilità di cura e riducendo la mortalità.

Migliora lo screening mammografico

Tra i tre programmi di screening organizzato è quello mammografico a registrare i risultati migliori.

Nel 2025 sono state invitate 4.086.909 donne, con un'estensione pari al 96,1% della popolazione target. L'adesione è salita al 58,4%, oltre quattro punti percentuali in più rispetto al 2024.

L'indicatore nazionale di copertura da esami raggiunge così il 53,1%, in miglioramento rispetto all'anno precedente. Particolarmente significativo il recupero registrato nel Sud e nelle Isole, dove l'adesione aumenta di oltre sette punti percentuali, pur restando inferiore rispetto ai valori del Nord.

Persistono tuttavia forti differenze regionali. La Calabria registra l'estensione più bassa degli inviti (33,1%), mentre la Provincia autonoma di Trento supera il 110%.

Screening cervicale: cala la copertura complessiva

Per il tumore della cervice uterina sono state invitate 3.639.937 donne, con un'estensione degli inviti pari al 107%.

L'adesione cresce leggermente, attestandosi al 43,5%, ma l'indicatore nazionale di copertura da esami scende al 48,4%, con una diminuzione di 2,6 punti percentuali rispetto al 2024.

Anche in questo caso emergono importanti differenze territoriali. La Calabria registra l'adesione più bassa (16,7%), mentre il Friuli Venezia Giulia raggiunge il 72%.

Colon-retto: aderisce poco più di un cittadino su tre

Lo screening colorettale continua a rappresentare il programma con le maggiori criticità sul fronte della partecipazione.

Nel 2025 sono stati inviati 8.249.833 inviti, pari al 98,2% della popolazione target, mentre l'adesione si ferma al 35,8%, sostanzialmente stabile rispetto al 2024.

L'indicatore nazionale di copertura da esami sale al 34,9%, grazie soprattutto al miglioramento registrato nelle regioni meridionali, dove per la prima volta l'estensione degli inviti raggiunge il 91% della popolazione interessata.

La partecipazione resta però molto disomogenea: si passa dal 6,4% della Calabria al 65,3% del Veneto.

Il Sud recupera terreno, ma il divario resta evidente

Uno degli elementi più significativi del rapporto riguarda il graduale miglioramento registrato nel Mezzogiorno.

Per tutti e tre gli screening si osserva infatti un incremento della capacità di invitare la popolazione, mentre nello screening mammografico aumenta sensibilmente anche la partecipazione delle cittadine.

Nonostante questi progressi, il confronto con le regioni settentrionali continua a evidenziare un divario importante, sia nella copertura degli inviti sia nell'adesione ai programmi organizzati. Secondo l'Osservatorio Nazionale Screening, il Nord mantiene ancora i valori più elevati per tutti gli indicatori analizzati.

Si amplia gradualmente la platea degli screening

Il rapporto fotografa anche l'estensione progressiva dei programmi a nuove fasce di età, come previsto dal Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 e dal Piano Oncologico Nazionale 2023-2027.

Per la mammografia:

  • nella fascia 45-49 anni l'estensione raggiunge il 31,2%, con un'adesione del 63,9%
  • nella fascia 70-74 anni l'estensione sale al 50,3%, mentre l'adesione arriva al 67,8%

Anche per lo screening colorettale nella fascia 70-74 anni prosegue l'espansione del programma: nel 2025 l'estensione degli inviti raggiunge il 44%, quasi dieci punti in più rispetto all'anno precedente, grazie all'ingresso di nuove Regioni. L'adesione si mantiene al 46,1%.

Dietro questi risultati c'è il lavoro quotidiano dei servizi di prevenzione, dei centri screening e dei professionisti sanitari coinvolti nell'organizzazione dei percorsi.

Gli infermieri svolgono un ruolo centrale nell'accoglienza, nell'informazione ai cittadini, nell'esecuzione di parte degli esami, nella presa in carico delle persone con test positivi e nel coordinamento dei percorsi diagnostici successivi. Accanto alla capacità organizzativa delle aziende sanitarie, proprio la qualità della comunicazione con la popolazione rappresenta uno dei fattori che maggiormente influenzano l'adesione agli screening.

Il rapporto conferma che il sistema sta recuperando terreno dopo le difficoltà degli anni della pandemia, ma evidenzia anche come il raggiungimento di una prevenzione realmente uniforme sul territorio nazionale richieda ulteriori investimenti organizzativi, una maggiore equità nell'offerta e un rafforzamento dei servizi territoriali, affinché tutti i cittadini possano accedere con le stesse opportunità ai programmi di diagnosi precoce.