Infezioni correlate all'assistenza nelle RSA in calo, ma l'antibiotico-resistenza resta una sfida
Scritto il 09/07/2026
da Redazione
Le infezioni correlate all'assistenza (ICA) nelle Residenze sanitarie assistenziali (RSA) risultano in diminuzione rispetto alla precedente rilevazione nazionale, così come l'utilizzo di antimicrobici. È il dato più significativo emerso dalla quarta indagine di prevalenza puntuale (HALT4) coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità nell'ambito della sorveglianza europea dell'ECDC, che nel 2024 ha coinvolto 470 strutture e oltre 31.600 residenti. Il quadro, tuttavia, è meno rassicurante di quanto possa apparire. Se da un lato la prevalenza delle infezioni è passata dal 3,9% rilevato nel 2016-2017 al 2,6%, dall'altro quasi la metà dei microrganismi isolati è risultata resistente ad almeno una classe di antibiotici e solo un terzo delle infezioni è stato sottoposto a indagine microbiologica. Due elementi che evidenziano come la prevenzione delle infezioni e l'antimicrobial stewardship restino priorità strategiche nelle strutture residenziali.
Coinvolte 470 RSA e oltre 31 mila residenti
ICA e antibiotico resistenza
La sorveglianza HALT4 rappresenta la quarta edizione italiana dello studio promosso dall'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) per monitorare le infezioni correlate all'assistenza, l'impiego degli antimicrobici e le misure di prevenzione adottate nelle strutture residenziali.
Nel 2024 hanno partecipato complessivamente 470 RSA distribuite in 18 Regioni e Province autonome, coinvolgendo 31.670 residenti, un campione nettamente superiore rispetto a quello minimo richiesto dall'ECDC. Questo ha consentito di ottenere una fotografia particolarmente ampia della realtà italiana.
L'antibiotico-resistenza continua a rappresentare una criticità
Accanto ai segnali positivi, il rapporto richiama l'attenzione su una criticità che continua a preoccupare.
Solo il 31,2% delle infezioni è stato sottoposto a indagine microbiologica. Tra i 342 microrganismi isolati, il 46,2% è risultato resistente ad almeno una delle classi di antibiotici investigate, corrispondente al 38,6% del totale degli isolati.
Tra i patogeni più frequentemente identificati figurano:
Il rapporto evidenzia inoltre livelli significativi di resistenza alle cefalosporine di terza generazione tra gli Enterobacterales e la presenza di ceppi resistenti anche ai carbapenemi, antibiotici considerati tra le principali risorse terapeutiche nelle infezioni gravi. Si tratta di dati che confermano come il contrasto all'antimicrobico-resistenza rappresenti una priorità anche nel settore dell'assistenza a lungo termine.
Le misure di prevenzione risultano ampiamente diffuse
L'indagine ha valutato anche l'organizzazione delle attività di Infection Prevention and Control (IPC).
I risultati mostrano una diffusione ormai consolidata di numerose pratiche preventive:
il 98,5% delle RSA dispone di un protocollo scritto per l'igiene delle mani
il 96,4% ha procedure dedicate alla gestione dei cateteri urinari
l'89,9% possiede protocolli per i cateteri venosi
l'89,1% dispone di procedure per la nutrizione enterale
l'82% adotta protocolli specifici per MRSA e altri microrganismi multiresistenti
Anche la formazione appare ampiamente diffusa: il 59,6% delle strutture dispone di personale formato in Infection Prevention and Control e nel 54,3% dei casi questo ruolo è affidato a infermieri, mentre nel 33,9% è condiviso tra medico e infermiere.
Un quadro in miglioramento che richiede continuità
La quarta sorveglianza nazionale HALT restituisce un'immagine complessivamente incoraggiante delle RSA italiane, con una riduzione sia delle infezioni correlate all'assistenza sia del ricorso agli antimicrobici rispetto alla precedente rilevazione. Allo stesso tempo, il peso dell'antibiotico-resistenza e il limitato utilizzo della diagnostica microbiologica ricordano che il percorso verso una gestione sempre più appropriata delle infezioni è tutt'altro che concluso.
Per le strutture residenziali, la sfida dei prossimi anni sarà consolidare quanto ottenuto nella prevenzione, rafforzando al tempo stesso la sorveglianza, l'appropriatezza prescrittiva e la formazione degli operatori. In questo contesto, il contributo degli infermieri continuerà a rappresentare uno degli elementi centrali per garantire sicurezza e qualità dell’assistenza.