Il ruolo strategico dell’Infermiere di Famiglia e Comunità
Il Nursing Up, che richiama l'attenzione sul ruolo dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC).
L’Infermiere di Famiglia e Comunità non è semplicemente un infermiere territoriale. Il DM 77 gli attribuisce funzioni specifiche nella gestione delle cronicità, nel monitoraggio delle persone fragili, nell’educazione sanitaria, nella prevenzione e nel raccordo tra servizi, famiglie e strutture sanitarie.
Si tratta di una figura destinata a svolgere un ruolo sempre più importante in un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche.
Secondo i dati richiamati dal Nursing Up, oltre 12,8 milioni di italiani convivono con condizioni di multicronicità, mentre più di 7 milioni presentano contemporaneamente più patologie e limitazioni funzionali. Numeri che rendono indispensabile rafforzare l’assistenza territoriale e domiciliare.
Il fabbisogno previsto dal DM 77
La riforma dell’assistenza territoriale prevede uno standard di almeno un Infermiere di Famiglia e Comunità ogni 3mila abitanti.
Applicando questo parametro, il fabbisogno nazionale stimato supera le 20mila unità, un dato che rende ancora più urgente chiarire percorsi professionali, competenze e modalità di valorizzazione di questa figura.
Se le Case della Comunità rappresentano la porta di accesso del nuovo modello territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità è destinato a diventarne uno dei principali punti di riferimento operativi
, afferma il presidente nazionale del Nursing Up Antonio De Palma.
L’Europa investe sugli infermieri di comunità
Il sindacato sottolinea come molti Paesi europei abbiano già da tempo investito nello sviluppo di figure infermieristiche specializzate per l’assistenza territoriale.
In Spagna l’infermieristica familiare e di comunità è riconosciuta come specialità professionale, mentre in Finlandia e nel Regno Unito gli infermieri di comunità rappresentano una componente consolidata dei sistemi sanitari.
Secondo Nursing Up, l’Italia rischia invece di arrivare alla piena attuazione del PNRR senza aver completato il percorso di valorizzazione professionale della figura individuata come cardine della sanità di prossimità.
Il nodo del contratto
Uno dei punti più critici riguarda l’inquadramento contrattuale.
Attualmente gli Infermieri di Famiglia e Comunità risultano inseriti nel profilo generale dell’infermiere, mentre le eventuali specificità possono essere riconosciute soltanto attraverso il sistema degli incarichi.
Per il Nursing Up si tratta di un paradosso: da un lato vengono attribuite responsabilità sempre più ampie nella gestione della cronicità, della fragilità e della continuità assistenziale; dall’altro non esisterebbe ancora una cornice contrattuale pienamente coerente con queste funzioni.
Il rischio è attribuire a questi professionisti responsabilità sempre più specialistiche continuando però a considerarli, sotto il profilo dell’inquadramento, come infermieri generalisti
, sostiene De Palma.
Per il sindacato, la questione dovrebbe trovare spazio nel confronto in corso per il rinnovo del Ccnl Comparto Sanità 2025-2027.
L’obiettivo è definire percorsi di carriera, riconoscimenti professionali e valorizzazioni economiche coerenti con il ruolo che gli Infermieri di Famiglia e Comunità saranno chiamati a svolgere all’interno della nuova rete territoriale.
Per Nursing Up il successo della riforma non dipenderà soltanto dal numero di Case della Comunità attivate, ma dalla capacità di garantire una presa in carico reale e continuativa dei cittadini più fragili.
Una sfida che, secondo il sindacato, passa inevitabilmente dalla valorizzazione degli infermieri chiamati a rappresentare il volto più vicino della sanità territoriale.

