Specializziamo gli infermieri all’università, poi apriamo le corsie agli asini

Scritto il 28/10/2026
da Redazione

Un certificato di registrazione come infermiere rilasciato a un asino, con una foto generata dall'intelligenza artificiale e i documenti di studio lasciati in bianco. È accaduto in Madhya Pradesh, in India, secondo quanto riportato dal Times of India e ripreso il 27 ottobre dall'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma[1].

La vicenda riapre in Italia il tema dell'esercizio in deroga per i professionisti sanitari con titolo estero, prorogato fino al 31 dicembre 2029. Per Nurse24 il punto è uno solo: chi assiste una persona malata deve aver dimostrato di saperlo fare, e a verificarlo deve essere l'Ordine.

Cosa è successo in India con il certificato da infermiere?

Il portale online del Consiglio di registrazione degli infermieri del Madhya Pradesh ha generato in circa cinque minuti un certificato provvisorio di infermiere e ostetrica intestato a un asino. A presentare la domanda è stato un dirigente di un'organizzazione studentesca, che ha caricato un'immagine creata con l'IA e fogli bianchi al posto dei diplomi, con l'obiettivo dichiarato di dimostrare quanto fosse fragile il sistema di verifica. Dopo la denuncia pubblica il Consiglio ha sospeso la registrazione online e annunciato la revisione delle domande già elaborate.

La deroga per gli infermieri con titolo estero

L'articolo 15 del decreto-legge 34/2023[2] consente alle strutture sanitarie di impiegare professionisti con qualifica conseguita all'estero senza passare dalle procedure ordinarie di riconoscimento del titolo e dall'iscrizione all'Ordine, sulla base di un'autorizzazione temporanea. Nata durante la pandemia e più volte prorogata, con l'ultima legge di bilancio la deroga è stata estesa fino al 31 dicembre 2029.

FNOPI e FNOMCeO hanno chiesto al Parlamento di rivedere subito la scelta, parlando di un vulnus al sistema di garanzie: «Non è più tollerabile agire in emergenza e rincorrere i fatti di cronaca con soluzioni tampone»[3]. Ora l'OPI di Roma chiede di sospendere la deroga in via cautelativa, ricordando che colpisce l'Ordine «proprio nella sua competenza essenziale, quella di controllo delle adeguate certificazioni e conoscenze di chi esercita la professione»[1].

Il rischio non è teorico. A dicembre 2025, al San Raffaele di Milano, parte del personale fornito in appalto mostrava gravi difficoltà con la lingua italiana, con errori nella comprensione delle consegne e nella gestione delle terapie. Un caso che l'Ordine romano cita esplicitamente come prova che competenze tecniche e linguistiche non sono un dettaglio.

La formazione degli infermieristica è necessaria

Perché la letteratura lo misura da oltre dieci anni: più infermieri formati e meno sostituzioni con personale meno qualificato significano meno pazienti morti. Lo ha ricordato pochi giorni fa su Nurse24 Davide Alborino, ripercorrendo le evidenze su carenza di infermieri ed esiti per i pazienti. I due studi europei più citati sono questi.

StudioContestoCosa ha trovato
Aiken et al., Lancet 2014[4]300 ospedali in 9 Paesi europei, oltre 422mila pazienti chirurgiciOgni 10% in più di infermieri laureati: probabilità di morte entro 30 giorni ridotta del 7%. Ogni paziente in più per infermiere: aumentata del 7%
Aiken et al., BMJ Qual Saf 2017[5]243 ospedali in 6 Paesi europeiOgni 10% in più di infermieri nel mix assistenziale: probabilità di morte ridotta dell'11%. Sostituire un infermiere con un assistente ogni 25 pazienti: aumentata del 21%

Il messaggio è netto. La competenza infermieristica non è intercambiabile e non si improvvisa: ogni scorciatoia sulla formazione si paga in esiti clinici. Non a caso il Codice deontologico delle professioni infermieristiche[6] chiede all'infermiere di fondare il proprio agire su conoscenze validate dalla comunità scientifica (art. 10), di agire in base al proprio livello di competenza (art. 13) e di costruire con la persona assistita strategie comunicative efficaci (art. 22). Tutte cose impossibili senza una formazione verificata e senza padronanza della lingua del paziente.

Che senso ha reclutare all'estero mentre partono le magistrali?

Nessuno, se il reclutamento diventa la scorciatoia che sostituisce la formazione. Nell'anno accademico 2026/2027 sono partite le prime lauree magistrali a indirizzo clinico-specialistico: cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure intensive e nell'emergenza, cure neonatali e pediatriche. I test di ammissione si sono svolti i primi di ottobre, con bandi e posti distribuiti negli atenei che hanno attivato i corsi.

Ecco il paradosso. Lo Stato chiede agli infermieri italiani tre anni di laurea abilitante più due di specializzazione per riconoscere competenze avanzate in area critica, territorio e pediatria. Nelle stesse settimane mantiene aperta fino al 2029 una porta in cui l'Ordine non può verificare né il titolo né la lingua di chi entra in corsia. E mentre le Regioni stimano un fabbisogno di oltre 25mila infermieri, si parla di arruolamento da Paesi in cui i percorsi formativi sono difficili da controllare, invece che di come rendere attrattiva questa professione per chi la sceglie qui.

Anche l'Organizzazione mondiale della sanità, nel suo Codice globale sul reclutamento internazionale del personale sanitario[7], chiede ai Paesi di puntare prima di tutto su una forza lavoro sanitaria propria e sostenibile, e di reclutare all'estero solo in modo etico e trasparente.

Cosa serve davvero per avvicinare i giovani alla professione

Serve valorizzare chi già c'è. Quattro interventi, prima di qualsiasi deroga:

  • Retribuzioni allineate alla media europea.
  • Carriere cliniche che riconoscano davvero le nuove specializzazioni.
  • Rapporti infermiere-pazienti sicuri in ogni reparto.
  • Stop ai compiti impropri che, come mostrano i dati sulle attività non infermieristiche, sottraggono tempo all'assistenza.

E serve un orientamento nelle scuole che racconti l'infermiere per quello che è: un professionista sanitario laureato, responsabile e autonomo.

I colleghi formati all'estero sono e restano una risorsa preziosa, a una condizione: riconoscimento del titolo, verifica della lingua e iscrizione all'Ordine, come per chiunque altro. Un asino con un certificato in tasca fa sorridere. Un paziente assistito da chi nessuno ha verificato, no. Sulla salute pubblica, come scrive l'OPI di Roma, non si scherza.

Bibliografia

  1. Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma. Infermieri, deroga per gli stranieri, con la salute pubblica non si scherza. Nota stampa del Presidente Maurizio Zega. Roma; 27 ottobre 2026.
  2. Decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, art. 15, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2023, n. 56. Normattiva. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023-03-30;34
  3. FNOMCeO, FNOPI. Titoli esteri: rivedere subito la decisione. Non servono proroghe, ma interventi strutturali. Comunicato congiunto; dicembre 2025. https://opimilomb.it/wp-content/uploads/2025/12/comunicato-titoli-esteri-FNOMCeO_FNOPI.pdf
  4. Aiken LH, Sloane DM, Bruyneel L, Van den Heede K, Griffiths P, Busse R, et al. Nurse staffing and education and hospital mortality in nine European countries: a retrospective observational study. Lancet. 2014;383(9931):1824-30. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(13)62631-8
  5. Aiken LH, Sloane D, Griffiths P, Rafferty AM, Bruyneel L, McHugh M, et al. Nursing skill mix in European hospitals: cross-sectional study of the association with mortality, patient ratings, and quality of care. BMJ Qual Saf. 2017;26(7):559-68. https://doi.org/10.1136/bmjqs-2016-005567
  6. Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche. Codice deontologico delle professioni infermieristiche. FNOPI; 2025. https://www.fnopi.it/2025/03/24/codice-deontologico-in-vigore/
  7. World Health Organization. WHO Global Code of Practice on the International Recruitment of Health Personnel. WHA63.16. Ginevra: WHO; 2010. https://www.who.int/publications/i/item/wha6316

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