Carenza infermieri, Rapporto GIMBE: un deficit strutturale

Scritto il 12/10/2026
da Redazione

Il 9° Rapporto GIMBE conta 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro 9,7 della media OCSE e definisce strutturale la carenza. Per i medici il nodo è trattenerli nel SSN, per gli infermieri anche formarli e pagarli.

L'Italia ha 6,9 infermieri ogni mille abitanti, il 29% in meno della media dei Paesi OCSE, ferma a 9,7. Lo certifica il 9° Rapporto GIMBE sul Servizio sanitario nazionale (1), presentato il 7 ottobre alla Camera dei deputati, che definisce strutturale il deficit infermieristico: mancano organici, ricambio generazionale e stipendi competitivi. Per i medici il quadro è opposto: 5,8 ogni mille abitanti contro 4, secondo posto su 34 Paesi.

Quanti infermieri mancano al Servizio sanitario nazionale?

Nel 2024 il SSN contava 279.990 infermieri dipendenti, 4,75 ogni mille abitanti, secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato. Tra le Regioni si va da 3,75 in Lombardia a 6,78 in Liguria, e quasi tutte le Regioni in Piano di rientro stanno sotto la media nazionale (1).

Dei 407.750 infermieri censiti dall'OCSE, almeno 79.926, il 19,6%, non lavorano nel SSN. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, lo legge come «un ulteriore segnale delle difficoltà del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti», come riporta il comunicato di presentazione del Rapporto (2). Nurse24 aveva già raccontato gli oltre 10mila infermieri che l'Italia perde ogni anno.

Infermieri e medici in Italia, il confronto con la media OCSE (1,2)

IndicatoreItaliaMedia OCSE
Infermieri ogni 1.000 abitanti6,99,7
Medici ogni 1.000 abitanti5,84,0
Infermieri per ogni medico1,22,4
Laureati in Infermieristica ogni 100.000 abitanti19,543,6

Perché la carenza di infermieri è diversa da quella dei medici?

Per i medici il Rapporto descrive una carenza selettiva, legata ad alcune specialità, ad alcune aree del Paese e alla capacità del SSN di tenerli: il 26,1% di quelli censiti dall'OCSE non lavora nel SSN e non sta completando la formazione post-laurea (2). Per gli infermieri il problema comincia prima, da quanti se ne formano. L'Italia conta 19,5 laureati in Infermieristica ogni 100mila abitanti, meno della metà della media OCSE, e paga i propri infermieri ospedalieri il 27% in meno a parità di potere d'acquisto (2).

Annalisa Pennini, dottore di ricerca in Scienze infermieristiche e sanità pubblica, in una lettera al direttore di Quotidiano Sanità del 12 ottobre sostiene che le due professioni chiedono risposte diverse. Per Medicina il Rapporto suggerisce di programmare gli accessi sui fabbisogni; per Infermieristica aumentare i posti non basta, visto che nel 2025/26 le domande non hanno coperto nemmeno quelli a bando. Servono interventi su attrattività, condizioni di lavoro e sviluppo professionale.

Con 1,2 infermieri per medico l'Italia occupa il 30° posto su 33 Paesi OCSE, a metà della media (2). GIMBE avverte che il rapporto cambia con il perimetro: tra i soli dipendenti del SSN si contano 2,59 infermieri per medico, che scendono a 1,69 includendo i 57.080 medici convenzionati (1). La densità invece non dipende dal perimetro. Applicata alla popolazione italiana, la distanza tra 6,9 e 9,7 infermieri ogni mille abitanti vale circa 165mila professionisti.

Cosa chiede il Rapporto GIMBE per trattenere gli infermieri nel SSN

Il Piano di rilancio proposto dalla Fondazione dedica al personale una linea precisa: restituire attrattività al SSN valorizzando professionisti, competenze e carriere e migliorando le condizioni di lavoro (1). Dal 2012 al 2025 la quota di spesa sanitaria pubblica destinata al personale è scesa dal 39,7% al 36,9%; a quota invariata, al personale sarebbero andati 36,8 miliardi in più (2).

Pennini individua nel Piano quattro leve che toccano la professione: lavoro multiprofessionale, tutela dell'autonomia e della responsabilità professionale, benessere e sicurezza sul lavoro, valutazione dei manager anche sul benessere organizzativo. Per il Rapporto né l'abolizione del tetto di spesa né i rinnovi contrattuali bastano da soli.

Gli effetti si vedono già nei servizi: liste d'attesa, pronto soccorso sovraffollati e ritardi sul territorio, dove le Case di comunità e l'infermiere di famiglia e comunità richiedono organici che oggi mancano. Per Pennini le risorse economiche sono una condizione necessaria ma non sufficiente: la prima leva per riportare gli infermieri nel servizio pubblico resta l'organizzazione del lavoro, con il riconoscimento delle competenze.

Fonti

  1. Fondazione GIMBE. 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale [Internet]. Bologna: Fondazione GIMBE; 7 ott 2026 [citato 12 ott 2026]. Disponibile su: salviamo-ssn.it
  2. Fondazione GIMBE. 9° Rapporto GIMBE: diritto alla salute sempre più condizionato da reddito e residenza [comunicato stampa, Internet]. Bologna: Fondazione GIMBE; 7 ott 2026 [citato 12 ott 2026]. Disponibile su: press.gimbe.org