Un operatore socio-sanitario (OSS) non può garantire un servizio infermieristico. L'assistenza infermieristica spetta all'infermiere iscritto all'Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI), che ne risponde in base al profilo professionale e al Codice deontologico (1,2). L'OSS svolge attività di supporto e lavora in collaborazione con i professionisti sanitari (3). Se un sito presenta gli OSS come garanti dell'assistenza infermieristica, le famiglie ricevono un'informazione sbagliata su chi si prenderà cura dei loro anziani.
"Gli OSS garantiscono un servizio infermieristico H24": la promessa inaccettabile di una casa di riposo
Cosa c'è scritto sul sito della casa di riposo segnalata?
Villa Fidelis, casa di riposo per anziani, presenta i propri servizi in tre riquadri della homepage. Il secondo si intitola «Servizio infermieristico H24» e riporta questa frase: «Gli operatori OSS di Villa Fidelis garantiscono un servizio infermieristico H24». La redazione ha consultato la pagina il 19 ottobre 2026, dopo una segnalazione.
In quel riquadro il sito non nomina infermieri. Non sappiamo come la struttura organizzi l'assistenza nei turni: potrebbe avvalersi di infermieri esterni o reperibili. La frase pubblicata, però, attribuisce agli OSS un servizio che la legge riserva a un'altra professione, ed è su questo che vale la pena fermarsi.
Il riquadro «Servizio infermieristico H24» sul sito della struttura. Fonte: sito web della struttura, consultato il 19 ottobre 2026.
Chi può garantire un servizio infermieristico per legge
Solo l'infermiere. Il DM 739/1994 lo definisce responsabile dell'assistenza generale infermieristica e prevede che, dove serve, si avvalga del personale di supporto (2). La Legge 42/1999 ha abolito il mansionario e ha fissato il campo di attività della professione su tre basi: profilo professionale, formazione universitaria e Codice deontologico (4). Per esercitare servono la laurea in Infermieristica e l'iscrizione all'albo.
Il profilo dell'OSS viene dall'Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001. L'operatore risponde ai bisogni primari della persona e lavora «in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all'assistenza sanitaria»; alcune attività le svolge «su indicazione del personale preposto» (3). Una figura nata per affiancare un servizio non può garantirlo da sola.
Che cosa cambia con la nuova figura dell'assistente infermiere?
Nulla, per questo caso. L'Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, recepito con il DPCM del 28 febbraio 2025, ha istituito l'assistente infermiere per attività a bassa discrezionalità, su indicazione dell'infermiere. Con la sentenza n. 14262/2026 il TAR Lazio ha respinto le contestazioni al decreto e ha definito l'assistente infermiere una «figura di ausilio» che non svolge attività di esclusiva competenza infermieristica (5). Se non sostituisce l'infermiere la nuova figura, a maggior ragione non può farlo l'OSS.
| Aspetto | Infermiere | Assistente infermiere | OSS |
|---|---|---|---|
| Titolo | Laurea in Infermieristica | Qualifica OSS, esperienza e corso dedicato | Qualifica regionale |
| Albo professionale | Iscrizione OPI obbligatoria | No | No |
| Assistenza infermieristica | Pianifica, gestisce, valuta e ne risponde | Esegue su indicazione dell'infermiere | Collabora; alcune attività su indicazione |
| Può garantire il servizio infermieristico? | Sì | No | No |
Tabella elaborata dalla redazione su DM 739/1994, Accordo Stato-Regioni 22 febbraio 2001 e DPCM 28 febbraio 2025 (2,3,5).
Il rischio di esercitare senza titolo la professione infermieristica
L'esercizio abusivo di una professione sanitaria è un reato. L'art. 348 del codice penale, riscritto dalla Legge 3/2018, punisce chi esercita senza abilitazione con la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 10.000 a 50.000 euro. Il professionista che determina altri a commettere il reato, o ne dirige l'attività, rischia da uno a cinque anni e una multa da 15.000 a 75.000 euro (6).
Una frase su un sito non basta a dimostrare un reato. Per parlarne bisogna accertare cosa fanno gli operatori durante i turni, e questo compito spetta all'Ordine, all'azienda sanitaria e agli organi di controllo. La frase resta comunque un messaggio rivolto ai familiari che stanno scegliendo dove affidare una persona fragile.
Chi risponde se nella struttura manca l'assistenza infermieristica?
Risponde prima di tutto la struttura. La Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) stabilisce che la struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, risponde dell'operato del personale di cui si avvale (7). Chi organizza i turni sceglie anche quali figure mettere accanto agli ospiti.
Anche l'infermiere ha una responsabilità precisa. L'art. 39 del Codice deontologico 2025 gli chiede di pianificare, supervisionare e verificare l'attività degli operatori di supporto per la sicurezza dell'assistito (1). Quando attribuisce un'attività a un OSS, l'infermiere resta responsabile della scelta e del risultato.
il Codice deontologico dell'infermiere in questi casi
Gli chiede di segnalare. L'art. 46 impegna l'infermiere e l'Ordine a contrastare e denunciare l'esercizio abusivo della professione infermieristica. L'art. 37 prevede che, quando l'organizzazione chiede attività in contrasto con i principi della professione, l'infermiere lo segnali agli organi competenti e proponga soluzioni alternative (1).
L'art. 48 riguarda la pubblicità sanitaria: l'infermiere deve tutelare la sicurezza degli assistiti ed evitare messaggi attrattivi e suggestivi (1). La norma vincola il professionista, non la struttura. Indica però un criterio che chiunque comunichi un servizio di cura dovrebbe rispettare.
Meno infermieri significa più rischi per i pazienti assistiti?
Negli ospedali gli studi più ampi indicano di sì. Su 422.730 pazienti chirurgici di 300 ospedali in nove Paesi europei, ogni paziente in più assegnato a un infermiere si associava a un aumento del 7% della probabilità di morte entro 30 giorni (8). Nello stesso consorzio di ricerca, RN4CAST, sostituire un infermiere con un assistente ogni 25 pazienti si associava a un aumento del 21% della probabilità di morte (9).
Uno studio inglese su 138.133 pazienti ha trovato un rischio di morte più alto del 3% per ogni giornata con infermieri sotto la media del reparto. Più assistenti in turno non compensavano la carenza: anche i livelli alti di personale di supporto si associavano a una mortalità maggiore (10). Si tratta di studi osservazionali su ospedali per acuti: mostrano associazioni coerenti tra loro, non una prova di causa in senso stretto.
Nelle residenze per anziani le prove sono meno nette. Una revisione sistematica di studi longitudinali non ha trovato una relazione costante tra dotazione di personale e qualità dell'assistenza, pur segnalando meno lesioni da pressione dove il personale era più numeroso (11). Durante la prima ondata di Covid-19, nelle residenze del Connecticut che avevano registrato decessi, ogni 20 minuti in più di assistenza infermieristica per ospite al giorno si associavano al 26% di decessi in meno, un risultato al limite della significatività statistica (12).
Cosa può fare l'infermiere davanti a un caso simile
- Conservare la prova: screenshot con data e ora visibili e copia della pagina su un archivio web come la Wayback Machine.
- Segnalare all'OPI competente per territorio, come prevede l'art. 46 del Codice deontologico.
- Se lavora nella struttura: segnalare per iscritto alla direzione e agli organi competenti (art. 37) e documentare quali attività attribuisce agli OSS (art. 39).
- Se teme per la sicurezza degli ospiti: rivolgersi all'azienda sanitaria locale o ai Carabinieri dei NAS.
- Evitare accuse sui social contro persone o strutture: la segnalazione formale tutela gli ospiti e chi la presenta.
Per una professione che da anni chiede il riconoscimento delle proprie competenze, una frase come quella di Villa Fidelis pesa. Dice alle famiglie che l'infermiere si può sostituire con un altro operatore, e gli studi raccolti qui suggeriscono il contrario.
Bibliografia
- Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI). Codice deontologico delle professioni infermieristiche [Internet]. Roma: FNOPI; 2025 [consultato il 19 ottobre 2026]. Disponibile su: https://www.fnopi.it/wp-content/uploads/2025/03/FNOPI_CodiceDeontol2025_web-2.pdf
- Decreto del Ministero della Sanità 14 settembre 1994, n. 739. Regolamento concernente l'individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell'infermiere. Disponibile su: https://www.normattiva.it/eli/stato/DECRETO/1994/09/14/739/ORIGINAL
- Conferenza Stato-Regioni. Accordo 22 febbraio 2001 per l'individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell'operatore socio-sanitario. Gazzetta Ufficiale n. 91 del 19 aprile 2001. Testo disponibile su: https://online.scuola.zanichelli.it/igieneculturamedica-files/Accordo%20Stato%20Regioni%20OSS.pdf
- Legge 26 febbraio 1999, n. 42. Disposizioni in materia di professioni sanitarie. Disponibile su: https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/1999/02/26/42/CONSOLIDATED/
- Assistente infermiere. Arriva l'ok del Tar: «Nessuna invasione delle competenze degli infermieri». Quotidiano Sanità [Internet]. 2 settembre 2026 [consultato il 19 ottobre 2026]. Disponibile su: https://www.quotidianosanita.it/?p=153084
- Legge 11 gennaio 2018, n. 3, art. 12 (modifica dell'art. 348 del codice penale). Gazzetta Ufficiale n. 25 del 31 gennaio 2018. Notizia della pubblicazione: https://www.quotidianosanita.it/?p=65572
- Legge 8 marzo 2017, n. 24. Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, art. 7. Disponibile su: https://www.normattiva.it/eli/id/2017/03/17/17G00041/CONSOLIDATED
- Aiken LH, Sloane DM, Bruyneel L, Van den Heede K, Griffiths P, Busse R, et al. Nurse staffing and education and hospital mortality in nine European countries: a retrospective observational study. Lancet. 2014;383(9931):1824-30. doi: 10.1016/S0140-6736(13)62631-8
- Aiken LH, Sloane DM, Griffiths P, et al. Nursing skill mix in European hospitals: cross-sectional study of the association with mortality, patient ratings, and quality of care. BMJ Qual Saf. 2017;26(7):559-68. doi: 10.1136/bmjqs-2016-005567
- Griffiths P, Maruotti A, Recio Saucedo A, Redfern OC, Ball JE, Briggs J, et al. Nurse staffing, nursing assistants and hospital mortality: retrospective longitudinal cohort study. BMJ Qual Saf. 2019;28(8):609-17. doi: 10.1136/bmjqs-2018-008043
- Backhaus R, Verbeek H, van Rossum E, Capezuti E, Hamers JPH. Nurse staffing impact on quality of care in nursing homes: a systematic review of longitudinal studies. J Am Med Dir Assoc. 2014;15(6):383-93. doi: 10.1016/j.jamda.2013.12.080
- Li Y, Temkin-Greener H, Gao S, Cai X. COVID-19 infections and deaths among Connecticut nursing home residents: facility correlates. J Am Geriatr Soc. 2020;68(9):1899-906. doi: 10.1111/jgs.16689
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