I dati Eurostat
Nel 2024 l'Unione europea disponeva in media di 507 posti letto ospedalieri ogni 100.000 abitanti.
Secondo i dati pubblicati da Eurostat, la Bulgaria registra il più elevato numero di posti letto ospedalieri in rapporto alla popolazione, con 862 posti letto ogni 100mila abitanti. Seguono:
- Germania: 759
- Romania: 731
- Austria: 653
- Repubblica Ceca: 639
All'estremo opposto della graduatoria figurano invece:
- Irlanda: 293
- Spagna: 283
- Finlandia: 248
- Danimarca: 226
- Paesi Bassi: 221
- Svezia: 187
L'Italia, con 314 posti letto per 100mila abitanti, si posiziona nella parte bassa della classifica europea, pur mantenendosi al di sopra di alcuni Paesi del Nord Europa che hanno sviluppato modelli assistenziali fortemente orientati alle cure territoriali.
Un trend in calo da oltre vent'anni
Eurostat sottolinea come il numero dei posti letto ospedalieri sia in costante diminuzione dal 2009, quando la media europea era pari a 582 posti letto ogni 100mila abitanti. La riduzione viene attribuita principalmente a:
- progressi tecnologici e scientifici
- riduzione della durata media delle degenze
- maggiore utilizzo della chirurgia ambulatoriale
- sviluppo dell'assistenza territoriale e delle cure diurne
Si tratta di un cambiamento organizzativo che interessa gran parte dei sistemi sanitari europei, anche se con intensità differenti tra i vari Stati membri.
Cosa significa per il Servizio sanitario italiano
Il dato italiano va interpretato alla luce delle trasformazioni del Ssn degli ultimi anni. La progressiva riduzione dei posti letto è stata accompagnata dalla riorganizzazione della rete ospedaliera prevista dal DM 70/2015, mentre il DM 77/2022 punta a rafforzare l'assistenza territoriale attraverso Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali.
Tuttavia, la disponibilità di posti letto continua a rappresentare un indicatore rilevante della capacità di risposta del sistema sanitario, soprattutto nei periodi di maggiore pressione assistenziale.
Le difficoltà nel reperire posti per i ricoveri, i tempi di permanenza nei Pronto soccorso e la crescente domanda legata all'invecchiamento della popolazione rendono evidente come il numero di letti disponibili debba essere valutato insieme alla disponibilità di personale sanitario.

