Piemonte, 5 milioni per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario

Scritto il 08/06/2026
da Redazione

Cinque milioni di euro per finanziare le prestazioni aggiuntive di infermieri, professionisti sanitari e Oss e garantire la continuità assistenziale nei mesi più critici dell’anno. È quanto prevede l’accordo sottoscritto tra Regione Piemonte e organizzazioni sindacali del comparto sanità, con l’obiettivo di sostenere reparti ospedalieri, servizi territoriali ed emergenza-urgenza in una fase segnata da persistenti carenze di personale. Le risorse, una tantum, saranno distribuite tra aziende sanitarie e ospedaliere piemontesi e potranno essere utilizzate esclusivamente per attività aggiuntive svolte volontariamente dal personale, senza sostituire la programmazione ordinaria o la gestione delle ferie.

Fondi per affrontare l’emergenza estiva

La misura arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema sanitario piemontese, alle prese con pensionamenti, difficoltà di reclutamento e crescente fuga di professionisti dal servizio pubblico.

A pesare sono anche l’aumento della domanda assistenziale, l’invecchiamento della popolazione e l’attuazione della riforma territoriale prevista dal PNRR, che richiede personale per Case della Comunità, Ospedali di Comunità e nuovi servizi di prossimità.

La quota più consistente dello stanziamento andrà all’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, che riceverà oltre 800mila euro. Seguono l’Asl Alessandria, l’AOU Maggiore della Carità di Novara e l’AOU di Alessandria.

Nursing Up: “Provvedimento necessario, ma non basta”

Per il Nursing Up Piemonte Valle d’Aosta il finanziamento rappresenta un segnale positivo, ma non può essere considerato una risposta definitiva alla crisi degli organici.

Siamo di fronte a un provvedimento necessario che riconosce una situazione di difficoltà ormai evidente in tutto il sistema sanitario piemontese. Queste risorse permetteranno alle aziende di garantire la continuità assistenziale nei mesi più critici e di sostenere reparti e servizi che quotidianamente operano in condizioni di forte pressione, afferma Claudio Delli Carri, segretario regionale del sindacato.

Secondo il Nursing Up, il nodo centrale resta la carenza strutturale di personale.

La sanità non può reggersi sugli straordinari

Da anni denunciamo una carenza strutturale di infermieri, professionisti sanitari e Oss. Le prestazioni aggiuntive possono aiutare a coprire temporaneamente le criticità, ma non possono diventare il modello organizzativo ordinario della sanità pubblica, sottolinea Delli Carri.

Il rischio, secondo il sindacato, è continuare ad affidare il funzionamento dei servizi alla disponibilità del personale già in servizio.

Quando un reparto resta aperto grazie a chi rinuncia al riposo o accetta di svolgere ulteriori turni, significa che il sistema sta chiedendo ai lavoratori uno sforzo straordinario per compensare carenze che dovrebbero essere affrontate attraverso politiche di assunzione e valorizzazione professionale. La sanità piemontese resta in piedi grazie al senso di responsabilità degli operatori.

Servono assunzioni e valorizzazione professionale

Per il Nursing Up, accanto alle misure emergenziali servono interventi strutturali per rendere più attrattive le professioni sanitarie.

Tra le priorità indicate dal sindacato figurano il miglioramento delle retribuzioni, lo sviluppo professionale, la sicurezza sul lavoro, una migliore organizzazione dei servizi e maggiori strumenti di conciliazione tra vita privata e lavoro.

Il problema non è soltanto trovare nuovi professionisti, ma riuscire a trattenere quelli che già operano nel sistema sanitario pubblico. Ogni operatore che lascia rappresenta una perdita di competenze ed esperienza difficilmente sostituibile in tempi brevi, conclude Delli Carri.

Lo stanziamento regionale consentirà di affrontare le criticità più immediate, ma il confronto sulla carenza di infermieri e professionisti sanitari resta aperto. Per molte organizzazioni sindacali la vera sfida sarà passare dalle misure straordinarie a una programmazione stabile del fabbisogno di personale, evitando che il ricorso alle prestazioni aggiuntive diventi la normalità nella sanità pubblica.