Sindrome da distress respiratorio nel neonato: cosa cambiano le linee guida europee 2025

Scritto il 17/03/2026
da Chiara Sideri

La sindrome da distress respiratorio (Respiratory Distress Syndrome, RDS) rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità nei neonati prematuri. Nonostante i progressi della neonatologia e della terapia intensiva neonatale, la gestione della funzione respiratoria nei neonati estremamente pretermine continua a rappresentare una sfida clinica complessa. Le European Consensus Guidelines on the Management of Respiratory Distress Syndrome 2025, pubblicate sulla rivista Neonatology, costituiscono il settimo aggiornamento di un documento di riferimento per la pratica clinica neonatologica. Il lavoro è stato sviluppato da un gruppo internazionale di neonatologi ed esperti perinatali sulla base delle evidenze scientifiche disponibili fino al 2025. L’obiettivo delle nuove raccomandazioni è migliorare la sopravvivenza dei neonati prematuri riducendo allo stesso tempo il rischio di danno polmonare a lungo termine, attraverso strategie di assistenza sempre meno invasive e un approccio integrato che inizia già durante la gravidanza.

Cos’è la sindrome da distress respiratorio neonatale

sindrome distress respiratorio neonato prematuro

La sindrome da distress respiratorio è una patologia legata principalmente alla deficienza di surfattante polmonare, una sostanza prodotta dagli pneumociti di tipo II che consente agli alveoli di rimanere aperti durante il ciclo respiratorio riducendo la tensione superficiale.

Nei neonati prematuri la produzione di surfattante è spesso insufficiente. Questo comporta una riduzione della compliance polmonare, un aumento del lavoro respiratorio e una progressiva difficoltà negli scambi gassosi.

Clinicamente la RDS si manifesta nelle prime ore di vita con tachipnea, retrazioni toraciche, gemito espiratorio e aumento del fabbisogno di ossigeno. Senza un trattamento adeguato la malattia può evolvere verso complicanze respiratorie più gravi, tra cui la displasia broncopolmonare.

Nei neonati estremamente prematuri il problema è particolarmente rilevante. I dati provenienti dai registri internazionali indicano che la sopravvivenza dei neonati nati tra 24 e 26 settimane di gestazione ha raggiunto circa il 75%, ma una quota significativa sviluppa ancora displasia broncopolmonare, segno che il polmone immaturo rimane altamente vulnerabile al danno ventilatorio.

Stabilizzazione del neonato in sala parto

Negli ultimi anni l’approccio alla stabilizzazione respiratoria del neonato prematuro si è progressivamente orientato verso strategie meno invasive, con l’obiettivo di favorire la respirazione spontanea e limitare il ricorso alla ventilazione meccanica.

Uno degli interventi raccomandati è il clampaggio ritardato del cordone ombelicale, che dovrebbe essere eseguito dopo almeno 60 secondi dalla nascita quando le condizioni cliniche lo consentono. Questo consente un miglior adattamento cardiovascolare e una maggiore stabilità emodinamica nel neonato prematuro.

Parallelamente, viene raccomandato di iniziare precocemente un supporto respiratorio non invasivo. Nei neonati che respirano spontaneamente, la CPAP nasale rappresenta il trattamento iniziale di scelta perché consente di mantenere gli alveoli aperti riducendo il rischio di collasso polmonare e limitando l’esposizione alla ventilazione invasiva.

Un altro aspetto cruciale riguarda il controllo della temperatura. Nei neonati pretermine la perdita di calore può avvenire rapidamente e favorire complicanze respiratorie e metaboliche. Per questo motivo è raccomandato mantenere la temperatura corporea tra 36,5 °C e 37,5 °C mediante dispositivi di riscaldamento e sistemi di protezione termica.

Supporto respiratorio non invasivo

Il trattamento della RDS si basa oggi su una progressione terapeutica graduale, che privilegia il supporto respiratorio non invasivo.

La CPAP nasale rimane la modalità più utilizzata nelle fasi iniziali della malattia. Questo sistema migliora il volume polmonare e riduce il lavoro respiratorio, consentendo spesso di evitare l’intubazione.

In alcuni casi può essere utilizzata la ventilazione nasale intermittente a pressione positiva (NIPPV), che fornisce un supporto ventilatorio più efficace rispetto alla sola CPAP e può ridurre il rischio di fallimento del trattamento.

Altre modalità di supporto includono le cannule nasali ad alto flusso (High Flow Nasal Cannula), utilizzate soprattutto nelle fasi di svezzamento dal supporto respiratorio, e la ventilazione oscillatoria ad alta frequenza nasale, che in alcuni studi ha mostrato risultati promettenti nella prevenzione dell’intubazione.

La scelta della modalità di supporto respiratorio deve comunque essere adattata alle condizioni cliniche del neonato e alle risorse disponibili nel singolo centro.

Gestione dell'ossigenoterapia nei prematuri

La gestione dell’ossigenoterapia nei neonati prematuri richiede un equilibrio estremamente delicato. Un livello di ossigenazione troppo basso può determinare ipossia e complicanze neurologiche, mentre concentrazioni troppo elevate aumentano il rischio di retinopatia del prematuro.

Le linee guida suggeriscono nei neonati più immaturi un target di saturazione compreso tra circa 90% e 94%, con limiti di allarme impostati leggermente al di sotto e al di sopra di questo intervallo per evitare oscillazioni eccessive.

Questo range rappresenta attualmente il miglior compromesso tra sicurezza respiratoria e prevenzione delle complicanze oculari e intestinali associate all’iperossia.

Le linee guida europee 2025 confermano un cambiamento profondo nella gestione della sindrome da distress respiratorio. L’attenzione non è più rivolta esclusivamente al trattamento dell’insufficienza respiratoria, ma alla protezione del polmone immaturo fin dalle prime fasi della vita neonatale.

Questo approccio implica una stretta integrazione tra assistenza ostetrica e neonatologica, l’utilizzo di strategie respiratorie non invasive e una gestione sempre più personalizzata del supporto ventilatorio.

Il risultato è una neonatologia sempre più orientata alla riduzione del trauma terapeutico e al miglioramento degli esiti a lungo termine dei neonati più fragili.