Demansionamento, la Cassazione conferma: gli infermieri non possono sostituire stabilmente gli Oss

Scritto il 19/06/2026
da Redazione

Una sentenza destinata a fare giurisprudenza nel mondo sanitario. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva il riconoscimento del demansionamento subito da un gruppo di infermieri del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, stabilendo un principio che potrebbe avere effetti ben oltre il singolo contenzioso. Con le ordinanze n. 13728 e n. 14249 del 2026, i giudici di legittimità hanno respinto i ricorsi presentati dall'azienda sanitaria, chiudendo una vicenda iniziata nel 2018 e culminata con il riconoscimento di un risarcimento complessivo di circa 600mila euro a favore di 18 infermieri.

Una vicenda iniziata in corsia

Al centro della controversia vi era l'assegnazione sistematica agli infermieri di attività considerate proprie di altre figure professionali, in particolare dell'operatore socio-sanitario.

Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, i professionisti erano frequentemente impiegati in attività di assistenza di base, igiene personale, alimentazione e mobilizzazione dei pazienti, in un contesto caratterizzato da carenze di personale di supporto.

Dopo una prima decisione sfavorevole in Tribunale, la Corte d'Appello di Reggio Calabria aveva riconosciuto il demansionamento e il conseguente diritto al risarcimento. Ora la Cassazione ha confermato quella lettura, rendendola definitiva.

Il principio fissato dalla Cassazione

L'aspetto più rilevante della pronuncia riguarda il principio espresso dai giudici.

La Corte ha infatti chiarito che l'assegnazione di mansioni inferiori può essere considerata legittima soltanto in presenza di esigenze organizzative, operative o di sicurezza concrete, eccezionali e temporanee.

Diversamente, non può diventare una modalità ordinaria di organizzazione del lavoro finalizzata a compensare in modo strutturale la carenza di personale appartenente ad altri profili professionali.

In altre parole, la mancanza di Oss non può giustificare l'utilizzo sistematico degli infermieri per svolgere attività che non rientrano nel nucleo qualificante delle competenze infermieristiche.

La tutela della professionalità infermieristica

Nelle motivazioni, la Cassazione richiama il tema della tutela della professionalità del lavoratore.

Secondo i giudici, il demansionamento non dipende esclusivamente dal tempo trascorso a svolgere attività inferiori, ma dalla natura stessa delle mansioni assegnate.

Anche quando l'infermiere continua a svolgere prevalentemente attività professionali proprie del profilo, l'impiego sistematico e non marginale in compiti di livello inferiore può costituire una lesione della professionalità acquisita.

Si tratta di un passaggio particolarmente significativo perché riconosce il valore qualitativo delle competenze infermieristiche e il diritto del professionista a esercitare le funzioni corrispondenti al proprio percorso formativo e al proprio inquadramento contrattuale.

Le reazioni del Nursind

Soddisfazione è stata espressa dal Nursind di Reggio Calabria, che ha seguito la vicenda giudiziaria.

Il segretario aziendale Michele Nucera ha sottolineato come la pronuncia metta un punto definitivo sulla questione, ribadendo che gli infermieri non possono essere utilizzati per colmare in modo permanente le carenze di altre figure professionali.

Anche il segretario territoriale e regionale Vincenzo Marrari ha evidenziato l'importanza del risultato ottenuto, ricordando che sono ancora pendenti altri procedimenti analoghi e che ulteriori azioni legali potrebbero essere avviate nei confronti delle aziende sanitarie coinvolte.

Una decisione destinata a fare scuola

Al di là del risarcimento economico riconosciuto ai professionisti coinvolti, la pronuncia della Cassazione assume un significato più ampio.

La sentenza riafferma infatti il principio secondo cui la valorizzazione delle competenze professionali rappresenta un elemento essenziale dell'organizzazione sanitaria e che il rispetto dei profili professionali non può essere subordinato in modo permanente alle carenze di organico.

Un orientamento che potrebbe influenzare future controversie analoghe e riaprire il dibattito sul corretto utilizzo delle competenze infermieristiche all'interno del Servizio sanitario nazionale.