Aggressione al Sant’Andrea, infermieri e medici presi a pugni in SPDC

Scritto il 19/05/2026
da Redazione

Medici e infermieri aggrediti nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. Un paziente, già noto per precedenti episodi di violenza e ricoveri ripetuti, avrebbe colpito l’équipe in turno causando il ferimento di quattro operatori sanitari. Secondo quanto denunciato da Confintesa Sanità, il bilancio dell’aggressione è pesante: una dottoressa responsabile del reparto sarebbe stata schiaffeggiata, un medico colpito violentemente al volto con rottura del labbro e due infermieri presi a pugni. Sul posto sono intervenuti gli agenti dei commissariati Ponte Milvio e Flaminio.

Aggressione nel reparto psichiatrico del Sant’Andrea

violenza

L’episodio si è verificato nello SPDC dell’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea. Il paziente, secondo la ricostruzione riportata dal sindacato, era stato dimesso e trasferito pochi giorni prima in una clinica, dalla quale sarebbe stato poi allontanato dopo un’ulteriore aggressione a un operatore della struttura.

Il successivo ritorno al Sant’Andrea avrebbe quindi riaperto una situazione già nota al personale, culminata nella nuova aggressione ai danni di medici e infermieri.

Uno dei punti più gravi denunciati da Confintesa Sanità riguarda il mancato funzionamento dei dispositivi di sicurezza in dotazione agli operatori.

Secondo il sindacato, gli orologi con pulsante anti-aggressione non avrebbero funzionato. La spiegazione legata alla collocazione del reparto in un’area seminterrata, con possibili problemi di connessione, viene giudicata inaccettabile dalla sigla.

Siamo di fronte all’ennesima cronaca di un disastro annunciato, ma stavolta si è sfiorata la tragedia, afferma Sandra Di Blasio, segretaria provinciale di Roma di Confintesa Sanità.

Medici e infermieri non possono lavorare con l’angoscia

Per Di Blasio, il problema non riguarda solo il singolo episodio, ma la sicurezza quotidiana degli operatori sanitari.

Non è ammissibile che medici e infermieri debbano recarsi al lavoro con l’angoscia di essere usati come sacchi da pugili, dichiara.

La sindacalista contesta anche la gestione dei sistemi di allarme: Dire che i dispositivi salvavita non funzionano “perché siamo al seminterrato” è un’offesa alla dignità e alla sicurezza dei professionisti della salute. Se un reparto è isolato, i sistemi di comunicazione vanno potenziati, non lasciati al caso.

Richiesta di intervento immediato

Confintesa Sanità collega l’aggressione anche al sovraccarico degli SPDC e alla difficoltà della rete territoriale di salute mentale.

Secondo il sindacato, reparti nati per gestire le acuzie psichiatriche finiscono sempre più spesso per accogliere pazienti cronici, complessi o violenti, che avrebbero bisogno di percorsi protetti, strutture dedicate e presa in carico a lungo termine.

Questo paziente non doveva trovarsi lì: siamo davanti al collasso evidente della sanità territoriale, sostiene Di Blasio.

Il sindacato riferisce di essersi già attivato con la direzione aziendale, chiedendo la messa in sicurezza del reparto, il coinvolgimento delle strutture territoriali e una sistemazione adeguata per il paziente.

La direzione aziendale deve agire ora, senza indugi o rimpalli di responsabilità, conclude Di Blasio. Chiediamo il ricollocamento immediato del paziente in una struttura idonea e il ripristino istantaneo di sistemi di allarme funzionanti al 100%.

In assenza di risposte, Confintesa Sanità annuncia la possibilità di proclamare lo stato di agitazione.