Permessi Legge 104 nei turni da 12 ore, Coina: “Nessun debito orario per i sanitari”

Scritto il 18/05/2026
da Redazione

Il permesso previsto dalla Legge 104, quando fruito a giornata, copre l’intero turno lavorativo programmato, anche se di 12 ore. Non può quindi generare debito orario per il lavoratore. È il principio confermato dalla sentenza n. 1864/2025 della Corte d’Appello di Roma, ora passata in giudicato, in una vicenda seguita dal Coina. La decisione ha un impatto rilevante per il comparto sanità, dove infermieri, operatori sanitari e professionisti lavorano spesso su turnazioni lunghe, servizi h24 e modelli organizzativi articolati.

Il caso dell’infermiera della Asl Roma 3

sentenza

La vicenda riguardava un’infermiera della Asl Roma 3 che, dopo una modifica dell’articolazione dei turni, si era vista conteggiare i permessi Legge 104 non sull’intero turno da 12 ore, ma solo su una quota inferiore.

Il risultato era l’attribuzione di un presunto debito orario: la lavoratrice, pur usufruendo di un diritto riconosciuto dalla legge per assistere un familiare con disabilità, veniva chiamata a recuperare parte delle ore non considerate coperte dall’azienda.

La Corte d’Appello di Roma ha respinto l’appello della Asl Roma 3, chiarendo che l’organizzazione aziendale del lavoro non può ridurre la portata del diritto ai permessi previsti dall’articolo 33, comma 3, della Legge 104/1992.

Coina: “Passa un principio di dignità e civiltà”

Per il Coina, sindacato delle professioni sanitarie, il passaggio in giudicato della sentenza rappresenta una tutela importante per migliaia di lavoratori impegnati in turnazioni complesse.

Passa definitivamente un principio di dignità e civiltà: chi assiste un familiare con disabilità non può essere penalizzato dalle turnazioni aziendali, afferma Marco Ceccarelli, segretario nazionale Coina.

Secondo il sindacato, la decisione impedisce che modelli organizzativi diversi producano disparità tra lavoratori che esercitano lo stesso diritto.

Ceccarelli sottolinea il valore concreto della pronuncia per il personale sanitario.

Questa sentenza mette un punto definitivo contro interpretazioni penalizzanti che negli anni hanno colpito molti professionisti sanitari, dichiara. Non si può chiedere a chi assiste un familiare con disabilità di dover addirittura recuperare ore di permesso riconosciute dalla legge. Sarebbe una distorsione inaccettabile dello spirito stesso della Legge 104.

Il principio, per il Coina, è chiaro: il permesso fruito a giornata copre tutta la giornata lavorativa programmata, indipendentemente dalla durata del turno.

Il sindacato richiama anche il valore organizzativo e culturale della decisione.

La Legge 104 riconosce tre giornate mensili di permesso, non tre porzioni di turno da ridurre sulla base delle esigenze aziendali, sottolinea Ceccarelli. Quando un lavoratore assiste un familiare con disabilità non sta chiedendo un favore al datore di lavoro: sta esercitando un diritto pieno, previsto dalla legge e fondato su principi costituzionali.