Fnopi, sì all’equo compenso per gli infermieri

Scritto il 17/05/2022
da Redazione Roma

Con la seduta dell’11 maggio è ripreso in Commissione Giustizia al Senato l’iter del Ddl sull’equo compenso, già approvato dalla Camera dei deputati. A sollecitare il Parlamento per l’approvazione della legge sono quasi tutti gli ordini professionali in Italia, inclusa la Fnopi. È un intervento normativo necessario.

Equo compenso, Mangiacavalli (Fnopi): provvedimento necessario

Fnopi: l’equo compenso è necessario per l’introduzione di standard retributivi minimi per tutte le professioni intellettuali e in particolare per quelle della salute

La giusta remunerazione della prestazione professionale rappresenta una condizione indispensabile per assicurare la qualità, la quantità e in particolare la dignità del lavoro dei professionisti. In tempi non sospetti ne aveva dibattuto con la politica e gli esperti del comparto la Fnopi, nell’ambito della Giornata nazionale sulla libera professione organizzata a Firenze all’interno del 14esimo Forum Risk Management.

Non mancano, però, gli ostacoli da superare. E l’equo compenso – tema del Disegno di Legge Atto senato n. 2419 – rientra decisamente tra questi.

Oggi, a premere per l’approvazione del Ddl in materia di equo compenso per i professionisti entro la conclusione della legislatura in corso (e affinché il testo venga licenziato senza ulteriori modifiche) sono quasi tutti gli Ordini professionali, che a livello nazionale sono 26. Invitando anche a non sminuire il significato effettivo della norma, che estende in toto, anche alla Pa, l’obbligatorietà di riconoscere compensi non inferiori ai parametri.

Tra gli Ordini favorevoli all’approvazione della proposta di legge sull’equo compenso c’è appunto la Fnopi (l’equo compenso è necessario per l’introduzione di standard retributivi minimi per tutte le professioni intellettuali e in particolare per quelle della salute), il cui intento, come espresso in più sedi dalla presidente Barbara Mangiacavalli, è di porre definitivamente rimedio alle situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra i professionisti iscritti a un ordine professionale e i committenti, i soggetti a cui o per conto dei quali erogano la loro prestazione professionale.

Ragione per cui l’equo compenso viene ritenuto un intervento normativo necessario, che potrebbe condurre, nel rispetto dei principi di libera concorrenza e parità di trattamento, alla definizione di corrispettivi economici idonei a costituire un efficace strumento di orientamento per i committenti e per i professionisti, e per tutti i consumatori, mettendoli al riparo da servizi professionali di bassa qualità.

Il fine è chiaro: valorizzare a trecentosessanta gradi la figura del professionista sanitario che rappresenta non soltanto un vantaggio, ma il futuro del Servizio sanitario nazionale. Un quadro d’insieme doveroso da tratteggiare, poiché dopo l’approvazione alla Camera dei deputati – nella seduta del 13 ottobre 2021 – della proposta di legge “Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali”, con la seduta dell’11 maggio 2022 è ripreso in Commissione Giustizia al Senato il percorso (fermo da mesi) del Ddl sull’equo compenso. Con quest’ultimo si intende la corresponsione di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro compiuto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale nonché conforme ai compensi previsti per i liberi professionisti.