Tutte le agende confluiscono nel Cup unico
Il nuovo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa punta a ridurre i tempi di accesso alle prestazioni con regole più rigide per prescrizioni, prenotazioni e gestione delle agende.
Tra le misure più rilevanti previste dal Piano c’è l’obbligo per Regioni e Province autonome di integrare nel sistema Cup tutte le agende di prenotazione disponibili, comprese quelle della libera professione intramoenia e del privato accreditato.
L’obiettivo è rendere trasparente l’intera offerta sanitaria, consentendo un monitoraggio costante dei tempi di attesa e delle disponibilità effettive delle prestazioni. Il sistema dovrà dialogare con la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa gestita da Agenas, che avrà il compito di raccogliere dati in tempo reale e verificare eventuali criticità organizzative.
Percorsi di tutela
Una delle novità più significative riguarda la tutela dei cittadini. Se una prestazione non potrà essere erogata entro i tempi previsti dalla classe di priorità assegnata, sarà l’Azienda sanitaria a dover individuare una soluzione alternativa e garantire comunque l’accesso alla prestazione.
In pratica, il paziente non dovrà più cercare autonomamente strutture disponibili o percorsi alternativi. La responsabilità organizzativa ricadrà direttamente sul sistema sanitario.
Chi non si presenta pagherà la prestazione
Per ridurre il fenomeno delle prenotazioni non utilizzate, il Piano introduce un sistema strutturato di recall.
I cittadini riceveranno un promemoria almeno due giorni lavorativi prima dell’appuntamento e dovranno confermare o annullare la prenotazione.
In caso di mancata presentazione senza disdetta giustificata, anche gli utenti esenti saranno tenuti al pagamento della quota ordinaria prevista per la prestazione prenotata e non effettuata. Le modalità operative saranno definite dalle singole Regioni.
Case della Comunità e infermieri
Per il personale infermieristico il nuovo Piano contiene indicazioni particolarmente rilevanti.
Le strutture territoriali previste dal DM 77, comprese le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità, vengono individuate come strumenti fondamentali per alleggerire la pressione sugli ospedali.
Secondo il documento, le Case della Comunità dovranno contribuire all’erogazione di:
- prestazioni diagnostiche di base
- servizi specialistici per le patologie più diffuse
- attività infermieristiche dedicate alla gestione delle cronicità
- percorsi di presa in carico territoriale
Si tratta di un riconoscimento formale del ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità e, più in generale, dell’assistenza territoriale come leva strategica per ridurre i tempi di attesa.
Cosa cambia per infermieri e professioni sanitarie
Il nuovo PNGLA non si limita a intervenire sulle prenotazioni, ma ridefinisce l’intera filiera assistenziale: dalla prescrizione alla presa in carico, dal monitoraggio delle agende alla gestione territoriale dei pazienti.
Per infermieri e professioni sanitarie questo significa maggiore coinvolgimento nei percorsi di cronicità, nell’assistenza territoriale, nella telemedicina e nell’organizzazione dei servizi delle Case della Comunità.

