Infermieri specialisti: l'allarme di un titolo senza ruolo, il position paper delle società scientifiche

Scritto il 07/07/2026
da Davide Alborino

Un position paper firmato da tredici società scientifiche infermieristiche italiane, presentato al Nursing Forum 2026 di Firenze, prova a mettere ordine su un nodo che la riforma delle magistrali ha reso urgente: cosa distingue l'infermiere specialista dall'infermiere di pratica avanzata, e chi decide quante figure di questo tipo servono davvero al Servizio Sanitario Nazionale.

La riforma e il Nursing Forum 2026

professione

Il 12 maggio 2026 la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato i decreti del Ministero dell'Università e della Ricerca che attivano tre nuovi percorsi di laurea magistrale specialistici: cure primarie e infermieristica di famiglia e di comunità, area intensiva e dell'emergenza, area neonatale e pediatrica (1,2).

È la riforma della classe di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche (LM/SNT1), con test di ammissione nazionale previsto per ottobre 2026 in 14 atenei (2,3).

Due settimane prima, il 23 e 24 maggio, il Nursing Forum di Firenze aveva ospitato la tavola rotonda “L’architettura dell’identità professionale: le società scientifiche in dialogo”, con otto società scientifiche infermieristiche e la moderazione di AIIAO.

Dal confronto è nato un position paper, pubblicato su International Journal of Health Supplements e firmato, dopo un processo di revisione allargato, da tredici società (AIIAO, ANIARTI, ASI, SIN INF, AISLeC, SIDMI, CNAI, SIAN, ANIN, ANIPIO, SIMMED, AICO, ANIMO), che prova a rispondere a una domanda pratica: come si tiene insieme, nell’esercizio concreto della professione, la pratica specialistica con la pratica avanzata? (1)

L'identità come mandato sociale

Il punto di partenza del documento è definitorio, ma tutt’altro che astratto. Per gli autori, l’identità professionale infermieristica non è una questione di autopercezione, ma di riconoscimento sociale del mandato che i cittadini affidano alla professione.

Come sintetizzato dalla moderatrice del tavolo: l’identità coincide con “quanto bene riusciamo a renderci visibili in relazione al nostro mandato” (1).

Specialista o infermiere di pratica avanzata?

È il nodo più concreto per chi sta valutando se iscriversi a uno dei nuovi master. Il position paper distingue due assi (1):

  • asse orizzontale: ampiezza e profondità della competenza acquisita con una formazione post-base in un’area clinica specifica.
  • asse verticale: autonomia decisionale estesa, giudizio clinico esperto e prescrizione, che richiedono almeno una laurea magistrale.

Citando il modello Novice to Expert di Patricia Benner, la Accademia Scienze Infermieristiche (ASI) ha ricordato che uno specialista alle prime armi in un nuovo contesto clinico resta, in termini di competenza, un principiante e ha messo in guardia dal rischio che la pratica avanzata scivoli in una “pratica medica limitata” invece di svilupparsi come maturazione autonoma del giudizio clinico infermieristico (1,4).

Le competenze come lingua comune

Il secondo tema riguarda il linguaggio con cui misurare ciò che un infermiere specialista o avanzato sa davvero fare. Più società hanno insistito sul fatto che le competenze, non i titoli o gli attestati, dovrebbero essere l’unità di misura della professione, purché ancorate a un esito clinico verificabile (1).

Quanti specialisti servono davvero

Il position paper affronta senza giri di parole il tema che rischia di rendere la riforma solo simbolica. A differenza delle specialità mediche, per le quali l’accreditamento delle strutture prevede quote obbligatorie di specialisti, la specializzazione infermieristica “non è nel codice genetico dell’accreditamento” (1). Significa che, in assenza di una programmazione esplicita, i nuovi laureati specialisti rischiano di restare un’eccezione virtuosa invece di diventare una regola di sistema.

Secondo la Corte dei Conti l’Italia sconta oggi una carenza strutturale stimata in circa 65.000 infermieri, un dato che diverse organizzazioni sindacali giudicano al ribasso (5,6); l’Italia resta inoltre il Paese OCSE con il rapporto infermieri/popolazione più basso.

A livello economico, il rapporto ICN sulla Giornata Internazionale dell'Infermiere 2025 stima che investire nel personale infermieristico generi ritorni economici significativi in termini di produttività e anni di vita salvati, oltre a ridurre i costi di turnover (7). Per il position paper, definire le competenze specialistiche senza affrontare in parallelo numeri, contratti e turnover rischia di non produrre ruoli reali(1).

Visibilità dei dati e prescrizione infermieristica

L’ultimo nodo riguarda la tracciabilità del lavoro infermieristico nei sistemi. Diverse società hanno segnalato che, quando una prescrizione infermieristica viene controfirmata da un altro professionista, l’attività finisce nel flusso di dati di un’altra professione, rendendo invisibile, e quindi non misurabile, il contributo infermieristico reale (1).

Su questo, la Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermiere/i (CNAI) ha chiesto il riconoscimento formale della potestà prescrittiva infermieristica come componente strutturale della pratica avanzata, l’uso di terminologie standardizzate e flussi dati attribuibili (1).