Sanità italiana, aspettativa di vita record ma spesa e infermieri sotto la media UE

Scritto il 07/05/2026
da Redazione

Nel 2024 l’Italia ha raggiunto un’aspettativa di vita alla nascita di 84,1 anni, il valore più alto dell’Unione europea insieme alla Svezia. Il dato conferma la solidità complessiva degli esiti di salute del Paese, ma il Profilo della sanità 2025 Ocse-Osservatorio europeo restituisce un quadro meno lineare: la popolazione vive più a lungo, mentre il sistema sanitario mostra segnali strutturali di pressione su accesso, personale infermieristico, prevenzione e assistenza territoriale. La lettura del report richiede quindi di tenere insieme due piani. Da un lato, l’Italia mantiene risultati migliori della media europea su mortalità evitabile, longevità e ricoveri per malattie croniche. Dall’altro, la sostenibilità di questi risultati appare sempre più dipendente dalla capacità del Servizio sanitario nazionale di rafforzare personale, prossimità assistenziale e continuità delle cure.

Longevità elevata, ma con un sistema sotto pressione

ospedale

L’aspettativa di vita italiana ha superato i livelli precedenti alla pandemia, raggiungendo nel 2024 quota 84,1 anni. Il dato colloca il Paese quasi due anni e mezzo sopra la media UE e indica una ripresa piena dopo l’impatto del Covid-19.

Questo risultato, però, non va interpretato come assenza di criticità. L’Italia è anche uno dei Paesi europei con la popolazione più anziana: nel 2024 gli over 65 rappresentavano il 24% della popolazione, contro il 22% della media UE, e secondo le proiezioni potrebbero arrivare al 34% entro il 2050.

Il profilo Ocse evidenzia soprattutto quattro tensioni strutturali:

Il punto è che l’invecchiamento non produce solo maggiore domanda sanitaria, ma modifica la natura stessa dei bisogni. Aumentano cronicità, multimorbilità, fragilità, limitazioni funzionali e necessità di assistenza continuativa. In questo scenario, un sistema ancora fortemente centrato su prestazioni e accessi specialistici rischia di rispondere con difficoltà a bisogni che richiedono presa in carico, continuità e integrazione.

Spesa sanitaria sotto la media UE

Nel 2023 la spesa sanitaria italiana era pari all’8,4% del PIL, contro il 10% della media UE. Anche la spesa pro capite, pari a 3.086 euro a parità di potere d’acquisto, risultava inferiore alla media europea di 3.832 euro.

Il dato non indica automaticamente inefficienza, ma segnala un margine di investimento più ristretto rispetto ad altri sistemi europei. La composizione della spesa mostra inoltre alcune fragilità: l’assistenza ambulatoriale assorbe una quota elevata, mentre l’assistenza a lungo termine resta meno sviluppata e continua a dipendere in modo rilevante dal contributo familiare.

Questa impostazione pesa soprattutto in un Paese che invecchia rapidamente. Se la long-term care non cresce in modo coerente con l’evoluzione demografica, il rischio è spostare il carico su famiglie, caregiver informali, pronto soccorso e ospedali.

Liste d’attesa e disuguaglianze

L’accessibilità è uno dei punti più delicati del profilo italiano. Nel 2023 oltre il 7% della popolazione ha rinunciato a cure mediche necessarie a causa delle lunghe liste d’attesa. Nel 2024 il 3,8% degli adulti con bisogno di cure mediche ha dichiarato di non averle ottenute per costi, distanza o tempi di attesa, un dato vicino alla media UE, ma con forti differenze sociali.

Gli adulti a rischio di povertà risultano infatti oltre 2,5 volte più propensi a segnalare bisogni sanitari insoddisfatti rispetto alla popolazione generale. Il dato mostra che il problema non è solo la disponibilità media di servizi, ma la distribuzione concreta dell’accesso.

Quando i tempi del pubblico diventano troppo lunghi, una parte dei cittadini si rivolge al privato pagando di tasca propria. Chi non può farlo rinuncia o ritarda le cure. È qui che la lista d’attesa smette di essere un problema amministrativo e diventa un fattore di disuguaglianza sanitaria.

Prevenzione: buoni risultati, ma coperture non uniformi

L’Italia presenta tassi di mortalità prevenibile e curabile inferiori alla media UE e registra bassi tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche. Tuttavia, il quadro della prevenzione resta disomogeneo.

Il report segnala buoni risultati nella vaccinazione infantile contro il morbillo, ma criticità nell’immunità degli adulti, nella copertura HPV e nella ripresa degli screening oncologici dopo le interruzioni causate dalla pandemia.

La questione è rilevante perché la prevenzione non può essere valutata solo sulla base di singoli indicatori positivi. La capacità preventiva di un sistema dipende dalla continuità delle campagne, dall’adesione della popolazione, dalla riduzione delle differenze regionali e dalla capacità di raggiungere i gruppi più esposti al rischio di esclusione.

Accesso all’innovazione, ma pressione sulla spesa farmaceutica

Il profilo dedica un focus alla politica farmaceutica. Il sistema italiano è caratterizzato da una forte centralità degli acquisti ospedalieri, che rappresentano circa tre quarti della spesa farmaceutica totale, quasi il doppio della media UE del 41%. Questo modello consente negoziazioni efficaci e favorisce l’uso dei biosimilari, ma produce anche sforamenti di bilancio rilevanti, superiori a 4 miliardi di euro nel 2024.

Nel settore retail, invece, il report segnala una bassa penetrazione dei generici e una maggiore dipendenza dalla spesa diretta dei cittadini. Anche in questo caso emerge un equilibrio complesso: l’Italia riesce a garantire un accesso relativamente rapido ai farmaci innovativi, ma deve governare sostenibilità, appropriatezza e impatto economico sulle famiglie.

Cosa indica il profilo Ocse per il sistema sanitario

Il Profilo della sanità 2025 non descrive un sistema in crisi generalizzata, ma un sistema che ottiene ancora buoni risultati pur mostrando tensioni crescenti nei suoi punti di tenuta. La longevità elevata e la bassa mortalità evitabile indicano una base solida. Tuttavia, spesa sotto la media UE, carenza infermieristica, liste d’attesa, prevenzione disomogenea e assistenza a lungo termine insufficiente segnalano che la sostenibilità futura non può essere data per acquisita.

Le priorità che emergono dal profilo Ocse sono quindi:

  • rafforzare il personale infermieristico;
  • investire su prevenzione e territorio;
  • ridurre le disuguaglianze di accesso;
  • potenziare l’assistenza a lungo termine;
  • governare meglio spesa farmaceutica e innovazione.

Il dato sull’aspettativa di vita resta quindi il punto di partenza, non quello di arrivo. L’Italia vive più a lungo, ma per mantenere questo vantaggio deve rendere il sistema più capace di accompagnare cronicità, fragilità e bisogni complessi lungo tutto il percorso assistenziale.