Infermieri, non basta ascoltare: serve capire i bisogni

Scritto il 11/05/2026
da Chiara Sideri

Ogni anno, il 12 maggio, la Giornata internazionale dell’infermiere riporta al centro una professione essenziale per la tenuta dei sistemi sanitari. Nel 2026 il tema scelto dall’International Council of Nurses è Our Nurses. Our Future. Empowered Nurses Save Lives, un messaggio che lega direttamente la sicurezza delle cure alla possibilità, per gli infermieri, di lavorare in ambienti equi, sicuri, riconosciuti e capaci di valorizzarne competenze, autonomia e leadership. Ma proprio per questo, oggi, celebrare non basta. Ringraziare non basta. Dire che gli infermieri sono importanti non basta più, se poi questa importanza non si traduce in scelte organizzative, formative, contrattuali, culturali e professionali coerenti. La Nurse Week nasce da qui: dalla necessità di spostare il baricentro dal racconto generico della professione a un ascolto strutturato, capace di trasformarsi in domande precise e, soprattutto, in risposte utili.

Ascoltare gli infermieri non significa solo dare voce

professione infermiere

Negli ultimi anni gli infermieri sono stati spesso chiamati a raccontarsi. Durante la pandemia, nelle emergenze, nei momenti di crisi del Servizio sanitario nazionale, la loro voce è entrata nel dibattito pubblico con una forza nuova. Si è parlato di fatica, turni, carichi assistenziali, aggressioni, fuga dalla professione, disaffezione, stipendi, mancato riconoscimento.

Eppure, tra ascoltare e capire c’è una differenza sostanziale.

Ascoltare può significare raccogliere testimonianze. Capire significa trasformare quelle testimonianze in lettura dei bisogni. Significa chiedersi non solo “come stanno gli infermieri”, ma che cosa manca loro per lavorare meglio, restare nella professione, crescere, formarsi, sentirsi rappresentati, incidere davvero nei luoghi in cui si decidono i modelli di cura.

È qui che il confronto deve diventare più maturo. Perché la crisi infermieristica non può essere ridotta a una narrazione emotiva della stanchezza. È una questione strutturale, che riguarda il funzionamento stesso della sanità.

Dalla voce degli infermieri a una mappa dei bisogni

Il primo Rapporto sulle professioni infermieristiche, promosso da Fnopi con la Scuola Superiore Sant’Anna, fotografa una professione attraversata da molte tensioni: dotazione strutturale, trattamento economico, opportunità di carriera, indicatori di genere, soddisfazione professionale e percezione dei pazienti.

Nella sintesi del rapporto emerge anche come chi lavora in ambito domiciliare risulti spesso più gratificato rispetto a chi lavora in ospedale, soprattutto quando quest’ultimo non viene coinvolto a sufficienza nei processi gestionali.

Questo passaggio è cruciale. Perché il benessere professionale non dipende soltanto dalla fatica del lavoro, ma anche dal grado di coinvolgimento, autonomia, riconoscimento e senso di appartenenza che un’organizzazione riesce a generare.

Per questo la Nurse Week può diventare qualcosa di diverso da una semplice ricorrenza editoriale. Può essere l’inizio di un ascolto più ordinato, capace di raccogliere dati, indicazioni, priorità e aspettative direttamente da chi vive la professione nei reparti, nei servizi territoriali, nelle RSA, nell’emergenza, nell’assistenza domiciliare, nella formazione, nel management, nella libera professione.

Nurse Week, un’occasione per trasformare l’ascolto in azione

La Giornata internazionale dell’infermiere non dovrebbe essere soltanto il giorno in cui si ricorda quanto gli infermieri siano indispensabili. Dovrebbe essere il momento in cui ci si chiede che cosa serve perché possano continuare a esserlo senza consumarsi, senza essere costretti alla sola resistenza individuale, senza vedere disperse competenze che il sistema non riesce a trattenere.

Il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sullo stato dell’infermieristica nel mondo richiama con forza il ruolo degli infermieri nel raggiungimento della copertura sanitaria universale, nella riduzione delle disuguaglianze e nella tenuta dei sistemi sanitari. Ma sottolinea anche che questo ruolo richiede investimenti in formazione, occupazione, leadership, regolazione e condizioni di lavoro.

È esattamente qui che si colloca il senso di questa Nurse Week: non una settimana per parlare degli infermieri, ma una settimana per parlare con gli infermieri. Non solo per raccontare la professione, ma per capire che cosa la professione chiede, propone, immagina e considera necessario.

Perché ascoltare è il primo passo. Ma comprendere i bisogni è ciò che permette di costruire risposte. E proprio noi che abbiamo costruito la nostra intera professione sulla base del riconoscimento e del soddisfacimento dei bisogni, non possiamo non riconoscere e soddisfare i nostri.