Solitudine: la sfida sanitaria che riguarda gli infermieri
Solitudine e isolamento sociale: due concetti da non confondere
L'isolamento sociale è una condizione oggettiva, misurabile nel numero di contatti; la solitudine è un'esperienza soggettiva, legata alla distanza percepita tra le relazioni desiderate e quelle effettivamente vissute. Non tutte le persone che vivono da sole si sentono sole, e non tutte le persone circondate da relazioni si sentono connesse.
La differenza non è solo teorica: un paziente inserito in una rete familiare ampia può comunque soffrire di una solitudine profonda. Aumentare semplicemente i contatti sociali non basta, perché conta soprattutto la qualità delle relazioni. Per questo alcuni autori propongono di considerare la solitudine come una sorta di segno vitale sociale, da rilevare sistematicamente nei percorsi di cura (1).
Gli effetti della solitudine cronica sulla salute delle persone
Secondo la Commissione OMS sulla Social Connection, circa una persona su sei nel mondo vive una condizione di solitudine, con punte del 20,9% tra gli adolescenti e del 17,4% tra i giovani adulti; l'isolamento sociale, invece, arriva a interessare fino a un anziano su tre (2).
La solitudine cronica non è solo un disagio psicologico: è associata a un aumento del rischio di depressione, ansia, decadimento cognitivo, malattie cardiovascolari, ictus e mortalità precoce. Il Surgeon General statunitense ha definito questo impatto paragonabile a quello di fattori di rischio consolidati: sulla mortalità equivale a fumare fino a 15 sigarette al giorno e supera quello dell'obesità (3).
Isolamento sociale e solitudine, inoltre, vanno considerati problemi medici veri e propri, da valutare e documentare nella pratica clinica (4).
Il ruolo degli infermieri nell'intercettare la fragilità relazionale
Gli infermieri occupano una posizione privilegiata per riconoscere precocemente la vulnerabilità relazionale. In ospedale, sul territorio, nell'assistenza domiciliare e nelle strutture residenziali, la prossimità quotidiana con le persone permette di cogliere segnali che altrimenti resterebbero invisibili: anziani soli, caregiver esausti, pazienti cronici privi di reti familiari.
Nell'assistenza territoriale, il ruolo degli Infermieri di Famiglia e Comunità diventa particolarmente strategico: costruire connessioni, attivare risorse locali e sostenere le reti informali di cura non è un compito sociale improprio, ma una componente della qualità assistenziale.
Le transizioni di cura, come le dimissioni ospedaliere o l'ingresso in una RSA, sono momenti particolarmente critici: l'assenza di reti relazionali adeguate in questi passaggi può peggiorare in modo significativo gli esiti di salute.
Come i servizi sanitari possono rispondere alla solitudine
- Identificazione precoce: inserire la valutazione della solitudine nell'anamnesi infermieristica, soprattutto per i pazienti fragili, cronici o anziani.
- Continuità assistenziale: presidiare i momenti di passaggio tra i diversi setting di cura, dove il rischio di isolamento aumenta.
- Social prescribing: orientare le persone verso attività sociali, volontariato o gruppi comunitari, con programmi promettenti, anche se una revisione sistematica rileva che mancano ancora studi controllati in grado di dimostrarne l'efficacia (5).
- Riorganizzazione dei servizi: superare modelli assistenziali frammentati e centrati solo sulla prestazione, che rischiano di amplificare l'isolamento dei pazienti.
Un dato aiuta a comprendere la posta in gioco: una metanalisi su oltre 100 sperimentazioni cliniche ha mostrato che associare un sostegno psicosociale ai trattamenti aumenta la probabilità di sopravvivenza del 20% rispetto al solo trattamento (6).
Una sfida clinica, assistenziale ed etica per il futuro della cura
La solitudine difficilmente potrà essere risolta soltanto dai servizi sanitari: richiede politiche integrate tra sanità, sociale, urbanistica e comunità. Ignorarla, però, non è più possibile.
Per l'infermieristica, riconoscere il peso delle relazioni significa valorizzare una dimensione che appartiene storicamente alla professione: prendersi cura delle persone nella loro globalità, non solo nella loro malattia.
Bibliografia
- Warren A. Loneliness as a vital sign: toward a biopsychosocial reframing of social disconnection. J Prim Care Community Health. 2026;17:21501319261426724. https://doi.org/10.1177/21501319261426724
- WHO. From loneliness to social connection: charting a path to healthier societies. Report of the WHO Commission on Social Connection [Internet]. 2025 [citato 18 set 2026]. Disponibile su: https://www.who.int/publications/i/item/978240112360
- Office of the Surgeon General. Our epidemic of loneliness and isolation: the U.S. Surgeon General's Advisory on the healing effects of social connection and community. Washington DC; 2023. https://www.hhs.gov/sites/default/files/surgeon-general-social-connection-advisory.pdf
- Holt-Lunstad J, Perissinotto C. Social isolation and loneliness as medical issues. N Engl J Med. 2023;388:193-5. https://doi.org/10.1056/NEJMp2211366
- Cooper M, Avery L, Scott J, Ashley K, Jordan C, Errington L, et al. Effectiveness and active ingredients of social prescribing interventions targeting mental health: a systematic review. BMJ Open. 2022;12:e060214. https://doi.org/10.1136/bmjopen-2021-060214
- Smith TB, Workman C, Andrews C, Barton B, Cook M, Layton R, et al. Effects of psychosocial support interventions on survival in inpatient and outpatient healthcare settings: a meta-analysis of 106 randomized controlled trials. PLoS Med. 2021;18:e1003595. https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1003595

