Virus respiratori, la nuova guida ECDC sulla sorveglianza integrata

Scritto il 24/07/2026
da Chiara Sideri

La sorveglianza di influenza, SARS-CoV-2 e virus respiratorio sinciziale non può limitarsi al conteggio dei test positivi. La nuova guida ECDC propone un sistema integrato capace di collegare dati epidemiologici, clinici e virologici alla programmazione degli interventi di sanità pubblica, alla valutazione della gravità e alla risposta dei servizi sanitari. L’European Centre for Disease Prevention and Control ha pubblicato nel luglio 2026 la prima versione della guida Integrated respiratory virus surveillance guidance for the EU/EEA – A framework for surveillance to inform public health action.[1] Il documento sostituisce le precedenti considerazioni operative elaborate nel 2022 da ECDC e Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità e costituisce il modulo principale di un progetto destinato a essere completato con ulteriori approfondimenti tecnici. Non è una linea guida clinica per la diagnosi, il trattamento o l’assistenza alla singola persona. È un framework operativo di sanità pubblica, rivolto principalmente alle autorità nazionali e subnazionali e alle figure responsabili della progettazione, del coordinamento e della valutazione dei sistemi di sorveglianza. La guida è stata elaborata dall’ECDC con il contributo di un gruppo di lavoro costituito nell’ambito dell’European Respiratory Viruses Network, ERVI-NET, e successivamente condivisa con la rete e con l’Advisory Forum dell’agenzia. Il documento descrive un processo di confronto tra persone esperte e portatrici di interesse, ma non presenta una graduazione formale della certezza delle prove paragonabile a quella utilizzata nelle linee guida clinico-assistenziali.[1]

Una sorveglianza costruita per orientare le decisioni

virus respiratori

La sorveglianza integrata combina informazioni provenienti da fonti differenti per descrivere le infezioni respiratorie acute lungo l’intero spettro di gravità: dalle forme sintomatiche che non raggiungono i servizi sanitari fino ai ricoveri, agli accessi in terapia intensiva e ai decessi.

L’obiettivo non è soltanto conoscere quali virus stiano circolando. Il sistema deve permettere di comprendere quando, dove e in quali popolazioni aumenta la malattia, quale sia il contributo dei diversi patogeni, quali gruppi presentino il rischio più elevato di forme gravi e quale pressione venga esercitata sui servizi sanitari.

La guida si colloca nel quadro definito dal Regolamento UE 2022/2371 sulle gravi minacce sanitarie transfrontaliere e dalla Decisione di esecuzione UE 2018/945 sulle malattie trasmissibili sottoposte a sorveglianza e sulle relative definizioni di caso.[2,3] È inoltre coerente con gli standard pubblicati dall’OMS nel 2024 per la sorveglianza sentinella integrata dell’influenza e degli altri virus respiratori con potenziale epidemico o pandemico.[4]

Il campo principale di applicazione comprende virus influenzali, SARS-CoV-2 e virus respiratorio sinciziale, RSV. Gli obiettivi epidemiologici considerano tuttavia anche gli altri patogeni respiratori, perché possono contribuire al burden complessivo e modificare l’andamento delle sindromi respiratorie osservate nella popolazione.

I tre obiettivi della sorveglianza integrata

Il framework individua tre obiettivi generali, dai quali devono derivare la scelta dei sistemi, delle variabili e delle analisi.

ObiettivoInformazioni necessariePossibili utilizzi
Monitorare le caratteristiche epidemiologicheDistribuzione nel tempo, tra le popolazioni e nei territori; intensità, stagionalità, gravità, impatto e presenza di cluster o quadri inattesiIndividuare precocemente i cambiamenti e orientare prevenzione, comunicazione e risposta sanitaria
Monitorare l’evoluzione virologicaTipi, sottotipi, linee genetiche, caratteristiche antigeniche, suscettibilità agli antivirali e capacità dei test di rilevare i virus circolantiValutare la comparsa di nuove linee, possibili modificazioni della virulenza o della trasmissibilità e corrispondenza con i prodotti per l’immunizzazione
Valutare burden e interventiCarico di malattia, efficacia vaccinale, impatto dei programmi di immunizzazione e degli altri interventiIdentificare gruppi prioritari, programmare le risorse e valutare l’effetto delle strategie adottate

I primi due obiettivi riguardano il monitoraggio epidemiologico e virologico continuativo. Il terzo richiede spesso analisi più complesse, studi dedicati e collegamenti tra banche dati, perché la sorveglianza routinaria non è sufficiente a rispondere a tutte le domande sul burden e sull’efficacia degli interventi.[1]

Sistemi core, supplementari e fonti complementari

ECDC non propone un singolo sistema uniforme per tutti i Paesi. Le autorità sanitarie devono partire dagli obiettivi, mappare le fonti disponibili, individuare le lacune e scegliere la combinazione più adeguata al proprio contesto.

I sistemi core rappresentano la struttura prioritaria della sorveglianza: assistenza primaria, ospedali, laboratori, caratterizzazione dei virus e sorveglianza basata sugli eventi.

I sistemi supplementari ampliano la porzione di popolazione osservata e possono includere mortalità, Pronto soccorso, strutture residenziali, acque reflue e sorveglianza partecipativa.

Le fonti complementari non costituiscono necessariamente sistemi routinari di sorveglianza, ma aggiungono informazioni indispensabili per interpretare l’impatto: copertura ed efficacia vaccinale, esitazione verso l’immunizzazione, consumo di farmaci, occupazione di ospedali e terapie intensive, assenteismo e dati provenienti dalla ricerca.

La distinzione non esprime una gerarchia di valore assoluta. Indica piuttosto quali componenti dovrebbero essere garantite stabilmente e quali possano essere aggiunte per rispondere a domande specifiche o compensare i limiti del sistema principale.

Dai segnali epidemiologici alle azioni di sanità pubblica

La sorveglianza deve produrre informazioni utilizzabili a frequenze differenti.

Il monitoraggio routinario sostiene la comunicazione periodica dei trend. Un cambiamento significativo può richiedere una valutazione rapida del rischio, integrando più fonti e il giudizio delle persone esperte. Le analisi consolidate, condotte dopo una stagione epidemica o su più anni, possono invece contribuire alla ricerca, alla valutazione degli interventi e al miglioramento della qualità dei dati.

Le informazioni generate possono orientare la composizione dei vaccini e degli anticorpi monoclonali, l’identificazione dei gruppi prioritari, il momento delle campagne di immunizzazione, l’impiego degli antivirali e le misure di sanità pubblica.

Per i servizi sanitari, la sorveglianza deve contribuire alla programmazione delle misure di infection prevention and control, delle strategie diagnostiche, delle stanze di isolamento, dei dispositivi di protezione, delle risorse professionali, dei posti letto, delle aree respiratorie dedicate e della capacità delle terapie intensive, comprese quelle pediatriche.[1]

La sorveglianza deve proseguire durante tutto l’anno

Sebbene il maggiore burden delle infezioni respiratorie si concentri generalmente nei mesi freddi, ECDC raccomanda di mantenere durante tutto l’anno la capacità di rilevare i segnali, monitorare l’impatto sui servizi e caratterizzare i virus circolanti.

Al momento della pubblicazione della guida, SARS-CoV-2 non viene considerato un virus esclusivamente invernale. Anche RSV e influenza possono circolare o determinare focolai al di fuori della stagione tradizionale. Le identificazioni influenzali durante l’estate possono inoltre contribuire, insieme ai dati dell’emisfero australe, alle prime valutazioni sui virus potenzialmente attesi nella stagione successiva.

Quando le risorse sono limitate, l’intensità di alcune componenti può essere ridotta. Deve tuttavia rimanere attiva almeno la capacità di rilevare, valutare e comunicare i segnali epidemiologici e virologici, con la possibilità di potenziare rapidamente il sistema.

La sorveglianza ospedaliera dovrebbe essere salvaguardata, perché è essenziale per valutare la gravità e non può essere sostituita adeguatamente dalle sole fonti supplementari. La continuità dei dati è necessaria anche per costruire soglie, confrontare le stagioni e distinguere eventi inattesi dalla normale variabilità.

Il valore e i limiti del livello europeo

I dati nazionali e subnazionali rappresentano la base della sorveglianza europea. La trasmissione settimanale all’ECDC permette il monitoraggio sovranazionale, il confronto tra contesti e la pubblicazione dell’European Respiratory Virus Surveillance Summary, ERVISS.

L’aggregazione di informazioni provenienti da più Paesi può aumentare la numerosità dei campioni e la precisione statistica delle stime, soprattutto per fenomeni poco frequenti o nuovi virus e linee emergenti.

La standardizzazione delle definizioni, tuttavia, non rende automaticamente sovrapponibili i risultati. Differenze nella popolazione coperta, nell’accesso ai servizi, nelle politiche di testing, nei sistemi di codifica, nella completezza dei dati e nel disegno delle reti possono influenzare gli indicatori.

Per questa ragione, gli output devono essere interpretati nel loro contesto. L’armonizzazione delle variabili facilita il confronto, ma non elimina le differenze strutturali tra i sistemi sanitari e di sorveglianza.

Digitalizzazione

La trasformazione digitale offre la possibilità di raccogliere informazioni più estese, rapide e meno dipendenti dalla compilazione manuale. Cartelle cliniche elettroniche, registri, database di laboratorio e flussi amministrativi possono essere collegati per descrivere diagnosi, comorbidità, utilizzo dei servizi, ricoveri, esiti e stato vaccinale.

I sistemi automatizzati possono risultare più resilienti durante le fasi di pressione assistenziale e sostenere una sorveglianza continuativa durante tutto l’anno. Le potenzialità dipendono però dalla qualità dell’infrastruttura informatica, dall’interoperabilità e dalla possibilità di collegare fonti differenti.

I dati elettronici vengono raccolti innanzitutto per finalità cliniche e amministrative, non per la sorveglianza. Pratiche di codifica, incentivi economici, modalità di documentazione e flussi assistenziali possono modificare gli indicatori prodotti.

Il quadro europeo è destinato a evolvere anche con l’attuazione dello European Health Data Space, che introduce nuovi requisiti in materia di interoperabilità, accesso e riutilizzo dei dati sanitari.

Intelligenza artificiale e documentazione clinica

Sintomi come febbre e tosse, centrali nelle definizioni sindromiche, non sono sempre registrati in campi strutturati. Possono essere presenti soltanto nel testo libero della documentazione clinica.

L’impiego di modelli linguistici per estrarre automaticamente queste informazioni è in fase di studio e potrebbe migliorare sensibilità e interpretabilità della sorveglianza. La guida non presenta tuttavia questa applicazione come una soluzione già validata e trasferibile in modo uniforme.

Restano aperte questioni relative a validità metodologica, protezione dei dati, governance, trasparenza e appropriatezza dei casi d’uso.

Al momento della pubblicazione non è ancora disponibile una guida operativa europea formalizzata per applicare ai dati delle cartelle elettroniche le definizioni di sindrome simil-influenzale (influenza-like illness, ILI), infezione respiratoria acuta (acute respiratory infection, ARI) e infezione respiratoria acuta grave (severe acute respiratory infection, SARI). Gli algoritmi dovrebbero quindi essere validati rispetto ai sistemi sindromici tradizionali e i metodi utilizzati dovrebbero essere descritti in maniera trasparente.[1]

Come progettare un sistema di sorveglianza affidabile

La qualità dei risultati non dipende soltanto dalla quantità di dati raccolti. Dipende dal modo in cui i casi vengono identificati, dalla popolazione coperta, dalla rappresentatività, dalla stabilità delle procedure e dalla sostenibilità nel tempo.

Identificazione sindromica e conferma di laboratorio

L’identificazione sindromica utilizza definizioni standardizzate basate sulla presentazione clinica. È alla base della sorveglianza ILI e ARI nell’assistenza primaria e SARI negli ospedali.

Quando integrata con il testing virologico, consente di stimare l’incidenza delle infezioni respiratorie che richiedono assistenza, valutare il contributo dei diversi patogeni e osservare anche le persone negative per influenza, SARS-CoV-2 e RSV. Permette inoltre di intercettare presentazioni insolite senza attendere l’identificazione di uno specifico patogeno.

L’identificazione basata sulla conferma di laboratorio è generalmente tempestiva e specifica per il singolo virus, ma dipende dalle strategie diagnostiche. Un aumento dei test può produrre un incremento delle positività osservate senza che sia necessariamente cambiata nella stessa misura la circolazione nella popolazione.

I due approcci non devono quindi essere considerati alternativi. Possono integrarsi e compensare reciprocamente i rispettivi limiti.

Le definizioni europee costituiscono il riferimento per l’armonizzazione. La guida segnala che nuove definizioni per ILI, ARI, SARI, influenza, Covid-19 e RSV erano state proposte, ma non ancora pubblicate al momento della stesura.[1]

ILI, ARI e SARI non misurano esattamente lo stesso fenomeno

La definizione ILI, sindrome simil-influenzale, è relativamente specifica per l’attività influenzale. ARI comprende invece una gamma più ampia di infezioni respiratorie acute ed è meno orientata verso un singolo patogeno.

ARI costituisce una base più inclusiva per il campionamento virologico, ma i suoi trend possono essere più difficili da interpretare perché dipendono da più virus contemporaneamente. Questa caratteristica può però favorire l’identificazione di patogeni emergenti o di quadri insoliti.

Nei sistemi che adottano ARI, ECDC incoraggia a continuare a registrare anche le consultazioni ILI, eventualmente come sottoinsieme, per conservare un indicatore più specifico dell’attività influenzale.

Copertura universale e reti sentinella

La sorveglianza universale utilizza dati provenienti da tutte o dalla maggior parte delle strutture presenti in un territorio. Può basarsi su notifiche obbligatorie, cartelle elettroniche o registri.

La sorveglianza sentinella si fonda invece su una selezione di strutture che raccolgono sistematicamente dati sindromici e virologici secondo protocolli condivisi. Le reti sentinella sono frequentemente utilizzate nell’assistenza primaria e nella sorveglianza SARI, ma possono coinvolgere anche Pronto soccorso, terapie intensive e laboratori.

Una copertura estesa non equivale automaticamente a rappresentatività. Accessibilità dei servizi, distribuzione geografica, condizioni sociali, densità della popolazione e pratiche di codifica possono determinare una sottorappresentazione o sovrarappresentazione di alcuni gruppi.

Le strutture sentinella richiedono personale formato, tempo dedicato, coordinamento e supporto continuativo. Possono diventare fragili quando aumenta la pressione assistenziale o diminuisce la partecipazione dei centri.

Adattabilità e sostenibilità

Un sistema efficace deve poter modificare definizioni, variabili e procedure e rispondere rapidamente alla comparsa di nuovi patogeni o linee virali.

La sostenibilità dipende dalle risorse economiche, dalla disponibilità di personale, dall’infrastruttura tecnica e dal carico imposto alle strutture che producono i dati. I sistemi maggiormente automatizzati possono essere più resistenti durante le crisi, ma necessitano comunque di manutenzione, verifica e supervisione.

La riduzione delle risorse non incide soltanto sul numero di dati raccolti: può compromettere continuità, rappresentatività e capacità di interpretare correttamente i cambiamenti.

Dati individuali e collegamento tra le fonti

I dati aggregati possono descrivere l’andamento generale, ma non sono sufficienti per analizzare gravità, fattori di rischio, esiti, burden ed efficacia vaccinale.

Per queste valutazioni servono dati individuali case-based, con informazioni epidemiologiche, cliniche e virologiche sufficientemente complete.

Il collegamento può coinvolgere consultazioni territoriali, ricoveri, terapie intensive, risultati di laboratorio, registri vaccinali, dati amministrativi, mortalità e database di caratterizzazione genomica e fenotipica.

Il linkage consente anche il follow-up nel tempo e può ridurre le informazioni mancanti, particolarmente frequenti quando la raccolta dipende da questionari compilati durante fasi di elevato carico assistenziale o da persone gravemente malate che non possono riferire la propria anamnesi.

Devono essere garantiti pseudonimizzazione, ambienti sicuri e rispetto delle norme etiche e di protezione dei dati.

Consistenza e tempestività

Definizioni di caso, algoritmi, codifiche, strategie di testing e denominatori devono essere descritti e mantenuti stabili per consentire confronti nel tempo.

Una modifica dell’algoritmo di estrazione o dei criteri con cui viene eseguito un test può produrre una variazione apparente del trend. Per i sistemi basati su cartelle elettroniche, liste di codici e procedure di estrazione devono essere sottoposte a controllo di versione e ogni cambiamento deve essere documentato.

La tempestività deve essere bilanciata con la completezza. I ritardi di segnalazione devono essere misurati e considerati nell’interpretazione; quando appropriato, possono essere applicate tecniche di nowcasting per stimare gli eventi già avvenuti ma non ancora registrati.

Sorveglianza virologica

La componente virologica attraversa tutti e tre gli obiettivi della guida. Comprende identificazione del patogeno, tipizzazione, sottotipizzazione e caratterizzazione genetica e fenotipica.

La provenienza dei campioni è determinante

La fonte principale dovrebbe essere costituita dai campioni raccolti nelle reti ILI e ARI dell’assistenza primaria e nei sistemi SARI ospedalieri.

Le persone vengono selezionate perché soddisfano una definizione sindromica e i campioni vengono prelevati secondo protocolli standardizzati. Questo approccio permette di ottenere una fonte maggiormente rappresentativa dei virus responsabili delle infezioni respiratorie nella popolazione osservata.

I campioni provenienti dal testing clinico ordinario possono integrare la sorveglianza, soprattutto durante i periodi di bassa circolazione o per ampliare la ricerca di linee emergenti. Presentano però limiti: spesso non è noto come siano state selezionate le persone testate, quali patogeni siano stati ricercati e se i campioni siano stati conservati per analisi successive.

L’espansione della sorveglianza basata sui risultati di laboratorio non dovrebbe determinare la riduzione dei tamponi raccolti nei siti sindromici dedicati.

RT-PCR multiplex e test antigenici

Per finalità di sorveglianza, la RT-PCR rimane il metodo standard per affidabilità e disponibilità del campione per analisi successive.

Quando possibile, vengono preferiti i test multiplex, che permettono di ricercare contemporaneamente più patogeni, ridurre l’impiego di reagenti e materiali e abbreviare i tempi di risposta.

I test antigenici rapidi possono aumentare il numero degli accertamenti e favorire l’adesione delle strutture e della popolazione. Devono però essere accompagnati da controlli sulle prestazioni e da adeguata formazione.

Il loro impiego come preselezione prima della PCR può alterare la percentuale di positività osservata, perché i campioni PCR vengono selezionati sulla base di un risultato antigenico precedente. La completa sostituzione della PCR ridurrebbe inoltre la disponibilità di campioni rappresentativi per sottotipizzazione e caratterizzazione.[1]

Tipizzazione, sottotipizzazione e sequenziamento

Tutti i campioni influenzali positivi provenienti dai siti sentinella che effettuano tamponi su casi ILI, ARI o SARI dovrebbero essere tipizzati e sottotipizzati.

Questa attività permette di descrivere la distribuzione dei sottotipi, individuare virus influenzali non stagionali potenzialmente zoonotici e rilevare segnali iniziali di una possibile mancata corrispondenza con i componenti vaccinali.

La tipizzazione dei campioni sentinella positivi per RSV può contribuire a descrivere l’epidemiologia dei virus circolanti, anche se l’informazione non orienta ancora direttamente tutte le azioni di sanità pubblica.

La caratterizzazione genomica routinaria di influenza, SARS-CoV-2 e RSV è considerata essenziale. Il sequenziamento dell’intero genoma rappresenta il riferimento, ma possono essere utilizzati anche sequenziamento ad ampliconi e test molecolari mirati a specifici polimorfismi.

La caratterizzazione fenotipica approfondisce proprietà come il profilo antigenico e la suscettibilità agli antivirali o agli anticorpi monoclonali. I Paesi che non dispongono delle capacità necessarie possono inviare campioni selezionati ai laboratori europei di riferimento o ai centri collaboratori dell’OMS.

Qualità e gestione dei campioni

ECDC raccomanda sequenziamenti frequenti e regolari, preferendoli a grandi analisi eseguite a intervalli irregolari.

I tamponi nasofaringei o i campioni combinati nasofaringei e orofaringei sono considerati appropriati per la rilevazione molecolare di influenza e SARS-CoV-2. La conservazione deve consentire, quando necessaria, la successiva coltura o caratterizzazione del virus.

Come riferimento tecnico, il documento indica che i campioni con valore di ciclo soglia, Ct, pari o inferiore a 25 sono generalmente appropriati per ottenere sequenze genomiche di buona qualità. Campioni con Ct superiore a 30 possono non produrre un risultato completo di sequenziamento, ma possono essere ancora utilizzabili per la determinazione di sottotipi o linee.

I laboratori nazionali di riferimento devono partecipare ai programmi esterni di qualità ECDC e OMS. L’accreditamento secondo standard ISO viene incoraggiato per la diagnostica e la caratterizzazione molecolare e, preferibilmente, anche per le analisi genotipiche e fenotipiche.

Sistemi e fonti

Dopo aver definito l’architettura generale, la guida approfondisce il contributo e i limiti delle diverse componenti.

Assistenza primaria e sorveglianza ospedaliera

La sorveglianza ILI e ARI intercetta le forme lievi e moderate che raggiungono l’assistenza primaria. Se la popolazione di riferimento è definita, può consentire di stimare l’incidenza e riconoscere precocemente l’inizio o l’aumento dell’attività epidemica.

La sorveglianza SARI registra le persone ricoverate che soddisfano una definizione di infezione respiratoria acuta grave, integrando dati clinici e test virologici. È particolarmente utile per analizzare età, condizioni preesistenti, decorso, accesso in terapia intensiva ed esito.

ECDC la considera la modalità preferenziale di investimento per la sorveglianza ospedaliera, perché rimane relativamente più robusta rispetto ai cambiamenti nelle pratiche di testing.

I sistemi basati sui ricoveri confermati in laboratorio hanno elevata specificità per patogeno, ma dipendono fortemente da chi viene testato, con quali strumenti e in quale momento. Possono comunque integrare la SARI e mantenere un ruolo importante nei contesti in cui la sorveglianza sindromica non sia disponibile o sufficientemente dimensionata.

Sorveglianza di laboratorio e basata sugli eventi

La sorveglianza di laboratorio utilizza le segnalazioni dei test positivi e può offrire buona copertura geografica e trend stabili, soprattutto quando viene raccolto anche il numero complessivo degli esami eseguiti.

La disponibilità del denominatore consente di calcolare la percentuale di positività e di interpretare meglio le variazioni. L’utilità aumenta quando i risultati vengono collegati a informazioni cliniche ed epidemiologiche.

La sorveglianza basata sugli eventi, EBS, raccoglie invece informazioni prevalentemente non strutturate e provenienti da più fonti per individuare eventi insoliti, cluster o rischi emergenti. Deve essere mantenuta continuativamente a livello nazionale ed è particolarmente sensibile e tempestiva.

Eventi respiratori gravi, inattesi o insoliti possono essere condivisi attraverso l’Early Warning and Response System europeo e i meccanismi previsti dal Regolamento sanitario internazionale.

Mortalità e setting ad alto rischio

La mortalità può essere monitorata attraverso decessi associati a uno specifico virus o mediante l’eccesso di mortalità per tutte le cause.

La mortalità specifica è più direttamente attribuibile al patogeno, ma può risentire dei ritardi nella registrazione delle cause di morte. L’eccesso di mortalità è generalmente più tempestivo, ma meno specifico.

La sorveglianza sindromica in setting particolari può riguardare Pronto soccorso, servizi telefonici, strutture residenziali, popolazioni pediatriche o persone con specifiche condizioni di rischio.

Il monitoraggio di cluster nelle strutture a lungo termine può intercettare precocemente l’attività respiratoria in popolazioni vulnerabili che potrebbero non essere adeguatamente rappresentate nei sistemi core.

Acque reflue

La sorveglianza delle acque reflue può fornire un segnale di circolazione comunitaria indipendente dal comportamento di ricorso ai servizi e dalle strategie di testing.

ECDC la considera un sistema supplementare, da utilizzare insieme ad altre fonti. Se impiegata isolatamente, non permette di conoscere età, fattori di rischio, gravità, esiti o caratteristiche individuali delle persone coinvolte. Anche l’attribuzione a specifici sottotipi o linee può essere limitata.

Restano criticità metodologiche riguardanti la standardizzazione dei campionamenti, la posizione dei siti, la rappresentatività, la variabilità del segnale e il rapporto temporale con gli indicatori clinici. Immunità, vaccinazioni e cambiamenti nella quantità di virus eliminata dalla popolazione possono inoltre influenzare l’interpretazione.

Sorveglianza partecipativa

La sorveglianza partecipativa coinvolge persone volontarie che segnalano periodicamente sintomi e informazioni sanitarie attraverso piattaforme digitali. In alcuni sistemi può comprendere autotest o auto-prelievo dei campioni.

Il principale vantaggio è la possibilità di osservare anche persone sintomatiche che non si rivolgono ai servizi sanitari. Può inoltre fornire informazioni sui comportamenti di ricerca dell’assistenza e aiutare a interpretare i dati dell’assistenza primaria.

La partecipazione volontaria può però introdurre una selezione legata all’accesso agli strumenti digitali, alla consapevolezza sanitaria e alla disponibilità a contribuire. La rappresentatività deve quindi essere valutata con cautela.

Le fonti complementari

La sorveglianza routinaria non risponde a tutte le domande. Devono essere integrate ulteriori fonti, che possono trovarsi al di fuori delle strutture responsabili della sorveglianza respiratoria.

Le stime di efficacia vaccinale sono particolarmente rilevanti all’inizio della stagione, soprattutto quando la caratterizzazione virale suggerisce una corrispondenza non ottimale tra vaccino e linee circolanti.

I dati sulle coperture permettono di identificare gruppi poco raggiunti dai programmi di immunizzazione, ma possono essere disponibili con ritardo. Le indagini sull’esitazione aiutano a orientare comunicazione e strategie mirate.

Il monitoraggio dei posti letto e dell’occupazione delle terapie intensive descrive la pressione sul sistema, ma può essere difficile da mantenere al di fuori delle emergenze e deve considerare tutte le cause di ricovero.

Gli studi sierologici sono utili per stimare l’immunità della popolazione, ma la guida segnala che il loro valore nel prevedere la gravità della stagione rimane incerto.

Ricerche online, social media, assenteismo scolastico e lavorativo e consumo di farmaci possono fornire segnali precoci, ma sono poco specifici e possono essere influenzati dalla copertura mediatica e dalla percezione del rischio.

Qualità e preparedness non sono attività accessorie

La qualità della sorveglianza deve essere verificata in modo continuativo. Non è sufficiente istituire un flusso informativo: occorre controllare se continua a rispondere agli obiettivi anche durante le fasi di pressione o in presenza di riduzioni delle risorse.

Monitoraggio routinario e valutazioni periodiche

Il controllo ordinario dovrebbe riguardare qualità, tempestività e rappresentatività dei dati e dovrebbe essere automatizzato per quanto possibile.

Sono necessari confronti periodici con le strutture che producono le informazioni, per risolvere problemi operativi, chiarire i requisiti e mantenere la partecipazione. I laboratori devono essere coinvolti nei programmi di valutazione esterna della qualità.

Le valutazioni approfondite devono analizzare governance, flussi, capacità del personale, dipendenze tra sistemi e sostenibilità.

Non hanno lo scopo di costruire classifiche tra Paesi. Devono verificare se il sistema nazionale rimanga adeguato ai propri obiettivi, considerando le caratteristiche legislative, organizzative e tecnologiche del contesto.

Preparazione alle epidemie e alle emergenze

I piani di preparedness devono stabilire come aumentare o ridurre le attività in risposta all’evoluzione della minaccia.

Le esercitazioni su scenari realistici consentono di verificare coordinamento, comunicazione e tenuta dei flussi prima che si verifichi un’emergenza reale.

Le After-Action Review sono particolarmente utili dopo stagioni influenzali severe o periodi di forte pressione: ricostruiscono la sequenza degli eventi, identificano ciò che ha funzionato e individuano le modifiche necessarie.

La preparazione comprende anche valutazioni della capacità di sorveglianza, laboratorio, comunicazione del rischio, coinvolgimento della comunità e coordinamento. ECDC richiama in questo ambito le Public Health Emergency Preparedness Assessments, le autovalutazioni SPAR previste dal Regolamento sanitario internazionale e le Joint External Evaluation coordinate dall’OMS.

Collaborazione, formazione e scambio

La sorveglianza integrata richiede il coinvolgimento di epidemiologia, laboratori, servizi clinici, autorità regionali e nazionali e sistemi informativi.

La guida indica forum nazionali multiprofessionali, incontri periodici, attività formative, scambi bilaterali e reti come ERVI-NET tra gli strumenti per condividere esperienze, evitare duplicazioni e affrontare problemi comuni.

Il mantenimento delle competenze è parte della capacità di risposta, non un’attività accessoria da attivare soltanto durante le emergenze.

Cosa significa per i servizi e le professioni sanitarie

Il documento non introduce nuove competenze professionali né assegna specifiche responsabilità a infermiere, infermieri o altre professioni sanitarie. Le sue indicazioni hanno tuttavia conseguenze operative dirette nei servizi.

Un sistema SARI affidabile dipende dall’identificazione coerente delle persone che soddisfano la definizione sindromica, dalla corretta raccolta dei campioni e dalla registrazione completa di presentazione clinica, condizioni preesistenti, progressione, supporti assistenziali, trasferimento in terapia intensiva ed esito.

La qualità della documentazione sanitaria assume quindi anche un valore epidemiologico. Un sintomo non registrato, un esito non aggiornato o un campione raccolto al di fuori del protocollo possono ridurre l’interpretabilità dei dati.

Dal punto di vista organizzativo, il framework rende centrali la disponibilità di personale formato, il tempo dedicato alle attività di sorveglianza, il coordinamento con i laboratori e la capacità di mantenere i flussi durante le fasi di elevato carico.

Le informazioni raccolte devono poi tornare ai servizi sotto forma di decisioni: adattamento dei percorsi, rafforzamento delle misure IPC, programmazione di personale e posti letto, organizzazione delle aree dedicate, comunicazione alle équipe e identificazione precoce delle popolazioni maggiormente esposte.

La sorveglianza non dovrebbe pertanto trasformarsi in un ulteriore adempimento documentale privo di restituzione. Il suo valore dipende dalla capacità di produrre informazioni utili per chi programma, organizza e fornisce l’assistenza. Digitalizzazione e automazione possono migliorare tempestività e continuità, ma non sostituiscono risorse professionali, formazione, coordinamento e capacità interpretativa. Il principio che attraversa l’intero documento è che la sorveglianza ha valore quando produce informazioni affidabili nel momento, nel territorio e al livello organizzativo in cui devono essere assunte le decisioni.