Incentivi per contrastare la fuga verso la Svizzera
Aumento stipendi infermieri frontalieri
Il provvedimento riguarda i professionisti che operano nelle zone di frontiera e punta a rafforzare l’attrattività del lavoro nel Servizio sanitario regionale. Gli incrementi stimati ammontano a circa 10mila euro annui per i medici e a oltre 5.400 euro per gli infermieri.
A spiegare la ratio della misura è l’assessore agli Enti locali Massimo Sertori, che sottolinea l’obiettivo di trattenere in Lombardia gli operatori della sanità, evitando che si trasferiscano in Svizzera
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Gli aumenti saranno finanziati attraverso un contributo a carico dei cosiddetti “vecchi” frontalieri, pari al 3% della retribuzione netta. In termini concreti, su uno stipendio mensile di 4.000 euro, il prelievo si tradurrebbe in circa 120 euro.
Secondo la Regione, si tratta di risorse destinate a sostenere il sistema sanitario locale, garantendo servizi per i lavoratori stessi e le loro famiglie.
La misura si inserisce in un contesto noto: le aree di confine lombarde soffrono da anni la competizione con il mercato del lavoro svizzero, che offre condizioni economiche più vantaggiose e continua ad attrarre professionisti sanitari italiani.
L’introduzione di incentivi economici rappresenta quindi un tentativo di riequilibrare il gap retributivo e contenere la mobilità in uscita dal sistema pubblico.
Il riferimento ai frontalieri “storici”
Nel definire il meccanismo di finanziamento, la Regione richiama il quadro normativo che regola lo status dei frontalieri. Sertori ha ricordato il ruolo dell’amministrazione regionale nel mantenimento dei diritti dei cosiddetti “vecchi” frontalieri, attraverso il sistema binario poi recepito a livello nazionale.
L’intervento punta a garantire la continuità assistenziale nelle aree più esposte alla carenza di personale, dove la perdita di professionisti rischia di incidere direttamente sull’accesso alle cure.
Resta ora da verificare l’impatto reale della misura sia in termini di attrattività per il personale sanitario sia rispetto alle ricadute sul sistema complessivo, anche alla luce del contributo richiesto ai lavoratori frontalieri.

