Ricoveri fuori regione, il divario sanitario Nord-Sud non si riduce

Scritto il 26/06/2026
da Redazione

La mobilità sanitaria interregionale continua a raccontare un Paese diviso in due. Dal Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero 2024 l'8,6% dei ricoveri per acuti in regime ordinario ha riguardato pazienti curati in una regione diversa da quella di residenza, una quota sostanzialmente invariata rispetto all'anno precedente. Dietro questo dato apparentemente stabile si nasconde però una geografia sanitaria che cambia poco nel tempo: le regioni del Centro-Nord continuano ad attrarre pazienti provenienti soprattutto dal Mezzogiorno, mentre diverse regioni meridionali registrano ancora saldi negativi di mobilità ospedaliera.

Lombardia ed Emilia-Romagna poli di attrazione

ospedale infermieri

Il Rapporto SDO evidenzia che Lombardia ed Emilia-Romagna continuano a rappresentare i principali poli di attrazione della mobilità sanitaria nazionale.

La Lombardia ha erogato oltre 31mila ricoveri a pazienti residenti in altre regioni, registrando un saldo positivo superiore a 53 mila ricoveri. Anche l'Emilia-Romagna mantiene un forte saldo attivo, superiore a 32 mila ricoveri, confermando la capacità di attrarre pazienti da altre aree del Paese.

Si tratta di numeri che indicano non soltanto un'elevata capacità produttiva degli ospedali di queste regioni, ma anche la percezione, da parte dei cittadini, di una maggiore disponibilità di competenze specialistiche, tecnologie e percorsi assistenziali.

Il Mezzogiorno continua a perdere pazienti

Sul fronte opposto, il Rapporto documenta la persistente difficoltà di diverse regioni del Sud nel trattenere i propri assistiti.

Tra i saldi negativi più rilevanti emergono Veneto e Toscana tra le regioni del Centro-Nord con una mobilità più complessa, ma soprattutto alcune realtà meridionali che continuano a registrare un importante numero di residenti costretti a ricoverarsi altrove. La Calabria presenta una quota di mobilità passiva pari al 22,6% per i ricoveri per acuti in regime ordinario, mentre la Basilicata raggiunge il 32,8% e il Molise il 28,6%.

In termini concreti, significa che in alcune regioni oltre un paziente su quattro viene ricoverato fuori dal proprio territorio di residenza.

Non è solo una questione economica

La mobilità sanitaria viene spesso letta in termini di costi e trasferimenti finanziari tra regioni. In realtà il fenomeno ha implicazioni molto più ampie.

Per il paziente e per la famiglia, ricoverarsi lontano da casa significa affrontare spostamenti, costi indiretti, difficoltà logistiche e una minore possibilità di mantenere il supporto familiare durante il percorso di cura.

Dal punto di vista clinico, la frammentazione del percorso assistenziale può inoltre rendere più complessa la continuità delle cure dopo la dimissione, soprattutto nei pazienti cronici, fragili e anziani.

Un indicatore che misura le disuguaglianze

La stabilità della mobilità sanitaria registrata nel 2024 dimostra che il problema non è contingente. A distanza di anni, il flusso di pazienti dal Sud al Nord continua a rappresentare uno degli indicatori più evidenti delle disuguaglianze territoriali del Servizio sanitario nazionale.

Il fatto che quasi un ricovero su dieci avvenga fuori regione e che alcune realtà meridionali continuino a perdere una quota significativa dei propri pazienti suggerisce che il rafforzamento delle reti ospedaliere e territoriali nel Mezzogiorno rimane una delle principali sfide di programmazione sanitaria del Paese.

La mobilità sanitaria non è soltanto uno spostamento di pazienti: è il riflesso delle differenze di accesso, fiducia e capacità di risposta tra i diversi sistemi sanitari regionali.