Violenza in sanità: quando un'escalation può sembrare finita
Quando la situazione sembra rientrare
L'8 agosto, al Pronto Soccorso del Ruggi di Salerno, una situazione iniziata con proteste e comportamenti minacciosi sarebbe sembrata rientrare dopo l'intervento di alcuni volontari. Poco dopo, però, l'uomo avrebbe seguito all'esterno chi era intervenuto e l'episodio sarebbe evoluto nuovamente, fino all'aggressione fisica e alla comparsa di un oggetto appuntito (1).
Non conosciamo le valutazioni compiute in quei minuti, le procedure presenti o le informazioni disponibili. Il caso non consente quindi di attribuire responsabilità.
Consente però di porre una domanda che va oltre la cronaca:
quando una diminuzione dell'intensità può essere considerata davvero la fine di una situazione critica?
La fotografia e la storia
Immaginiamo due persone che, nello stesso momento, appaiono calme.
La prima non ha mostrato nulla di particolare poco prima. La seconda arriva a quella stessa apparente calma dopo una fase di forte ostilità, il superamento di un limite e l'intervento di altre persone.
Le due fotografie possono assomigliarsi. La storia che le precede è diversa.
È una distinzione semplice, ma cambia il modo di leggere il rischio.
Lo stato che osserviamo adesso è una parte dell'informazione. L'altra è il percorso che ha prodotto quello stato: che cosa è cambiato, quanto rapidamente, quali comportamenti sono comparsi, quali si sono ridotti, quali risposte sono già state necessarie.
Qui possiamo parlare di traiettoria.
Molte situazioni ostili si interrompono e non arrivano alla violenza. Seguire una traiettoria non significa quindi ricostruire una strada inevitabile verso l'aggressione. Serve a evitare che ogni nuovo momento venga trattato come se ciò che lo precede fosse scomparso.
Il presente, in altre parole, non cancella automaticamente la memoria recente del rischio.
Il tempo fa parte dell'informazione
La ricerca sulla valutazione a breve termine dell'aggressività offre un'indicazione interessante.
In particolare, nei servizi psichiatrici e di emergenza sono stati studiati strumenti che prendono in considerazione condizioni dinamiche e comportamenti recenti. Una recente revisione sistematica mostra che la valutazione del rischio prossimo può beneficiare proprio di informazioni che cambiano nel tempo, pur con limiti importanti e senza poter trasformare la valutazione nella previsione certa del comportamento individuale (2).
Uno studio longitudinale condotto in ambito psichiatrico ha inoltre utilizzato valutazioni ripetute durante la permanenza del paziente, mettendo in relazione ciò che veniva osservato in un momento con ciò che avveniva nella finestra temporale successiva (3).
Il punto per l'organizzazione sanitaria non è adottare automaticamente quegli strumenti fuori dai contesti per cui sono stati studiati.
È riconoscere il principio che li rende interessanti:
il tempo non è soltanto lo sfondo della valutazione. È parte dell'informazione.
Una valutazione formulata prima può essere ancora adeguata oppure richiedere un aggiornamento, perché nel frattempo qualcosa è cambiato.
Questo vale anche nella direzione opposta. Una fase di forte agitazione può realmente esaurirsi. Continuare a trattare indefinitamente una persona come se fosse ancora nella condizione precedente può produrre errori, irrigidire la relazione e consumare inutilmente risorse.
Non occorre quindi mantenere sempre alta l'allerta. Occorre capire quando ci sono ragioni sufficienti per modificarla.
Anche considerare rientrata una situazione è una decisione
Dire che una situazione è rientrata sembra descrivere soltanto ciò che stiamo osservando. In realtà produce conseguenze.
Le persone intervenute tornano alle attività precedenti. L'attenzione si sposta altrove. Una risorsa può essere liberata. Il supporto aggiuntivo può non essere più ritenuto necessario. L'episodio smette progressivamente di occupare spazio nella gestione del servizio.
È inevitabile. Nessuna organizzazione può mantenere ogni situazione indefinitamente aperta.
Proprio per questo il rientro non chiude semplicemente la valutazione. Ne rappresenta uno dei passaggi più delicati.
Il comportamento osservabile può diminuire di intensità prima che sia chiaro se la situazione sia realmente conclusa. E ciò che aveva reso visibile il problema può scomparire prima che tutte le informazioni accumulate abbiano perso rilevanza.
In concreto, significa che l'apparente ritorno alla calma non dovrebbe cancellare automaticamente le informazioni appena emerse quando il servizio decide come proseguire la gestione.
La difficoltà consiste nel tenere insieme le due cose.
Se conta soltanto ciò che vediamo nell'ultimo istante, possiamo perdere troppo rapidamente la storia precedente. Se conta soltanto ciò che è accaduto prima, rischiamo invece di non riconoscere un cambiamento reale.
Occorre quindi conservare memoria senza perdere ciò che nel frattempo cambia.
Traiettoria non significa previsione
Seguire una traiettoria non significa sostenere che l'esito fosse prevedibile. Molte situazioni ostili si interrompono e chi le gestisce non conosce ciò che accadrà dopo.
Il problema è più limitato: capire se le informazioni che arrivano continuano a descrivere la stessa situazione o richiedono di aggiornarne la valutazione.
Dalla segnalazione alla traiettoria
Nel precedente approfondimento abbiamo osservato che una segnalazione perde valore quando l'organizzazione non riesce a trasformarla in informazione utilizzabile.
Il passaggio successivo riguarda che cosa accade dopo che l'informazione è disponibile.
La segnalazione riguarda la capacità del sistema di vedere.
La traiettoria riguarda la capacità di aggiornare ciò che sta vedendo.
Sono due problemi diversi, ma collegati. Un sistema può raccogliere correttamente informazioni e tuttavia continuare a ragionare sulla rappresentazione costruita qualche minuto prima. Oppure può aggiornare la propria lettura man mano che arrivano elementi nuovi.
È in questo spazio che la prevenzione diventa dinamica.
La domanda, allora, non è soltanto se esistesse un segnale.
È più concreta:
quello che stiamo valutando adesso è ancora lo stesso rischio che avevamo davanti pochi minuti fa?
Perché il problema non è soltanto quanto rapidamente sappiamo intervenire quando l'aggressione comincia.
È quanto tempo impieghiamo ad accorgerci che il rischio è cambiato.
Bibliografia
- Redazione. Salerno. Violenta aggressione al pronto soccorso del Ruggi [Internet]. Voce di Strada, 9 agosto 2026 [citato 21 ago 2026]. Disponibile su: vocedistrada.it
- Kamarova S, Davidson SRE, Williams CM, Leite M, Kamper SJ. Predictive Validity of Violence Screening Tools in Emergency and Psychiatric Services: A Systematic Review. Trauma Violence Abuse. 2025. doi:10.1177/15248380251358224.
- Moscovici M, Farrokhi F, Vangala L, Simpson AIF, Kurdyak P, Jones RM. Violence risk prediction in mental health inpatient settings using the Dynamic Appraisal of Situational Aggression. Front Psychiatry. 2024;15:1460332. doi:10.3389/fpsyt.2024.1460332.

