Enpapi: iscrizione,contributi e scadenze per gli infermieri

Scritto il 29/07/2016
da Redazione

L’Enpapi è la cassa di previdenza degli infermieri che lavorano in libera professione. L’iscrizione è obbligatoria entro 60 giorni dall’inizio dell’attività e comporta contributi, scadenze e adempimenti che conviene conoscere prima di aprire la partita IVA.

L’Enpapi, Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica, è la cassa in cui versano i contributi gli infermieri che esercitano in libera professione. Nella Gestione principale il contributo soggettivo è pari al 16% del reddito netto professionale, con un minimo di 1.600 euro l’anno, e il contributo integrativo al 4% dei corrispettivi lordi, con un minimo di 150 euro (1,2). L’iscrizione va richiesta entro 60 giorni dall’inizio dell’attività (3).

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Che cos’è l’Enpapi e chi ha l’obbligo di iscriversi

L’iscrizione all’Enpapi è obbligatoria per gli infermieri iscritti all’Ordine che esercitano attività libero professionale in forma individuale: titolari di partita IVA, associati a uno studio professionale, soci di cooperativa sociale con rapporto di lavoro autonomo (3).

La domanda si invia con il form online dell’Ente entro 60 giorni dall’inizio dell’attività. Oltre il termine scattano le sanzioni: 20 euro se l’invio avviene tra il 61° e il 90° giorno, 100 euro dal 91° giorno in poi (3).

Dopo l’iscrizione la comunicazione passa dall’area riservata, a cui si accede con SPID o CIE, e dalla PEC. Per questo l’Ente chiede di tenere aggiornati recapito telefonico e indirizzo PEC: è lì che arrivano avvisi e scadenze (3).

Quanto si paga: soggettivo, integrativo e maternità

Il contributo soggettivo è il 16% del reddito netto professionale, cioè al netto delle spese ma al lordo della ritenuta d’acconto. In fase di dichiarazione dei redditi si può scegliere un’aliquota più alta, fino al 23%, valida per il solo anno in cui la si richiede. È comunque dovuto un minimo di 1.600 euro l’anno ed è deducibile ai fini IRPEF (1).

Il contributo integrativo è una maggiorazione del 4% sui corrispettivi lordi dell’attività infermieristica. Non è un costo a carico del professionista: si addebita in fattura al cliente, evidenziandolo sul documento fiscale, e poi si versa all’Ente. Anche qui c’è un minimo, pari a 150 euro l’anno (1).

Il contributo di maternità è dovuto da tutti gli iscritti, finanzia le indennità di maternità previste dal D.Lgs. 151/2001 ed è determinato ogni anno dal Consiglio di amministrazione dell’Ente; è anch’esso deducibile (1).

Chi si iscrive a metà anno non paga i minimi per intero: i contributi minimi soggettivo e integrativo si riducono di tanti dodicesimi quanti sono i mesi di non iscrizione, mentre resta dovuto il contributo in percentuale sul reddito prodotto (1).

La Gestione separata: chi riguarda e quanto si versa

Gestione principaleGestione separata
ChiInfermieri con partita IVA, associati di studio, soci di cooperativa con lavoro autonomoInfermieri con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
Quanto16% del reddito netto (fino al 23% su opzione) + 4% in fattura33% del compenso se non assicurati altrove, 24% se già assicurati o pensionati
Minimi1.600 € soggettivo, 150 € integrativoNessun minimo: si versa sul compenso effettivo
Chi versaL’iscrittoIl committente: due terzi a suo carico, un terzo a carico del collaboratore
Quando4 rate per i minimi e 3 per il conguaglioEntro il 16 del mese successivo al pagamento del compenso, con F24 Accise

La Gestione separata riguarda gli infermieri che lavorano con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Il contributo è a carico del committente per due terzi e del collaboratore per un terzo, e il versamento spetta al committente entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento del compenso (2).

Per il 2026 l’aliquota è del 33% per chi non è assicurato presso altra forma di previdenza obbligatoria e non è titolare di pensione, con un ulteriore 0,72% destinato a maternità, congedo parentale, assegno per il nucleo familiare e indennità di malattia. Scende al 24% per chi è già assicurato altrove o è pensionato (2).

La contribuzione si calcola fino al massimale di reddito, che per il 2026 è di 122.295 euro. Non esiste invece un minimo: si versa sul reddito effettivo. Il minimale di 18.808 euro serve soltanto a determinare l’anzianità contributiva accreditata (2).

Le scadenze dell’anno: acconti, Modello UNI e conguaglio

I contributi minimi e il contributo di maternità dell’anno in corso si versano in quattro rate, con scadenza il 10 febbraio, il 10 aprile, il 10 giugno e l’11 agosto (4).

Entro il 10 settembre va trasmesso il Modello UNI, la comunicazione reddituale obbligatoria, dalla sezione online dell’area riservata. È una scadenza soggetta a sanzione, come quella di dicembre (4).

Il contributo in percentuale e il conguaglio relativi all’anno precedente si pagano in tre rate: 10 ottobre, 10 novembre e 10 dicembre. Il pagamento si può fare con F24, PagoPA o carta di credito (4).

Quali prestazioni garantisce l’Enpapi agli iscritti

La contribuzione dà diritto alla pensione di vecchiaia e, nelle situazioni previste, all’assegno di invalidità, alla pensione di inabilità e alla pensione ai superstiti. Sono previsti anche il cumulo e la totalizzazione con altre gestioni, e la restituzione del montante nei casi ammessi (5).

L’Ente eroga inoltre l’indennità di maternità alle libere professioniste iscritte, finanziata proprio dal contributo di maternità versato da tutti (1,5).

Per chi alterna dipendenza e libera professione, cumulo e totalizzazione sono gli strumenti che permettono di valorizzare insieme i contributi versati in gestioni diverse: è il punto su cui conviene farsi assistere prima di prendere decisioni sulla pensione.

Gli errori più frequenti di chi inizia la libera professione

Il primo è dimenticare il termine dei 60 giorni per l’iscrizione: la sanzione è contenuta, ma l’omissione complica la posizione contributiva (3).

Il secondo è non addebitare il 4% integrativo in fattura. È un importo che spetta all’Ente e che il professionista deve riscuotere dal cliente evidenziandolo sul documento fiscale: chi non lo fa se lo trova comunque da versare, a proprio carico (1).

Il terzo è confondere le due gestioni. Un infermiere può avere contemporaneamente una partita IVA e una collaborazione: in quel caso convivono due posizioni, con adempimenti e scadenze diversi (1,2).

Il quarto riguarda i recapiti: area riservata e PEC sono i canali ufficiali dell’Ente. Una PEC scaduta o mai attivata significa non ricevere comunicazioni e accorgersi delle scadenze in ritardo (3).

Come contattare l’Enpapi: numero verde, PEC e sede

Il numero verde è 800 070 070 da rete fissa; da cellulare si chiama lo 06 36 704 704. Il servizio risponde dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30, e il martedì e il giovedì anche dalle 14.00 alle 15.30 (6).

La PEC dell’Ente è info@pec.enpapi.it e riceve solo da altre caselle PEC: è il canale per trasmettere la modulistica. Gli iscritti possono inoltre inviare quesiti e seguire lo stato delle proprie richieste dall’area riservata (6).

La sede è in via Alessandro Farnese 3 a Roma e riceve solo su appuntamento, da prenotare dall’area riservata. Il personale degli uffici non fornisce informazioni sulle posizioni contributive: per quelle vanno usati numero verde, area riservata o PEC (6).

In pratica: la checklist di chi apre la partita IVA

  • Iscriversi all’Enpapi entro 60 giorni dall’inizio dell’attività, con il form online.
  • Attivare PEC e SPID o CIE: sono i canali con cui l’Ente comunica.
  • Inserire in ogni fattura la maggiorazione del 4% da versare all’Ente.
  • Mettere in calendario le quattro rate dei minimi (10 febbraio, 10 aprile, 10 giugno, 11 agosto).
  • Trasmettere il Modello UNI entro il 10 settembre.
  • Pagare percentuale e conguaglio in tre rate: 10 ottobre, 10 novembre, 10 dicembre.

Domande frequenti

Chi deve iscriversi obbligatoriamente alla cassa Enpapi?

Gli infermieri iscritti all’Ordine che esercitano in libera professione come titolari di partita IVA, associati a uno studio professionale o soci di cooperativa sociale con rapporto di lavoro autonomo.

Quanto si paga di contributi Enpapi in un anno di attività?

Nella Gestione principale il 16% del reddito netto professionale, con un minimo di 1.600 euro, più il 4% dei corrispettivi lordi addebitato in fattura, con un minimo di 150 euro, oltre al contributo di maternità.

Il contributo integrativo del 4% è un costo per l’infermiere?

No, si addebita al cliente in fattura e va evidenziato sul documento fiscale. Il professionista lo riscuote e lo versa all’Ente. Se non lo addebita, resta comunque dovuto e diventa un costo suo.

Come funziona l’Enpapi per chi ha una collaborazione?

Si applica la Gestione separata: il contributo è versato dal committente entro il 16 del mese successivo al compenso, per due terzi a suo carico e per un terzo a carico del collaboratore.

Quali sono le scadenze Enpapi da ricordare ogni anno?

10 febbraio, 10 aprile, 10 giugno e 11 agosto per i minimi; 10 settembre per il Modello UNI; 10 ottobre, 10 novembre e 10 dicembre per percentuale e conguaglio.

Bibliografia

  1. Enpapi. Tipologia contributi, Gestione principale [Internet]. Roma: Enpapi [consultato il 23 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.enpapi.it/tipologia-contributi/
  2. Enpapi. Contribuzione, Gestione separata [Internet]. Roma: Enpapi [consultato il 23 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.enpapi.it/category/gestione-separata/contribuzione-gestione-separata/
  3. Enpapi. Iscrizione [Internet]. Roma: Enpapi [consultato il 23 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.enpapi.it/iscrizione/
  4. Enpapi. Scadenze, Gestione principale [Internet]. Roma: Enpapi [consultato il 23 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.enpapi.it/category/gestione-principale/scadenze/
  5. Enpapi. Prestazioni, Gestione principale [Internet]. Roma: Enpapi [consultato il 23 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.enpapi.it/category/gestione-principale/prestazioni/
  6. Enpapi. Contatti [Internet]. Roma: Enpapi [consultato il 23 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.enpapi.it/contatti/