Roma, violenza al pronto soccorso del Pertini: aggrediti infermiere e vigilantes

Scritto il 29/05/2026
da Redazione

Momenti di tensione al pronto soccorso dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove un uomo di 52 anni è stato arrestato dai Carabinieri dopo un’aggressione ai danni di un infermiere e di tre addetti alla sicurezza. Secondo quanto ricostruito, l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, si era recato in ospedale per una colica. Durante l’attesa avrebbe perso il controllo, ritenendo troppo lunghi i tempi prima della presa in carico.

Aggressione in pronto soccorso

Il 52enne avrebbe iniziato a dare in escandescenze all’interno del pronto soccorso, scagliandosi prima contro un infermiere in servizio e poi contro tre vigilantes intervenuti per riportare la calma.

Sul posto sono arrivati i Carabinieri della stazione Roma Santa Maria del Soccorso, che hanno bloccato l’uomo e lo hanno arrestato in flagranza di reato.

A seguito dell’aggressione, l’infermiere e i tre addetti alla sicurezza hanno riportato lesioni giudicate guaribili in cinque giorni. L’arrestato è stato successivamente piantonato nello stesso ospedale in attesa del rito direttissimo.

Sicurezza degli operatori sanitari

L’episodio riporta al centro il tema della sicurezza nei pronto soccorso, luoghi sempre più esposti a tensioni, aggressioni verbali e violenze fisiche contro infermieri, medici, operatori sanitari e personale di vigilanza.

Le attese, il sovraffollamento e la pressione organizzativa non possono trasformarsi in rischio per chi lavora nei servizi di emergenza. Garantire la sicurezza del personale significa tutelare anche la continuità dell’assistenza e il diritto dei cittadini a cure tempestive e ordinate.

Violenza contro gli infermieri, una criticità strutturale

La violenza nei confronti del personale sanitario non è un fatto isolato, ma una criticità che continua a ripetersi nei servizi di emergenza-urgenza.

Per infermieri e operatori del pronto soccorso, lavorare in un ambiente sicuro è una condizione essenziale per garantire assistenza efficace, ridurre il rischio clinico e preservare la tenuta dei servizi. Ogni aggressione colpisce non solo il singolo professionista, ma l’intero sistema sanitario.