Lavoro notturno: impatto su ormoni, vista e immunità

Scritto il 20/08/2025
da Chiara Sideri

Nuove evidenze scientifiche confermano i rischi del lavoro notturno per gli operatori sanitari, in particolare per le operatrici: dalla vulnerabilità alle infezioni fino all’aumento del rischio oncologico. L’analisi di quattro studi su infermieri/e turnisti.

Lavorare di notte: quando il corpo perde l’equilibrio

lavoro notturno

Due studi, uno bioinformatico e uno clinico, hanno approfondito l'associazione tra lavoro notturno e rischio oncologico, in particolare il tumore al seno.

Il lavoro notturno, indispensabile in molteplici settori, in particolare nelle realtà sanitarie, può compromettere profondamente l’equilibrio fisiologico del corpo umano.

Negli ultimi anni, un crescente corpus di studi scientifici ha messo in luce gli effetti negativi di questa esposizione prolungata: non si tratta solamente di stanchezza o affaticamento, ma di vere e proprie alterazioni organiche, immunitarie e ormonali che possono avere conseguenze significative sulla salute a lungo termine.

Una serie di recenti pubblicazioni su riviste internazionali ha analizzato in dettaglio le ripercussioni del lavoro notturno sulle infermiere, una categoria professionale particolarmente esposta a tali ritmi. Dai dati emerge un quadro inequivocabile: il lavoro notturno modifica i ritmi biologici intrinseci e favorisce l’insorgenza di patologie, anche gravi.

Cornea sotto stress: un adattamento con implicazioni visive

Uno studio ungherese, pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health, ha esaminato la salute oculare di 35 partecipanti, età media di 43 anni, a predominanza femminile (il 54%) con una media di diciannove anni di turni notturni regolari. I risultati di questa analisi retrospettiva hanno evidenziato variazioni significative nei parametri corneali, specificamente un'alterazione del ritmo di idratazione, dello spessore e della curvatura della cornea.

Nello studio, tutte i partecipanti turnisti mostravano fluttuazioni periodiche significative in tutti i parametri corneali analizzati (K1/K2 delle superfici anteriore e posteriore, astigmatismo della superficie anteriore, pachimetria e ISV).

Questo suggerisce che l'occhio si adatta alle condizioni imposte dal lavoro notturno, ma lo fa modificando le sue caratteristiche strutturali, con potenziali implicazioni sulla qualità visiva e la salute oculare a lungo termine. Gli autori sottolineano che la privazione costante di sonno influisce sulle proprietà corneali e che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno gli effetti a lungo termine.

La disregolazione dei ritmi circadiani

Il filo rosso che collega tutte queste conseguenze sulla salute è la profonda disregolazione del ritmo circadiano. Questo meccanismo interno, il nostro "orologio biologico", governa fondamentali processi fisiologici quali il ciclo sonno-veglia, la secrezione ormonale (incluso cortisolo e melatonina), la temperatura corporea e l’attività del sistema immunitario.

L'esposizione alla luce artificiale notturna (LAN) e la privazione cronica di sonno, tipiche del lavoro a turni, rompono questa sincronia naturale. Questo disallineamento è il motore che favorisce l'insorgenza di malattie infettive, disfunzioni visive, alterazioni endocrine e, nel lungo termine, un aumentato rischio di cancro.

Strategie di mitigazione e protezione

Di fronte a queste evidenze, è imperativo adottare strategie che mitighino i rischi per gli operatori sanitari tutti, in particolare per le operatrici. I diversi studi hanno evidenziato una netta predominanza femminile sia nei campioni analizzati sia nell’incidenza delle conseguenze sulla salute, un dato coerente con l’attuale distribuzione di genere nel settore sanitario, dove le donne rappresentano la maggioranza del personale impiegato nei contesti a turnazione, in particolare nell’assistenza infermieristica.

In attesa di politiche sanitarie più strutturate e protettive, possiamo agire su più fronti: 


Area di interventoAzioni raccomandate
Programmazione dei cicli di riposo
  • Pianificare cicli di riposo post-turno notturno strutturati e adeguati
  • Favorire il recupero fisiologico e la risincronizzazione dei ritmi circadiani
Screening mirati
  • Promuovere controlli visivi, metabolici e ginecologici per chi lavora di notte
  • Valutazioni specifiche: oculari (parametri corneali), ormonali e oncologiche
Educazione degli operatori
  • Formazione continua sulla gestione del ritmo circadiano
  • Consigli pratici su esposizione alla luce, alimentazione e sonno
Ruolo del coordinamento infermieristico
  • Coinvolgimento attivo nella pianificazione dei turni
  • Riduzione di turni massivi e dei "quick return"
  • Ottimizzazione del recupero e riduzione dello stress biologico

Il lavoro notturno non è una semplice questione di organizzazione o logistica, ma una variabile biologica con ricadute misurabili e significative sulla salute degli operatori sanitari. È un investimento essenziale nella protezione di chi ogni giorno si prende cura della salute altrui, anche nelle ore più buie. Servono interventi mirati, formazione continua e una nuova consapevolezza che protegga chi cura, garantendo un ambiente di lavoro più salubre e sostenibile.