Grandi eventi e sanità pubblica: il modello Milano-Cortina 2026

Scritto il 29/06/2026
da Chiara Sideri

Non solo piste, atleti, villaggi olimpici e flussi turistici. Un grande evento internazionale è anche una prova di tenuta per la sanità pubblica: sorveglianza epidemiologica, sicurezza alimentare, qualità delle acque, prevenzione del rischio infettivo, coordinamento tra servizi e capacità di risposta precoce. È questa la prospettiva descritta nel rapid public health report “Public health strategies for mass gathering events: A focus on the Milan–Cortina 2026 Olympic and paralympic winter games”, pubblicato su Annali di Igiene nel 2026. Il lavoro analizza il modello di preparedness sviluppato dal Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 1 Dolomiti per Cortina d’Ampezzo e le aree circostanti, in vista dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026. L’interesse dello studio non riguarda soltanto l’evento sportivo in sé. Il punto centrale è un altro: la preparazione a un mass gathering può diventare un’occasione per rafforzare stabilmente i sistemi locali di prevenzione, migliorare le procedure, rendere più efficienti i flussi informativi e consolidare la collaborazione tra servizi sanitari, enti territoriali, operatori economici e strutture ricettive.

Perché i grandi eventi sono una sfida sanitaria

milano cortina 2026

I grandi eventi, o mass gatherings, concentrano in un tempo limitato un numero elevato di persone provenienti da contesti geografici diversi. Questo può aumentare la complessità del controllo sanitario, soprattutto in territori già caratterizzati da flussi turistici stagionali importanti, come Cortina d’Ampezzo.

Secondo gli autori, le principali aree di attenzione riguardano:

  • malattie infettive e sorveglianza epidemiologica;
  • sicurezza alimentare;
  • igiene ambientale e controllo delle acque;
  • monitoraggio della Legionella spp. nelle strutture ricettive;
  • sviluppo di sistemi innovativi di sorveglianza, inclusa l’epidemiologia basata sulle acque reflue.

L’esperienza di precedenti Giochi olimpici, da Atene 2004 a Londra 2012 fino a Tokyo 2020 e Pechino 2022, ha mostrato quanto sia necessario integrare sorveglianza sanitaria, controlli ambientali e sicurezza alimentare in un’unica cornice organizzativa. Le edizioni svolte durante la pandemia da Covid-19 hanno inoltre rafforzato il valore di modelli flessibili, capaci di combinare sorveglianza avanzata, analisi ambientali e interventi mirati.

Sicurezza alimentare

La sicurezza alimentare rappresenta uno dei punti più delicati nei grandi eventi. L’aumento dei flussi di popolazione, la presenza di attività temporanee o mobili, come food truck e punti di somministrazione provvisori, e l’intensificazione del lavoro nelle strutture ricettive possono creare criticità organizzative e igienico-sanitarie.

Nel modello descritto dagli autori è stato istituito un gruppo di lavoro per sviluppare un protocollo condiviso tra le autorità sanitarie competenti nei territori olimpici. Il protocollo comprendeva una food safety policy e un manuale operativo per gli operatori del settore alimentare.

Tra gennaio e agosto 2025 sono stati effettuati 44 controlli ufficiali nelle attività alimentari del Comune di Cortina d’Ampezzo. Le ispezioni hanno riguardato soprattutto ristoranti, bar con somministrazione di alimenti e servizi di ristorazione presenti all’interno di strutture ricettive.

Le non conformità più frequenti hanno riguardato:

  • condizioni strutturali: 46,3%, come ambienti di lavoro non adeguati, impianti non correttamente mantenuti o spazi insufficienti per garantire flussi di lavoro appropriati;
  • igiene del personale e delle operazioni di processo: 21,3%, incluse criticità nel lavaggio delle mani, uso non corretto dei dispositivi di protezione individuale e rischio di contaminazione crociata tra alimenti crudi e cotti;
  • pulizia e sanificazione: 10,1%;
  • HACCP: 7,6%;
  • conservazione e trasporto: 7,6%;
  • pest control: 4,1%;
  • gestione degli allergeni: 3,0%.

Il dato sulle non conformità non deve essere letto solo in chiave ispettiva. Nel lavoro, i controlli ufficiali vengono interpretati anche come strumento di guida, correzione e accompagnamento degli operatori, con l’obiettivo di intervenire prima dell’aumento massimo del carico turistico e organizzativo.

Acqua potabile

Il controllo dell’acqua potabile è stato rafforzato a partire da gennaio 2024, integrando i controlli routinari con campionamenti mirati nelle aree maggiormente interessate dai flussi turistici e dagli eventi test.

Tra gennaio 2024 e giugno 2025 sono stati raccolti 60 campioni di acqua potabile nel territorio comunale di Cortina d’Ampezzo, analizzati da ARPAV, laboratorio di riferimento.

Di questi, 7 campioni, pari all’11,6%, hanno richiesto follow-up, soprattutto per anomalie gestionali, come aumenti transitori della conta batterica a 22°C o variazioni di torbidità e cloro residuo.

Un punto importante: nello studio non vengono riportate non conformità formali con superamento dei limiti di legge. Dopo i controlli successivi, i parametri sono risultati nei range di normalità.

Gli autori descrivono inoltre un andamento progressivamente favorevole nel tempo, con una riduzione della quota di campioni che richiedevano ulteriori verifiche. Questo miglioramento viene interpretato come possibile effetto degli interventi tecnici e gestionali implementati dagli operatori nel periodo 2024-2025.

Acque reflue

Un ulteriore ambito di sviluppo riguarda la wastewater-based epidemiology, cioè l’epidemiologia basata sulle acque reflue. Il protocollo, in fase di sviluppo con ARPAV e Università di Padova, prevede campionamenti in punti strategici della rete fognaria di Cortina d’Ampezzo, compresi i villaggi olimpici e le aree vicine all’impianto principale di trattamento delle acque reflue urbane.

L’obiettivo è intercettare precocemente patogeni selezionati, in particolare virus respiratori ed enterici, seguendo l’esperienza già maturata in altri grandi eventi, tra cui Tokyo 2020 e Parigi 2024.

Gli autori precisano tuttavia che, al momento considerato nello studio, erano disponibili solo gli elementi progettuali del protocollo, mentre la raccolta dei dati operativi era prevista circa un mese prima dell’avvio dei Giochi. Questo significa che il report non fornisce risultati conclusivi sull’efficacia della sorveglianza delle acque reflue durante l’evento, ma descrive l’impianto organizzativo predisposto.

Il ruolo degli operatori sanitari

Un elemento da non sottovalutare riguarda il coinvolgimento degli operatori sanitari. Il modello descritto prevede team dedicati alla sorveglianza infettiva, alla gestione di potenziali outbreak, alle indagini epidemiologiche e al contact tracing.

Per infermieri, assistenti sanitari e professionisti della prevenzione, questo tipo di organizzazione richiede competenze specifiche:

  • capacità di riconoscere segnali precoci di possibile rischio infettivo;
  • conoscenza dei protocolli di sorveglianza;
  • gestione corretta dei flussi informativi;
  • collaborazione multiprofessionale;
  • comunicazione efficace con operatori economici, strutture ricettive e popolazione;
  • attitudine al miglioramento continuo dopo l’identificazione di non conformità.

La prevenzione, in questo contesto, non è un’attività accessoria rispetto all’assistenza. È una componente strutturale della sicurezza sanitaria collettiva.

Una legacy per la sanità pubblica

Il messaggio più rilevante dello studio è che la preparazione sanitaria ai grandi eventi può lasciare una legacy concreta. Non solo infrastrutture, immagine internazionale o ricadute turistiche, ma anche competenze, procedure, reti di collaborazione e sistemi di sorveglianza più robusti.

La vera eredità di un mass gathering, dal punto di vista della sanità pubblica, è la capacità di trasformare un evento straordinario in un’occasione di miglioramento ordinario.

Nel caso di Cortina d’Ampezzo, i test event pre-olimpici hanno funzionato come una prova sul campo, permettendo di validare procedure e modalità operative in condizioni reali. È qui che la preparedness smette di essere un esercizio teorico e diventa pratica organizzativa: prevenire, intercettare, correggere, coordinare.

Per i sistemi sanitari, questa è forse la lezione più importante. La sicurezza di un grande evento non si costruisce nei giorni dell’evento, ma molto prima: nei controlli, nella formazione, nella qualità delle reti, nella capacità di leggere i segnali deboli e nella disponibilità a correggere rapidamente ciò che non funziona.