Infermieri utilizzati come Oss, risarciti sette professionisti dell’Asp Messina

Scritto il 08/06/2026
da Redazione

Una sentenza che potrebbe avere effetti ben oltre i confini della provincia di Messina. Il Tribunale del Lavoro di Messina ha condannato l’Asp di Messina per il demansionamento di sette infermieri in servizio presso l’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Taormina, riconoscendo che i professionisti sono stati impiegati in modo sistematico in attività non riconducibili al profilo infermieristico. La vicenda, sostenuta dal NurSind e patrocinata dall’avvocato Bernardo Campo, riporta al centro un tema da anni denunciato dalla professione: l'utilizzo degli infermieri per compensare la carenza di Oss e personale di supporto, con il rischio di impoverire le competenze professionali e compromettere l'organizzazione dell'assistenza.

Infermieri impiegati in mansioni inferiori

lenzuola oss

Secondo quanto emerso durante il procedimento, i sette professionisti avrebbero svolto per anni attività alberghiere, logistiche e assistenziali tipicamente attribuite agli operatori socio-sanitari, a causa della cronica carenza di personale di supporto nel reparto.

Il giudice ha ritenuto che tali mansioni non fossero occasionali o marginali, ma svolte in modo continuativo e prevalente, determinando un vero e proprio svuotamento delle funzioni infermieristiche.

Per il Nursind si tratta della conferma di una situazione che molte realtà sanitarie continuano a segnalare da tempo. Le carenze di organico non possono essere scaricate sugli infermieri attraverso un utilizzo improprio delle loro competenze professionali. La professione infermieristica deve essere rispettata e valorizzata, non svuotata delle proprie funzioni specialistiche, ha commentato il sindacato.

Riconosciuto il danno professionale

Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza riguarda il riconoscimento del danno subito dai lavoratori. Il Tribunale ha infatti accertato che il demansionamento ha impedito agli infermieri di esercitare pienamente le competenze professionali acquisite nel percorso formativo e lavorativo, producendo un concreto pregiudizio professionale.

Per questo motivo è stato disposto un risarcimento pari al 20% della retribuzione percepita per l'intero periodo contestato, dalla presa di servizio fino al deposito del ricorso. Secondo le stime riportate dal NurSind, l'importo complessivo potrebbe aggirarsi tra i 300 e i 400 mila euro.

Un precedente per tutta la professione infermieristica

La decisione del Tribunale arriva in un momento in cui molte aziende sanitarie devono fare i conti con carenze di infermieri e Oss. Tuttavia, secondo il giudice e il sindacato, tali difficoltà organizzative non possono giustificare l'assegnazione sistematica di mansioni inferiori ai professionisti sanitari.

Non è accettabile che professionisti altamente qualificati vengano sistematicamente impiegati per colmare vuoti organizzativi derivanti dalla mancata programmazione del personale, sottolinea il Nursind.

La pronuncia rappresenta quindi un segnale importante per tutto il Servizio sanitario nazionale: la carenza di personale non può tradursi nel demansionamento degli infermieri, né nella dispersione di competenze fondamentali per la qualità dell'assistenza e la sicurezza delle cure.