Lombardia tra infermieri dall’estero e autonomia sanitaria

Scritto il 04/04/2026
da Redazione

In Lombardia si stanno intrecciando due dossier che toccano direttamente il lavoro sanitario: il reclutamento internazionale di infermieri e il percorso verso una maggiore autonomia in sanità. La Regione ha inserito nel documento di programmazione 2026 il consolidamento del reclutamento dall’estero, mentre il 2 aprile 2026 la Conferenza Unificata ha espresso il proprio parere sugli schemi di intesa preliminare anche per la materia “tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica”. Per infermieri e professionisti della salute, il nodo non riguarda solo quanti operatori arriveranno, ma con quali regole, tempi e condizioni di integrazione nei servizi.

Il reclutamento dall’estero

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Negli indirizzi di programmazione del Servizio sanitario regionale per il 2026, Regione Lombardia indica in modo esplicito il reclutamento di personale sanitario dall’estero come una linea di lavoro da consolidare. Il documento richiama il piano di collaborazione con l’Uzbekistan, prevede l’apertura di un Ufficio di missione a Tashkent per selezione e formazione preliminare e conferma che proseguiranno anche le sperimentazioni con partner del Sudamerica, tra cui l’Istituto Universitario Italiano di Rosario.

Nello stesso quadro è prevista la costituzione, in Direzione generale Welfare, di un gruppo di lavoro dedicato al coordinamento del reclutamento internazionale, con la possibilità di attivare anche misure di supporto logistico per favorire inserimento e permanenza dei professionisti.

Sul piano politico-organizzativo, la Lombardia ha già mostrato di voler utilizzare il canale estero come risposta strutturale alla carenza di organico. Già nell’ottobre 2024 la Regione aveva annunciato un accordo con IUNIR per l’arrivo di oltre 200 infermieri argentini dal 2025.

Più di recente, a febbraio 2026, l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha però riconosciuto che il reclutamento dal Sud America non sta procedendo come previsto, soprattutto per ragioni economiche, rilanciando al tempo stesso l’obiettivo di far arrivare in Lombardia 3.500 infermieri entro il 2027.

Governo del personale e tenuta organizzativa

Il secondo fronte è quello dell’autonomia differenziata. Il 18 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato gli schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, precisando che sarebbero stati trasmessi alla Conferenza Unificata per il parere e poi alle Camere.

Il 2 aprile 2026 la Conferenza Unificata ha effettivamente espresso il parere anche sullo schema relativo alla Lombardia nella materia “tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica”. Secondo la ricostruzione dei testi in esame, il pacchetto di funzioni richieste comprende leve operative che vanno dalla definizione delle tariffe alla gestione degli investimenti, fino all’assunzione del personale sanitario.

Per chi lavora nei reparti e nei servizi territoriali, il punto di caduta resta molto concreto. La stessa documentazione regionale lega la carenza infermieristica a ricadute su tempi di attesa, sovraccarico di lavoro e difficoltà nell’offerta di alcuni servizi, compresa l’assistenza domiciliare.

In questo senso, reclutamento estero e maggiore autonomia non sono due temi separati: il primo prova a tamponare il deficit di organico, il secondo punta ad ampliare i margini decisionali regionali nella gestione del sistema. La vera misura dell’efficacia, però, sarà nella capacità di trasformare queste scelte in inserimenti stabili, formazione adeguata, integrazione linguistica e professionale e continuità assistenziale, evitando che la risposta alla carenza resti confinata a una logica emergenziale.