Il Coina interviene dopo la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria che ha riconosciuto il demansionamento di un'infermiera dell'ASP impiegata per anni in attività proprie degli OSS. Secondo i dati citati dal sindacato il 94,5% degli infermieri svolge almeno una mansione non infermieristica e fino al 32,6% del tempo di lavoro finisce in attività improprie.
Quando le mansioni inferiori entrano stabilmente nella programmazione del turno, l'emergenza organizzativa smette di essere una giustificazione e può configurarsi un demansionamento professionale. È la posizione che il Coina – Sindacato delle Professioni Sanitarie ha ribadito in un comunicato diffuso il 23 agosto, alla luce della sentenza n. 1103 del 9 luglio 2026 del Tribunale di Reggio Calabria. I giudici calabresi hanno riconosciuto il demansionamento di un'infermiera dell'ASP che per anni, a causa della carenza di personale di supporto, ha svolto ogni giorno attività proprie degli operatori socio-sanitari. Per il sindacato non si tratta di un caso isolato, ma della conferma di un orientamento giurisprudenziale che si è andato precisando negli ultimi anni.Demansionamento infermieri, Coina: «Non è emergenza, è cattiva organizzazione»
«Non si può chiamare emergenza ciò che accade tutti i giorni»
«Un infermiere che, davanti a un bisogno urgente del paziente o a una situazione eccezionale, interviene anche oltre il perimetro ordinario delle proprie attività compie un atto di responsabilità e collaborazione. Ma se questa eccezione viene inserita stabilmente nell'organizzazione del turno, allora cambia completamente il quadro», afferma Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del Coina. «Se mancano gli OSS e l'azienda decide sistematicamente che saranno gli infermieri a sostituirli, il problema non è più la disponibilità del singolo professionista: è un modello organizzativo sbagliato, che impoverisce la professione infermieristica e sottrae tempo all'assistenza qualificata».Fino a un terzo del turno in mansioni non infermieristiche
Il fenomeno supera i confini delle aule di tribunale. Uno studio italiano pubblicato sul Journal of Nursing Management e richiamato dal sindacato ha rilevato che il 94,5% degli infermieri intervistati svolge almeno un tipo di attività non infermieristica, di carattere prevalentemente amministrativo e ausiliario. Sempre secondo i dati citati dal Coina, fino al 32,6% dell'attività lavorativa può essere assorbito da mansioni amministrative, logistiche e ausiliarie, estranee al patrimonio professionale dell'infermiere. Il conto non si chiude sul piano giuridico. C'è anche il tempo assistenziale sottratto al paziente: la ricerca italiana RN4CAST, condotta su 3.590 infermieri, ha riscontrato percentuali di attività assistenziali non effettuate comprese, a seconda dell'intervento, tra il 7% e il 50%. Tra le cause percepite dai professionisti, l'insufficienza delle risorse umane occupa i primi posti. «Discutiamo di carenza di infermieri e intanto usiamo una parte rilevante del tempo di quelli che abbiamo per attività che dovrebbero essere affidate ad altre figure», osserva Ceccarelli. «È un cortocircuito organizzativo».Pochi infermieri oggi, 80mila pensionamenti entro il 2035
I numeri della professione rendono il paradosso più evidente. Secondo il Rapporto Italia 2026 citato dal sindacato, l'Italia dispone di 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media europea di 8,5, con un rapporto infermieri-medici di 1,3 a fronte di un valore europeo di 2,1. Le elaborazioni Agenas indicano 80.401 infermieri potenzialmente in uscita per pensionamento tra il 2026 e il 2035, quasi il 29% della forza lavoro considerata dall'analisi. Sul fronte del ricambio, nell'anno accademico 2025-2026 le 18.683 domande di iscrizione ai corsi di laurea in Infermieristica non hanno coperto i 20.409 posti disponibili. Il quadro complessivo del personale pubblico sembra andare in direzione opposta: nel 2024 gli addetti del Servizio sanitario nazionale hanno raggiunto 727.829 unità, con una crescita dell'1,6% sull'anno precedente e un saldo positivo di oltre 11mila unità tra 58.311 ingressi e 47.238 uscite. Per il Coina l'aumento degli organici non risolve il problema se non cambia la composizione delle équipe. «Un reparto non funziona sommando genericamente il numero dei dipendenti», sottolinea il segretario. «Se manca un anello della catena, scaricare stabilmente quel lavoro sul professionista di livello diverso non risolve la carenza: la trasferisce».Il confine tracciato dai giudici sul demansionamento
Il sindacato richiama anche una vicenda giudiziaria che ha seguito al fianco di un infermiere fino alla Corte di Cassazione. Con l'ordinanza n. 7711/2026, pubblicata il 30 marzo 2026, la Sezione Lavoro ha confermato che per configurare una lesione della professionalità non serve la prevalenza quantitativa delle mansioni inferiori. Nel caso esaminato il professionista era stato impiegato, oltre che nelle attività proprie della qualifica, in compiti igienico-domestici e alberghieri per la carenza di personale di supporto. La Corte d'Appello aveva quantificato l'incidenza nel 10% di ciascun turno e riconosciuto un risarcimento di 22.780 euro oltre agli interessi. La Cassazione ha respinto il ricorso datoriale, giudicando «assai significativa» un'adibizione protratta per oltre dieci anni e quindi non marginale né occasionale. «La Suprema Corte chiarisce un punto decisivo», commenta Ceccarelli. «Non basta sostenere che l'infermiere svolga per la maggior parte del turno il proprio lavoro per considerare legittimo tutto il resto». L'orientamento è stato ripreso all'inizio del 2026 e poi con l'ordinanza n. 22458 del 30 giugno 2026, che ha richiamato anche l'onere del datore di lavoro di dimostrare le condizioni che rendono legittima l'assegnazione a mansioni inferiori. Le mansioni inferiori restano possibili nel pubblico impiego privatizzato in presenza di oggettive esigenze organizzative o di sicurezza, a condizione che rimangano marginali oppure, se non marginali, occasionali. Sul piano normativo i profili restano distinti: l'articolo 52 del D.Lgs. 165/2001 disciplina le mansioni nel pubblico impiego, il profilo dell'infermiere è definito dal D.M. 739/1994 e quello dell'OSS dall'Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001. Anche il sistema di classificazione contrattuale colloca l'infermiere nell'Area dei professionisti della salute e dei funzionari e l'OSS nell'Area degli operatori del ruolo sociosanitario.Perché non è uno scontro tra infermieri e OSS
Il Coina mette le mani avanti sul rischio di una contrapposizione tra professioni. «Gli OSS sono figure indispensabili all'assistenza e proprio per questo devono essere presenti in numero adeguato», chiarisce Ceccarelli. «Difendere il perimetro dell'infermiere significa riconoscere che entrambe le figure hanno un ruolo specifico nell'équipe e che una corretta organizzazione non può prevedere la sostituzione strutturale dell'una con l'altra».Cosa chiede il Coina ad aziende sanitarie e Regioni
Il sindacato chiede alle aziende sanitarie una verifica reparto per reparto dell'utilizzo effettivo del personale e, a Regioni e Ministero della Salute, un intervento sul piano nazionale: una ricognizione delle mansioni improprie svolte dagli infermieri, la misurazione del tempo assistenziale sottratto alle attività professionali, una programmazione del fabbisogno di OSS e personale di supporto. «Con oltre 80mila potenziali pensionamenti davanti a noi, meno giovani che scelgono Infermieristica e una densità professionale già molto inferiore a quella europea, non possiamo permetterci di perdere infermieri e neppure di sprecare quelli che abbiamo trasformandoli nel jolly permanente di un sistema che non programma gli organici», conclude Ceccarelli.Fonti
- Coina – Sindacato delle Professioni Sanitarie. Comunicato stampa del 23 agosto 2026.
- Tribunale di Reggio Calabria, sentenza n. 1103 del 9 luglio 2026.
- Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ordinanza n. 7711 del 30 marzo 2026.
- Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ordinanza n. 22458 del 30 giugno 2026.
- D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 52.
- Decreto del Ministero della Sanità 14 settembre 1994, n. 739.
- Conferenza Stato-Regioni, Accordo del 22 febbraio 2001 (figura dell'Operatore socio-sanitario).
- Agenas. Il personale del Servizio sanitario nazionale. Rapporto 2025.
- Ministero dell'Economia e delle Finanze. Conto annuale del personale delle amministrazioni pubbliche, dati 2024.

