Le aggressioni in sanità non si esauriscono nell'evento.
Il modulo chiude l’atto, non il percorso del rischio
La segnalazione è stata inviata. Per il sistema è un dato; per chi l’ha inviata, una domanda aperta: chi la leggerà, quale valutazione seguirà, che cosa verrà restituito? Il modulo chiude un adempimento, non il percorso del rischio. Nel luglio 2026 Nurse24 ha raccontato l’aggressione subita da un infermiere nella REMS di Empoli. Secondo NurSind Toscana, una comunicazione indirizzata all’ASL Toscana Centro e alla Prefettura di Firenze non avrebbe ricevuto riscontro e precedenti segnalazioni al servizio aziendale di gestione del rischio clinico non avrebbero prodotto interventi percepibili (1). La ricostruzione sindacale non accerta responsabilità o omissioni nel caso specifico. Porta però in primo piano ciò che la cronaca mostra raramente: il tratto tra l’informazione trasmessa e la decisione organizzativa. L’aggressione è visibile. Il percorso della segnalazione molto meno.Paura e mancanza di feedback
Non ogni assenza di riscontro equivale a inerzia: possono esserci verifiche in corso, più funzioni coinvolte o limiti di riservatezza. Il problema nasce quando una valutazione aperta, una decisione motivata e un’informazione senza seguito appaiono, a chi ha segnalato, identiche. In quel momento nasce una segnalazione senza ritorno: entra nel sistema, ma non torna nulla che permetta di capire che cosa ne sia stato fatto. Esiste anche un ritorno apparente: una ricevuta, una formula standard o una risposta tardiva confermano il canale, ma non rendono leggibile la valutazione. Ciò che torna orienta la decisione successiva: parlare ancora, attendere, minimizzare o tacere. Una revisione sistematica di diciannove studi in sedici Paesi individua, tra i fattori ricorrenti della sottosegnalazione, la paura delle conseguenze, la normalizzazione della violenza, la scarsa conoscenza delle procedure, una cultura poco favorevole e l’assenza di cambiamenti visibili (2). Non dimostra che ogni mancata restituzione produca silenzio, ma indica una traiettoria plausibile: l’esperienza modifica le aspettative, queste incidono sulla fiducia e la fiducia può influenzare l’uso futuro del canale. La sottosegnalazione può maturare anche nel rapporto costruito dal sistema con chi aveva parlato prima. Non serve che il canale scompaia: basta che perda credibilità.Meno denunce non significa meno rischio
Nel 2025 in Italia sono state registrate quasi 18.000 aggressioni, con 23.367 operatori sanitari e sociosanitari coinvolti. Il Ministero della Salute osserva che più segnalazioni possono riflettere una cultura della segnalazione più diffusa, non necessariamente più episodi (3). Due organizzazioni possono avere lo stesso numero basso: una perché espone meno i lavoratori, l’altra perché ha reso poco utile, difficile o costoso segnalare. Per una direzione, il punto non è solo quanti moduli arrivano, ma se quel numero descrive il rischio o la fiducia residua nel sistema. Uno studio prospettico in due ospedali pubblici italiani ha mostrato che un sistema strutturato - modulo specifico, analisi di secondo livello, piattaforma centralizzata e formazione - ha ridotto la sottosegnalazione e reso i dati più utili a individuare aree e gruppi esposti (4). Non è il modulo, da solo, a produrre conoscenza: conta il circuito che trasforma una segnalazione in informazione utilizzabile. Il paradosso è qui: le segnalazioni possono diminuire mentre l’organizzazione perde capacità di osservare il rischio. Il numero più basso non è sempre il dato migliore. Può indicare che meno persone ritengono utile rendere visibile ciò che accade. Il sistema riceve un dato rassicurante proprio mentre perde contatto con la realtà.L’importanza del feedback organizzativo secondo la Raccomandazione ministeriale n. 8
La Raccomandazione ministeriale n. 8 richiama il rafforzamento della cultura della segnalazione, l’analisi dei contesti e l’adozione di azioni protettive coerenti con i rischi (5). Restituire un seguito, però, non significa accogliere ogni richiesta né promettere un intervento immediato. Significa rendere distinguibili, nei limiti della riservatezza, tre condizioni: valutazione in corso; decisione assunta, anche negativa; impossibilità motivata di procedere oltre. Una ricevuta o una formula standard non bastano. Se non aiutano a capire dove si trova il caso e che cosa può accadere dopo, la segnalazione torna formalmente ma resta organizzativamente muta. Una ricerca qualitativa con infermieri di pronto soccorso mostra che il follow-up organizzativo incide sul benessere professionale ed emotivo e sottolinea la necessità di una presa in carico percepibile e del coinvolgimento degli operatori nel seguito (6). Il feedback non è una cortesia amministrativa né una garanzia di soluzione. È il punto in cui l’organizzazione rende leggibile la propria risposta. Se torna troppo poco, troppo tardi o in modo generico, il vuoto cambia forma ma non scompare.La risposta di oggi prepara la segnalazione di domani
Una segnalazione non termina con l’invio. Continua nel modo in cui viene letta, valutata e restituita, soprattutto nella memoria di chi l’ha fatta e di chi osserva ciò che accade dopo. La parte sommersa della violenza in sanità non comprende soltanto gli episodi assenti dalle statistiche, ma anche il processo con cui una risposta opaca o troppo debole può ridurre la disponibilità a segnalare ancora. Prima della prossima aggressione può esserci un passaggio meno rumoroso: qualcuno decide di non segnalare più, perché la volta precedente non ha ricevuto un ritorno o ne ha ricevuto uno troppo debole. Il sistema non perde solo una comunicazione: perde capacità di vedere il rischio prima che torni a manifestarsi.Bibliografia
- Redazione Nurse24. Infermiere aggredito nella Rems di Empoli, Nursind e Opi chiedono più tutele per gli operatori [Internet]. 2026 Jul 15 [citato 5 ago 2026]. Disponibile su: https://www.nurse24.it/infermiere/attualita-infermieri/infermiere-aggredito-rems-empoli-nursind-opi-chiedono-piu-tutele-operatori.html
- Spencer C, Sitarz J, Fouse J, DeSanto K. Nurses' rationale for underreporting of patient and visitor perpetrated workplace violence: a systematic review. BMC Nurs. 2023 Apr 23;22(1):134. doi:10.1186/s12912-023-01226-8.
- Ministero della Salute. Violenza contro i sanitari, Ministero Salute: 18mila aggressioni nel 2025 [Internet]. 2026 Mar 12 [citato 5 ago 2026]. Disponibile su: https://www.salute.gov.it/new/it/comunicato-stampa/violenza-contro-i-sanitari-ministero-salute-18mila-aggressioni-nel-2025/
- Veronesi G, Ferrario MM, Giusti EM, Borchini R, Cimmino L, Ghelli M, et al. Systematic violence monitoring to reduce underreporting and to better inform workplace violence prevention among health care workers: before-and-after prospective study. JMIR Public Health Surveill. 2023 Nov 13;9:e47377. doi:10.2196/47377.
- . Ministero della Salute. Raccomandazione n. 8: raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e socio-sanitario a causa dell'esercizio delle loro funzioni [Internet]. 2025 [pubblicato 11 mar 2026; citato 5 ago 2026]. Disponibile su: https://www.salute.gov.it/new/it/pubblicazione/raccomandazione-n-8-raccomandazione-prevenire-gli-atti-di-violenza-danno-degli/
- Thomas B, McGillion A, Edvardsson K, O'Meara P, Van Vuuren J, Spelten E. Barriers, enablers, and opportunities for organisational follow-up of workplace violence from the perspective of emergency department nurses: a qualitative study. BMC Emerg Med. 2021 Feb 12;21(1):19. doi:10.1186/s12873-021-00413-7.

