Malaria, 282 milioni di casi nel 2024: crescono resistenze e fragilità dei sistemi sanitari
Scritto il 26/04/2026
da Redazione
Nel 2024 la malaria ha causato circa 282 milioni di casi e 610mila decessi nel mondo. Il dato, contenuto nel World malaria report 2025 dell’Organizzazione mondiale della sanità, segnala un aumento rispetto all’anno precedente e conferma una tendenza ormai evidente: dopo i progressi registrati nei primi anni Duemila, la riduzione del carico globale della malattia si è progressivamente indebolita. Il punto centrale del report non è soltanto che la malaria continui a rappresentare una delle principali emergenze infettive globali, ma che il sistema di controllo della malattia stia entrando in una fase più complessa. Alle difficoltà storiche (povertà, accesso limitato ai servizi, fragilità dei sistemi sanitari) si aggiungono oggi resistenze farmacologiche, ridotta efficacia di alcuni strumenti diagnostici e vettoriali, cambiamento climatico, conflitti e insufficienza dei finanziamenti.
Il peso della malaria resta concentrato in pochi Paesi
Report sulla malaria, Oms 2025
Il carico della malattia rimane fortemente concentrato. La Regione africana dell’Oms ha registrato nel 2024 circa 265 milioni di casi, pari al 94% del totale globale, e 579mila decessi, pari al 95% delle morti per malaria. Questo significa che la malaria continua a essere soprattutto un indicatore di disuguaglianza sanitaria: dove i sistemi di prevenzione, diagnosi e trattamento sono più fragili, la trasmissione resta elevata e la mortalità colpisce in modo sproporzionato.
Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Etiopia e Mozambico rappresentano da soli quasi la metà dei casi globali. Sul versante della mortalità, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Niger e Tanzania concentrano oltre la metà dei decessi. Il dato non va letto solo come una fotografia epidemiologica, ma come una misura della pressione assistenziale su sistemi sanitari già esposti a carenze di personale, difficoltà logistiche e accesso discontinuo ai farmaci.
Conflitti, clima e servizi interrotti
L’aumento dei casi non ha una sola causa. Il report collega la crescita osservata in diversi Paesi a conflitti, eventi climatici estremi, dislocamenti di popolazione e interruzioni dei servizi sanitari. Etiopia, Madagascar e Yemen spiegano una quota importante dell’incremento globale tra 2023 e 2024.
Questi dati confermano che la malaria non può essere letta solo come malattia infettiva trasmessa da vettori. È anche una patologia fortemente condizionata dalla tenuta dei servizi territoriali. Quando si interrompono diagnosi precoce, distribuzione di zanzariere, trattamento tempestivo e sorveglianza, la trasmissione riprende rapidamente.
Diagnosi e controllo vettoriale sotto pressione
La resistenza farmacologica non è l’unica minaccia biologica. L’Oms richiama l’attenzione sulle delezioni dei geni pfhrp2/3, che possono compromettere l’affidabilità dei test diagnostici rapidi basati sull’antigene HRP2. In alcuni contesti, questo significa rischio di falsi negativi e quindi mancato trattamento di persone infette.
Anche il controllo vettoriale mostra segnali di fragilità. La resistenza agli insetticidi riduce l’efficacia delle zanzariere trattate e degli interventi di irrorazione indoor. A questo si aggiunge la diffusione di specie invasive come Anopheles stephensi, capace di adattarsi ad ambienti urbani e di modificare il profilo del rischio in aree densamente popolate.