Coinvolti 150 infermieri dei blocchi operatori
Un'indagine condotta dal sindacato tra gli infermieri dei blocchi operatori della regione, che evidenzia carichi di lavoro elevati, riposi insufficienti e un diffuso rischio di burnout.
In Piemonte operano stabilmente nei blocchi operatori circa 1.500 infermieri, pari al 7-8% del personale infermieristico regionale. Si tratta di professionisti che ricoprono il ruolo di infermieri di sala, strumentisti e infermieri di anestesia, garantendo il funzionamento di circa 150 sale operatorie pubbliche, nelle quali vengono effettuati ogni anno tra 240.000 e 260.000 interventi chirurgici, di cui una quota compresa tra il 15% e il 20% in urgenza.
L'indagine del Nursind ha coinvolto un campione di 150 infermieri, distribuiti nelle diverse aziende sanitarie piemontesi, con una prevalenza di operatori impiegati nei principali ospedali dell'area torinese. Quasi l'85% dei partecipanti possiede un'esperienza specifica in sala operatoria superiore ai due anni.
Straordinari e reperibilità diventano la normalità
Dai questionari emerge un quadro di forte pressione organizzativa.
Il 58% degli infermieri riferisce che le sedute operatorie si protraggono oltre l'orario previsto praticamente ogni giorno, rendendo necessario il ricorso sistematico agli straordinari. Un ulteriore 28,6% dichiara che ciò avviene una o due volte alla settimana.
Anche la pronta disponibilità rappresenta uno degli aspetti più critici. Il 76,8% degli intervistati effettua tra cinque e sette turni di reperibilità al mese, con punte che arrivano fino a quindici turni in alcune realtà ospedaliere. Inoltre, quasi due infermieri su tre dichiarano di essere chiamati in servizio attivo nella maggior parte delle reperibilità.
Riposi insufficienti e alto rischio di burnout
L'indagine evidenzia anche un importante impatto sul benessere psicofisico degli operatori.
Il 76,1% degli infermieri considera insufficiente o addirittura inesistente il tempo di recupero dopo una chiamata in pronta disponibilità.
Parallelamente, il 69% riferisce livelli elevati di stress e ansia direttamente collegati al timore di commettere errori clinici durante l'attività assistenziale.
Secondo il sindacato, si tratta di indicatori che descrivono un concreto rischio di burnout in un settore già caratterizzato da elevata complessità tecnica e organizzativa.
Organici fragili e formazione insufficiente
Tra le criticità segnalate emerge anche la carenza di personale.
Un quarto degli infermieri ritiene che gli organici siano costantemente insufficienti, mentre quasi il 60% afferma che l'arrivo di una o più urgenze è sufficiente a mettere in difficoltà l'intera organizzazione della sala operatoria.
A questo si aggiunge il tema della formazione. Per oltre il 42% degli intervistati l'inserimento dei neoassunti è inadeguato, mentre un ulteriore 41,1% lo giudica troppo breve. Soltanto una piccola quota dichiara di poter contare su percorsi strutturati di formazione aziendale continua.
Criticità organizzative nei blocchi operatori
L'indagine evidenzia inoltre difficoltà nei rapporti organizzativi tra le diverse figure professionali.
Oltre il 63% degli infermieri descrive una collaborazione non sempre efficace all'interno delle équipe, mentre l'81,1% segnala difficoltà nel conciliare i tempi delle sedute operatorie con il necessario recupero psicofisico del personale.
Tra le problematiche più frequentemente indicate figurano anche il ritardo nell'avvio degli interventi chirurgici, la programmazione non ottimale delle attività e la gestione delle urgenze, che nel 54% dei casi interferisce con il regolare svolgimento delle sedute programmate.

