Italia ultima in Europa per nuovi infermieri laureati, Nursing Up lancia l'allarme

Scritto il 08/05/2026
da Redazione

L’Italia è ultima in Europa per numero di nuovi infermieri laureati. È l’allarme lanciato da Nursing Up che, in un report basato sui dati Ocse, denuncia una crisi formativa destinata a pesare sulla tenuta futura del Servizio sanitario nazionale. Il dato è netto: appena 12 laureati in infermieristica ogni 100mila abitanti, contro i 45 della media europea e i 100 della Svizzera.

Il nodo non è solo la carenza, manca il ricambio

antonio de palma

Secondo Nursing Up, il problema non riguarda soltanto gli organici attuali, ma la capacità del sistema di rigenerarsi. Se il numero di nuovi professionisti resta così basso, il Ssn rischia di non avere infermieri sufficienti per sostenere cronicità, assistenza territoriale, invecchiamento della popolazione e nuove emergenze sanitarie.

Questo è il vero allarme che il Paese dovrebbe affrontare, dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up. Stiamo prosciugando il futuro della sanità italiana. Continuiamo a discutere di riforme, ospedali di comunità e medicina territoriale senza avere il personale che dovrà tenere in piedi tutto il sistema assistenziale.

Un sistema sbilanciato tra medici e infermieri

Il report collega il dato sui laureati al quadro più ampio emerso dal dossier Ocse “State of Health in the EU - Profilo della sanità 2025”. L’Italia conta 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, un valore superiore del 25% alla media europea, ma solo 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, circa il 20% sotto la media UE.

Ancora più critico il rapporto tra infermieri e medici: 1,3 in Italia contro 2,2 nella media europea. Abbiamo un sistema monco alla radice, afferma De Palma. Un’ipertrofia di prescrittori e un’anemia dell’assistenza. Senza il polmone professionale rappresentato dagli infermieri, la sanità italiana continua a vivere in apnea.

Formazione in calo e professione meno attrattiva

Per Nursing Up, il crollo dei nuovi laureati è legato direttamente alla perdita di attrattività della professione. Retribuzioni non competitive, carichi di lavoro elevati, scarse prospettive di carriera e limitato riconoscimento professionale rendono sempre meno appetibile il percorso infermieristico.

Il sindacato richiama anche il confronto internazionale: nell’Unione Europea gli infermieri guadagnano mediamente il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, mentre in Italia la distanza tra responsabilità e retribuzione continua ad alimentare disaffezione.

Fuga all’estero e perdita di capitale umano

La crisi formativa si intreccia con la mobilità verso altri Paesi. Secondo Nursing Up, le analisi Eurostat confermano una perdita di laureati superiore al 20% nell’ultimo decennio.

La fuga all’estero non è più una scelta ma una necessità, sostiene De Palma. Mentre lo Stato investe circa 35mila euro per formare ogni infermiere, continuiamo a regalare capitale umano e competenze ai sistemi sanitari stranieri.

Per il sindacato, gli interventi parziali non bastano più. La carenza di infermieri, se non affrontata sul piano formativo, economico e professionale, rischia di rendere inefficaci anche le riforme più ambiziose.

Serve un vero piano straordinario per l’infermieristica italiana, conclude De Palma. Retribuzioni adeguate, valorizzazione professionale, prospettive di carriera e autonomia reale. Senza queste condizioni, ogni riforma della sanità rischia di restare soltanto propaganda.