Bufalini, nuovo episodio di violenza: gli infermieri chiedono più sicurezza nei reparti

Scritto il 05/08/2026
da Redazione

Le aggressioni al personale sanitario continuano a rappresentare una delle principali criticità della sanità italiana. Dopo il nuovo episodio di violenza avvenuto al Pronto soccorso dell'ospedale "Maurizio Bufalini" di Cesena, l'Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) di Forlì-Cesena interviene chiedendo di affiancare alle misure repressive un vero piano di prevenzione. Secondo l'Ordine, il fatto che si tratti del secondo grave episodio in pochi giorni nello stesso reparto dimostra come il problema non possa essere affrontato esclusivamente attraverso l'arresto degli aggressori.

Gli infermieri non possono lavorare nella paura

aggressioni

L'Ordine esprime vicinanza agli infermieri e a tutti i professionisti coinvolti nell'ultima aggressione, sfociata nell'arresto del responsabile.

Ai colleghi colpiti da questi gravi eventi va l'abbraccio più sincero e la totale vicinanza dell’Ordine, afferma la presidente dell'Opi Forlì-Cesena Silvia Mambelli.

La nostra responsabilità è prenderci cura delle persone nel momento della malattia e del bisogno, ma è umanamente e professionalmente inaccettabile che chi lavora per salvare vite debba farlo con la paura costante di essere aggredito fisicamente o verbalmente.

Pur riconoscendo l'importanza delle recenti modifiche normative che hanno rafforzato la tutela degli operatori sanitari, introducendo strumenti come la procedibilità d'ufficio e l'arresto nei casi previsti dalla legge, l'Ordine sottolinea che la repressione interviene solo dopo che il danno è già avvenuto.

Arrestare l'aggressore dopo l'attacco non può essere la nostra unica rete di sicurezza. Dobbiamo disinnescare la violenza prima che si scagli contro gli operatori.

Per l'Opi è necessario sviluppare una strategia più ampia, che integri sicurezza, supporto agli operatori e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.

Le richieste dell'Ordine

Tra le priorità indicate dall'Ordine delle Professioni Infermieristiche figurano:

  • una presenza costante di sistemi di sicurezza nelle aree a maggiore rischio, come i Pronto soccorso;
  • percorsi immediati di supporto psicologico e legale per gli operatori vittime di aggressione;
  • campagne di sensibilizzazione per ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti sanitari.

Secondo l'Opi, la tutela degli infermieri non rappresenta soltanto una questione di sicurezza sul lavoro, ma riguarda direttamente la qualità dell'assistenza erogata ai cittadini.

Un fenomeno in crescita

Le aggressioni contro gli operatori sanitari continuano infatti a rappresentare un'emergenza nazionale, in particolare nei servizi di emergenza-urgenza, dove l'elevata pressione assistenziale, le lunghe attese e la crescente complessità dei casi aumentano il rischio di episodi violenti.

Per questo l'Ordine ribadisce la disponibilità a collaborare con l'Azienda sanitaria e con le istituzioni locali per individuare soluzioni concrete.

Chi si scaglia contro i professionisti sanitari colpisce al cuore la qualità e la tenuta dell'intero sistema sanitario pubblico. Proteggerli significa difendere il diritto alla salute di tutta la comunità, conclude Mambelli.