Paracetamolo in gravidanza e neurosviluppo

Scritto il 25/02/2026
da Chiara Sideri

L’uso del paracetamolo in gravidanza è oggetto di attenzione scientifica da oltre un decennio, soprattutto per il possibile legame con disturbi del neurosviluppo nei figli. Studi osservazionali hanno suggerito associazioni con disturbo dello spettro autistico, ADHD e disabilità intellettiva, contribuendo a un clima di incertezza che ha avuto ripercussioni sia sul dibattito pubblico sia sulla percezione di sicurezza del farmaco. Una nuova revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata nel gennaio 2026 su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health, fornisce una sintesi aggiornata e metodologicamente rigorosa delle evidenze disponibili, consentendo una lettura più solida e meno esposta a interpretazioni fuorvianti.

Contesto scientifico

paracetamolto in gravidanza

Il paracetamolo è l’analgesico e antipiretico più utilizzato in gravidanza, raccomandato come prima scelta in numerose linee guida internazionali.

Tuttavia, alcune meta-analisi pubblicate negli anni precedenti avevano riportato associazioni modeste tra esposizione prenatale e alcuni esiti neuropsichiatrici, con stime di rischio spesso caratterizzate da elevata eterogeneità.

Un limite rilevante di gran parte di questi studi riguarda il confondimento da indicazione: le condizioni che portano all’assunzione del farmaco (febbre, dolore, infezioni) possono essere esse stesse associate a esiti avversi.

Inoltre, fattori genetici e ambientali condivisi all’interno delle famiglie risultano difficili da controllare negli studi osservazionali tradizionali.

Coerenza con le raccomandazioni internazionali

Le conclusioni della revisione sono in linea con le raccomandazioni delle principali società scientifiche e autorità regolatorie internazionali, che continuano a indicare il paracetamolo come farmaco di riferimento per il trattamento di febbre e dolore in gravidanza, se utilizzato alle dosi raccomandate e per indicazioni appropriate.

Gli autori sottolineano inoltre che un’interpretazione eccessivamente prudenziale, non supportata da prove causali robuste, potrebbe avere conseguenze indesiderate, considerando i rischi noti associati alla febbre o al dolore non trattati in gravidanza.

Limiti

Pur nella solidità metodologica della meta-analisi, lo studio evidenzia alcune criticità persistenti nella letteratura disponibile: variabilità nella misurazione dell’esposizione al farmaco, frequente ricorso all’autoriporto materno (l’informazione sull’assunzione del paracetamolo in gravidanza deriva dal racconto diretto della madre) e cambiamenti nel tempo dei criteri diagnostici per i disturbi del neurosviluppo.

Le prospettive future indicate dagli autori includono l’uso di biomarcatori per una valutazione più precisa dell’esposizione, l’adozione di disegni familiari o quasi-sperimentali e una maggiore standardizzazione dei risultati, piuttosto che ulteriori studi osservazionali tradizionali.

Alla luce delle evidenze attuali, la revisione sistematica pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health non supporta un aumento clinicamente rilevante del rischio di disturbi del neurosviluppo nei bambini esposti al paracetamolo durante la gravidanza. 

Il lavoro contribuisce a ricollocare il dibattito su un piano scientifico, distinguendo tra associazioni osservate e reali relazioni causali, e offre un riferimento solido e aggiornato per una corretta informazione rivolta sia ai professionisti sanitari sia alla popolazione.