LEP e LEA, una distinzione che pesa sui diritti
Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe
Nel corso dell’audizione in Commissione Affari Costituzionali del Senato sul disegno di legge delega per la determinazione dei LEP, la Fondazione Gimbe ha ribadito una posizione netta: LEP e LEA non sono concetti sovrapponibili, né sul piano giuridico né su quello sostanziale.
I Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) rappresentano la soglia minima di prestazioni che lo Stato è tenuto a garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale per rendere effettivi i diritti civili e sociali.
I Livelli essenziali di assistenza (LEA), invece, sono lo strumento operativo con cui il Servizio sanitario nazionale eroga le prestazioni sanitarie. Confondere i due piani, secondo Gimbe, significa trasformare uno strumento tecnico in un vincolo costituzionale, senza affrontare il nodo centrale delle risorse.
Il nodo del finanziamento
Un altro punto critico riguarda le risorse. I LEA non sono direttamente finanziati: il Fondo sanitario nazionale viene ripartito principalmente in base alla popolazione residente, con una ponderazione per età.
I LEP, al contrario, richiederebbero una copertura finanziaria commisurata ai costi reali necessari per garantirli in modo uniforme.
Secondo Gimbe, oggi nessuno è in grado di quantificare con precisione quanto costerebbe assicurare in tutto il Paese servizi essenziali come pronto soccorso non sovraffollati, tempi di attesa adeguati o una rete territoriale realmente funzionante. In assenza di risorse sufficienti, definire i LEP sanitari senza finanziarli significherebbe proclamare diritti non esigibili.
Le conseguenze ricadrebbero direttamente sui cittadini. Già oggi, in molte aree del Paese, l’accesso alle prestazioni sanitarie avviene con tempi incompatibili con i bisogni di salute, costringendo migliaia di persone a spostarsi in altre Regioni.
Secondo Gimbe, senza una definizione chiara e finanziata dei LEP sanitari, l’autonomia differenziata rischia di amplificare la mobilità sanitaria, con un doppio effetto: ulteriore indebolimento delle Regioni del Mezzogiorno e pressione crescente sui sistemi sanitari del Nord.

