Un uomo arrivato dal pronto soccorso per medicare un'ustione al braccio ha insultato, minacciato di morte e poi colpito l'infermiere che lo stava accogliendo nel Centro Ustioni dell'ospedale Antonio Perrino di Brindisi. È accaduto la sera di venerdì 4 settembre e per riportare la calma sono servite prima le guardie giurate, poi le Volanti della Questura. Per l'Ordine delle professioni infermieristiche di Brindisi è la quarta aggressione al personale sanitario nello stesso ospedale in pochi giorni, dopo gli episodi che hanno riguardato Psichiatria, Ortopedia e Pneumologia.
Aggressioni agli infermieri, quattro casi in pochi giorni
Brindisi, l'escalation al Perrino
Secondo la ricostruzione di BrindisiReport, l'uomo era stato inviato al Centro Ustioni dal pronto soccorso per un'ustione procurata accidentalmente in casa. Ha dato in escandescenze appena accolto dagli operatori di turno e in pochi istanti è passato dagli insulti alle minacce di morte, fino all'aggressione fisica. L'infermiere ha poi dovuto raggiungere il pronto soccorso dello stesso ospedale per farsi medicare e refertare i traumi.
La sequenza ravvicinata ha spinto l'Ordine delle professioni infermieristiche della provincia a chiedere un intervento immediato alla direzione strategica dell'Asl. «Quattro aggressioni in un arco temporale così ristretto non possono più essere considerate episodi isolati», ha dichiarato la presidente Paola De Biasi al Quotidiano di Puglia. «La solidarietà ai colleghi coinvolti è doverosa, ma oggi non è più sufficiente: servono interventi concreti».
Nella richiesta di incontro urgente l'Opi elenca cosa intende per interventi concreti: una ricognizione dei reparti più vulnerabili, il potenziamento della vigilanza, la verifica dei sistemi di allarme e delle modalità di accesso alle strutture, la revisione delle procedure aziendali sulla gestione degli episodi di violenza. Soprattutto, chiede che ogni aggressione venga analizzata per individuare le criticità organizzative che l'hanno resa possibile, e che il tutto confluisca in un piano straordinario con responsabilità, tempi e monitoraggio dei risultati. «Non possiamo aspettare la quinta aggressione per tornare a parlare di sicurezza», ha concluso De Biasi.
Treviso, due infermieri in una settimana
A settecento chilometri di distanza, all'ospedale Ca' Foncello di Treviso, la sequenza è stata anche più stretta. Nella notte tra domenica e lunedì un infermiere del triage del pronto soccorso è stato afferrato per il collo e spinto contro una porta dal compagno di una paziente che aveva appena denunciato una violenza domestica: l'operatore stava applicando il protocollo Codice rosa, che non consente di dare informazioni sulla vittima. Sette giorni di prognosi, riferisce Nordest24, e la richiesta di Nursing Up di rendere le postazioni di triage chiuse e non accessibili al pubblico.
Tre giorni dopo, la mattina del 4 settembre, un paziente di 28 anni ricoverato da settimane in Psichiatria ha aggredito prima un medico, senza conseguenze, poi un infermiere, colpito al volto con un pugno e finito a terra. Cinque giorni di prognosi. La polizia lo ha bloccato e arrestato. L'Ulss 2 ha precisato in una nota che si tratta di un paziente «affetto da problemi psichici gravi e complessi», già seguito con interventi farmacologici e assistenziali mirati proprio a ridurre il rischio.
«Dall'inizio dell'anno sono quattro i casi di aggressioni all'interno di tutto il Dipartimento di salute mentale e quindi siamo in linea con gli anni scorsi, ma alla luce dei casi delle ultime settimane la nostra volontà è di mettere in atto tutti i possibili miglioramenti», ha spiegato il direttore generale Giancarlo Bizzarri a TrevisoToday. L'azienda ha annunciato un tavolo permanente aperto a sindacati e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, e un incontro con prefetto e questore.
Il quadro nazionale: i numeri del 2025
I due casi si inseriscono in un fenomeno che le rilevazioni nazionali continuano a fotografare come stabile e diffuso. Secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, nel 2025 sono stati segnalati quasi 18mila episodi di aggressione, con oltre 23mila operatori coinvolti: gli episodi calano di poco rispetto ai 18.392 del 2024, ma le persone colpite aumentano. Gli infermieri restano la categoria più esposta con il 55% dei casi, davanti a medici (16%) e operatori di supporto (11%); le donne superano il 60% delle vittime. Le aggressioni verbali pesano per il 69%, quelle fisiche per il 25%. I luoghi più critici sono esattamente quelli di Brindisi e Treviso: pronto soccorso, servizi psichiatrici di diagnosi e cura, reparti di degenza.
Sul piano normativo gli strumenti ci sono. La legge 14 agosto 2020, n. 113 ha istituito l'Osservatorio e inasprito le pene per chi aggredisce il personale sanitario; la legge 171/2024, in vigore dal novembre 2024, ha introdotto l'arresto in flagranza differita sulla base di video o documentazione univoca e ha reso reato il danneggiamento dei beni sanitari commesso con violenza o minaccia. Il punto che entrambi i casi mettono in evidenza non è la risposta penale, che scatta, ma la prevenzione organizzativa a monte.
Cosa significa per gli infermieri
Le due vicende raccontano due profili di rischio diversi, che richiedono risposte diverse. A Brindisi e nel triage di Treviso il fattore scatenante è l'accompagnatore o il paziente in attesa: qui contano il controllo degli accessi, la separazione fisica delle postazioni di lavoro, la presenza di vigilanza e la gestione dei tempi di attesa e delle informazioni. In Psichiatria il rischio è clinico, legato alla patologia e alla degenza prolungata: la leva è la valutazione strutturata del rischio di violenza, i rapporti di personale per turno, la formazione sulla de-escalation e la revisione dei layout dei reparti.
Nella pratica quotidiana restano decisive due cose che dipendono dai professionisti e dalle direzioni insieme. La prima è la segnalazione: un episodio non denunciato e non registrato non entra nei flussi aziendali e non genera alcuna misura correttiva, e la sottonotifica è uno dei limiti riconosciuti delle rilevazioni nazionali. La seconda è l'audit post-evento, che l'Opi Brindisi chiede esplicitamente: analizzare ogni aggressione come si analizza un evento sentinella, per capire quale falla organizzativa l'ha resa possibile.
Cosa succede ora
A Brindisi l'Opi attende la convocazione da parte della direzione strategica dell'Asl e la predisposizione del piano straordinario aziendale. A Treviso l'Ulss 2 ha fissato l'avvio del tavolo permanente e l'incontro con prefetto e questore, mentre i progetti dei nuovi pronto soccorso di Conegliano e della cittadella sanitaria saranno riesaminati con criteri di layout anti-aggressione. Sono impegni verificabili nei prossimi mesi, ed è su quelli che si misurerà la distanza tra la solidarietà ai colleghi e la sicurezza reale di chi lavora in corsia.
Revisione del linguaggio ottenuto con IA.

